I fantasmi in mezzo alle pagine

Oggi vorrei parlare un po’ dei racconti horror.

Gli horror non hanno colore, ma se proprio ne dobbiamo darne uno, direi che il nero è quello più indicato.

Ma perché proprio il nero e non il #E97451?

La risposta è molto semplice. Notoriamente, si accosta il nero a immagini forti, macabre, il nero è il confine fra la luce e il buio, la porta per desideri inconfessabili e il fascino in ivi contenuto.

“In IVI? Hai per caso mangiato il vocabolario?”

Esattamente, ma non interrompermi.

Di cosa si parla nel genere horror? Beh, della morte e delle sue sfumature. Certo, qualcuno (io) può dire “Ehi, ma la morte è una! E nemmeno è definitiva! Quindi che sfumature può avere?”

Eeeeh, caro me stesso, hai mai sentito parlare degli scheletri? Quelli sì che camminano e battono i denti, meglio se all’interno ci sono organi ancora vivi.

E poi, ti ho mai parlato di quella volta che i Vampiri e i Lupi mannari se le sono date di santa ragione? Che poi, basta un po’ d’aglio e un proiettile d’argento e la facciamo finita.

E ancora, gli zombie che ti mangiano il cervello? O di quel dottore convinto di poter creare una nuova vita dal nulla per poi pentirsene amaramente?

Ecco, tutto questo è il genere horror. Quello che, più ne sfogli, più senti un brivido dietro la schiena e appena finito di leggere, per un po’ non oserai nemmeno aprire la porta della camera, per paura che un cadavere penzolante a un cappio ti si affacci davanti.

Ma senza usare nessuno di questi cliché, può fare paura anche un racconto di una canzone. Ovviamente sto parlando della leggenda di Gloomy Sunday.

Sarà mica un caso che sto scrivendo questo articolo di domenica, anche se per sicurezza l’ho programmato per lunedì?

E poi, lo Slenderman, Jeff the Killer, Smile.jpeg, il ritratto realistico della bambina sulla soglia della porta, la Sindrome di Lavandonia, il suicidio di Tom e Jerry e la morte di Squiddi… insomma, tutti racconti che prendono il nome di “Creepypasta”, molto popolari sul web e tutti da leggere. In pieno giorno e con quanta più luce possibile. Non per dire, ma mentre leggevo se n’era andata la luce *coff coff*.

Per non parlare poi delle porte che si sono chiuse da sole durante la visita al manicomio col gruppo di fotografia…

Insomma, questo è il genere horror, un genere che fisicamente non mi appartiene perché, pur essendo cosciente che (come ho detto sopra) la morte è stata sconfitta e nessuna di queste cose può esistere minimamente, ho la tendenza a suggestionarmi molto facilmente. Ma questo credo sia umano.

“Meno umano sarebbe rivelare ai tuoi lettori che sei morto, Aven?”

Ops.

4 pensieri su “I fantasmi in mezzo alle pagine

  1. Abbacinante…io associo l’horror al verde scuro più che al nero,il nero mi suggerisce il buio completo..il nulla e il mistero..lo userei più per il noir…la cronaca nera…senza elementi fantastici..non amo l’horror ma alcuni film li ho visti tuttosommato…e mi aspettavo peggio…anche io sono un po’ fifona ma mi piacciono molto i piccoli brividi,quelli sono episodi per ragazzi e son fatti proprio bene,li guardavo spesso la notte con mio fratello…quindi si può fare xD ahahah ricordo ancora quando guardai l’esorcista per la prima volta..se ne andò la luce a mezzanotte xD e la cosa assurda è che è successo di nuovo l’anno successivo quando lo hanno ritrasmesso…sei ancora vivo Franky?Di classe il finale…mi sa proprio di piccoli brividi.Per me è sì 😉

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