Storiella: Le avventure della grammatica

Capitolo 1: la virgola e il parmigiano

“Ok, buon pranzo!”

Io non mangio certo. Voglio dire, non mangio nessuno e di solito sto appesa alle lettere in una posizione volutamente scomoda, per non dormire e far capire al lettore che deve prendersi una pausa breve quando mi guarda.

“Virgola, silenzio e mangia! Non hai visto che tutti i segni di interpunzione sono in sala mensa?” mi riprende il Foglio, la casa dove abitiamo. Eh, il foglio bianco ha pure ragione e vedo che già il punto interrogativo litiga con quello esclamativo per la supremazia della fila, ma… il piatto di oggi è pasta col pomodoro, l’unico piatto che odio.
Quindi lo fisso, e lo fisso, e lo fisso ancora. Da sola sul tavolo della sala mensa, mentre tutti gli altri socializzano, persino le parentesi quadre, che discutono coi punti di sospensione la possibilità di entrare nel foglio, ogni tanto.

“Che succede,Virgola? Oggi non hai appetito?” mi chiede il tavolo stesso, che si mette a parlare con la sua voce petulante. Io non me l’aspettavo e sobbalzo, diventando una virgola dritta, e non storta.

“Insomma, qual è il problema? Non ti piace quello che mangi?” chiede ancora il tavolo. Questa idea pazza di far parlare i tavoli a chi è venuta? Deve essere uno scherzo della parentesi chiusa, ché lei sì che è una maledetta.

“No, non è questo. La pasta col pomodoro è un piatto che possono fare tutti, persino la percentuale, solo che…”

“Solo che?”

Certo che il tavolo parlante è proprio fastidioso. Anche come muove le labbra tramite gli spigoli.

“Non dovevano condirla. Vedi? VEDI?” e fa vedere al tavolo il piatto. “Ci hanno messo sopra il formaggio grattugiato! Io impazzisco!”

“E perché impazzisci?” chiede il tavolo, sempre con lo stesso tono accattivante che mette i brividi.

“Perché…” respiro profondo. “Perché…” non riesco a dirlo perché devo prendere una breve pausa per parlare, in quanto Virgola mi tocca.

“Perché, perché? La domenica mi lasci sempre sola per andare a scrivere su Word? Perché una volta non scrivi pure su di me?”

“No, non c’entra, Spazio” interrompo lo Spazio e i suoi sproloqui inopportuni. “Perché MI SOMIGLIA!”

Tutti in sala mensa mi osservano, che in effetti ricordo da lontano una lacrima, e infatti piango.

“Ma non dire così” taglia corto il tavolo. “Tu vieni usata in modo moderato, mentre nella pasta il parmigiano viene buttato a quintali”

“E perché, secondo te in questo testo quante volte compaio? Neanche se fossi una scaglia di grana!”

Il tavolo non riesce più a ribattere. Davvero, non sono un formaggio.

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7 pensieri su “Storiella: Le avventure della grammatica

  1. Ciao Aven! Con immenso, astronomico e indecente ritardo contraccambio il tuo passaggio nella mia storia. Sono rimasta 10 giorni senza adsl e recensire dal cell per me è assurdamente difficile.
    Ho deciso di iniziare a leggere questa tua storia, spero non ti dispiaccia.
    Trovo, però, che ci sia un errore madornale, di fondo, nel tuo testo: la virgola in quanto tale, è sul serio usata troppo e a casaccio, esattamente come il grana sulla pasta.
    Altro che LEI non è come il formaggio! LEI è persino peggio!
    Povera virgola.
    Ora parlando dell’idea in generale questa cosa sulla grammatica mi piace assai e voglio leggere altri capitoli, ASSOLUTAMENTE!!!!!
    Bravissimo e geniale come sempre.
    Faith

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  2. Ciao Aven!
    Buona Vigilia di Natale! ^^
    Con immenso ritardo, arrivo a lasciarti la prima delle tre recensioni premio. Perdonami, ma nell’ultimo periodo le cose sono state parecchio turbolente.
    Ma veniamo a noi: comprendo la Virgola molto bene, giacché io odio il parmigiano sulla pasta! Non per il suo motivo, ma semplicemente perché non mi piace e basta XD
    Comunque, trovo davvero molto carina l’idea di scrivere delle storielle anche sui segni di interpunzione, sulle regole grammaticali e simili. Che sia forse il modo più semplice per far capire alla gente che, se esistone delle regole, vanno applicate?
    In questo caso, la Virgola si fa porta voce delle pause, che lei usa in maniera istrionica.
    Molto teatrale, ma con gusto!
    Ho trovato molto carino l’idea di creare un ambiente in cui tutti i punti, le parentesi, i due punti e via discorrendo sembrano far parte di un’azienda che va in pausa pranzo.
    Mi ha ricordato un po’ una sit-com e devo ammettere che è una bella trovata.
    Il tavolo che parla, però è stato il vero tocco di classe, come a mettere una storia all’interno di un’altra storia (deduco che la mensa sia dentro al foglio, descritta dalle parole… Il potere della fantasia!).
    Quindi, in un certo senso, è come se non esistesse XD
    Forse sarò stata troppo filosofica, ma il bello delle tue storie è proprio questo, offrono più piani di lettura.
    Complimenti e sappi che riceverai presto altre mie recensioni.
    Saluti e ancora auguri!
    Halley

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