Recensioni: il Trono di Spade

Quando Re Robert Baratheon è arrivato da Approdo del Re a Grande Inverno per chiedergli di assumere la carica di Primo Cavaliere, Ned Stark non si aspettava che la sua vita sarebbe cambiata così tanto.

E invece lui, abituato a proteggere il Nord dal freddo, da un fantomatico inverno che stava arrivando, dai Bruti e dagli Estranei, è stato elevato a essere un viceré. Da qui si snodano tutte le vicende che poi hanno portato a un sacco di pagine tinte di rosso, colore del sangue.

Questo è più o meno l’incipit del “Trono di Spade”, opera letteraria fantasy del genio George R. R. Martin.

Ora, premetto subito che non ho letto i libri ma sto seguendo la serie tv paragonandola agli spoiler del libro e attualmente sono in pari con l’ultima puntata della quinta stagione.

Posso ben dire che l’idea di base è un medievale realistico in cui tutti i personaggi, nessuno escluso, ha la vita assicurata “a prescindere”. Secondo me questo è un ottimo punto di forza, ma allo stesso tempo può far perdere d’orientamento il lettore, se i personaggi continuano a morire.

Tipico del lettore (e anche di me che segue la serie tv, il discorso non cambia) è affezionarsi a un personaggio, credendolo il protagonista o comunque un elemento determinante. Purtroppo però se quello muore (e muore male!) finisce che i personaggi presentati ad inizio libro si assottigliano per poi finire di leggere o seguire tutt’altre vicende col susseguirsi delle pagine o degli episodi.

O perlomeno è come la vedo io.

Insomma, chi riuscirà ad essere testimone della fine delle vicende, fra quelli iniziali? Le scommesse sono aperte.

L’imprevedibilità, la moltitudine delle Case che si abbattono fra di loro per avere il Trono fatto di spade (non sarà un po’ scomodo?), i Draghi, le tette e i culi, i giochi di potere e le alleanze che diventano inimicizie, sono tutti punti di forza. Avanti, ditemi se il medioevo non era proprio così, draghi compresi!

“Nel Trono di spade si vince o si muore”

Molto vero, e capisco bene che non è una serie per tutti e soprattutto i primi episodi sono molto difficili da comprendere per chi non ha letto il libro e conosce in anticipo i nomi complicati delle Case e delle persone.

Però il mio amore sconfinato per il fantasy e queste cose malate mi ha portato a seguire, per una volta, una serie tv con puntate da un’ora “per bene” senza interromperla.

Solo una domanda: Ma l‘Inverno quando arriva? *ba dum tss* una cosa tipo Godot, che arriva arriva e poi non si presenta.

Insomma, sono pur sempre qua a parlarne per ore con chi ha la pazienza di sentire i miei sproloqui ^_^

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4 pensieri su “Recensioni: il Trono di Spade

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