Parliamo di sport: calcio

In un blog personale che si rispetti non può mancare questo argomento.

È bene fare attenzione, però, altrimenti rischio di non essere capito durante la mia spiegazione.

C’è da dire che il calcio sappiamo tutti cosa sia. Ebbene, il fatto che condivida lo stesso nome con un minerale contenuto nelle ossa non significa assolutamente niente. Pensateci: da quando in qua i calciatori bevono latte prima di giocare? Non si è mai sentito, no?

Quindi, mi limiterò solo a presentarlo come sport, e non come icona del business italico.

“Perché questo sport è considerato più importante rispetto al curling?”

Beh, perché tradizionalmente il curling si pratica sui ghiacci, e a quanto ne so in Italia non c’è così tanta neve come può sembrare.

“Ho notato che nel calcio capita di dare un rigore anche se non c’era nel regolamento, così come i fuorigioco. Che te ne pare?”

Fa parte del gioco. A te non capita mai di dare una valutazione sbagliata? Diciamo che l’arbitro di calcio è un eroe: c’è un fallo e tu devi decidere in una frazione di secondo, senza avere moviola alcuna, nessun opinionista e nessun replay e anche nessun programma che ti dice dove hai sbagliato e perché. Sei solo tu con l’errore potenziale. Può andare bene come può andare male, ma di solito va male, per effetto della legge di Murphy.

E poi, diciamocelo, se si eliminassero gli errori umani se ne andrebbe metà del divertimento nel calcio, eh? Poi di cosa parleremmo il giorno dopo?

“Il calcio è davvero il più bel sport del mondo?”

No. Il suo problema è che è troppo esposto mediaticamente, come se i vari campionati si fossero trasformati in enormi reality show dove manca solo il voto da casa. Se si desse il giusto peso alle cose, se si eliminasse la regola del fuorigioco e si desse la precedenza al basket, le cose migliorerebbero.

“E tu? Che squadra tieni?”

Io sono tifoso dello sport, un qualcosa che va al di là del semplice campanilismo. Tifoso del gesto tecnico, dei gol di alta classe, della tifoseria accanita ma composta, del campo verde, delle strategie allenatoriali, cose che non trovi da qualche altra parte. Quindi, seppur abbia i suoi molteplici difetti e si sia convertito irrimediabilmente alla religione del dio denaro, continuerò a sostenere il calcio, fino alla fine.

Questo è quello che per me si chiama calcio. Poi ovviamente si può disquisire sull’effettiva utilità di guardare le partite piuttosto che giocarle, e possiamo farlo, a patto che però non si giochi in un campo come quello di Capitan Tsubasa.

Non conoscete Capitan Tsubasa? Beh, rimediate subito!

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