Recensioni: Freedom Call

Certo, prima o poi doveva uscire fuori l’argomento musica, vi pare? Qui si parla di tutto, e giustappunto la Musica ha bussato alla mia porte e mi ha detto:

“Ehi, di me non hai parlato e.e” (sì, con la faccina annessa)

Quindi, bando alle ciance e vi dico subito che il mio genere preferito è il Power Metal, con tendenze sinfoniche.

Oggi comunque lascio perdere le sinfonie e parlo invece dei Freedom Call, il gruppo tedesco nato a Norimberga nel 1998 e fondato da Chris Bay e Dan Zimmermann, già batterista nei Gamma Ray.

Inutile dire che attualmente sono il mio gruppo preferito. Lo si deduce dal fatto che sto parlando per prima di loro rispetto ad altre band, no? LOL

Il loro esordio corrisponde all’album “Stairway to Fairyland“, album che serve a prendere conoscenza del genere che si sono imposti, ovvero: certo, power, ma “happy”.

L’Happy Metal è un sottogenere del Power, e come dice la parola stessa i testi contenuti sono felici, parlano di positività ed è impossibile, per me, non cantare a squarciagola tutti i ritornelli, perché fomentano in una maniera impressionante.

Ed è col sorriso che si prosegue poi col “Crystal Empire“, a mio avviso uno dei loro lavori più belli. Impossibile qui non citare “The Quest”, che è un capolavoro ed è ottima da mettere durante queste sere estive in cui si sta nel balcone a prendere il fresco.

 “Sarà Aven, ma a me sembrano due dischi uguali”

Silenzio. Proseguiamo col secondo disco più bello del primo decennio di questo secolo, ovvero “Eternity“.

Maturazione, testi complessi, testi potenti e testi melanconici: tutto un crogiolo di emozioni, in nemmeno un’ora di tempo. La canzone topica di questo album, ovvero l’apice delle canzoni d’amore in salsa metal, è “Bleeding Heart”. Il fatto che poi subito dopo ci sia una canzone come “Warriors” è fantastico e geniale.

“Niente che non sia già sentito prima”

Di nuovo tu?

Eccoci dunque al “Circle Of Life“, un album assolutamente straordinario e una spanna sopra a qualunque album uscito nel 2005 come lui. Andate a sentire la title track e ditemi se non è vero…

“Sarà ma alcune melodie somigliano a…”

Non interrompermi!

Dopodiché, passano due anni e i Call fanno uscire “Dimensions“, l’album a mio avviso più sottovalutato del lotto: perché è così criticato? Perché canzoni come “Mr. Evil”, “Light Up the Sky” e “My Dying Paradise” non sono riconosciute a livello mondiale, anche?

“Perché comunque torna sempre lo stesso problemino che…”

Sì, ma almeno lasciami finire di parlare. Infatti, sto per presentare l’unico album estraneo al filo logico che abbiamo seguito.

Sì, qualcuno potrebbe dire che FORSE i Freedom Call producono album “simili”, ma perché comunque è il genere che è quello e sarebbe come produrre un album jazz quando il gruppo è pop. Inoltre, il fatto che i Call facciano la stessa musica da dieci anni dimostra che è un gruppo con idee chiare e sicuro di sé. Ha le palle, insomma.

Ad ogni modo, in “The Legend of the Shadowking” potete scordarvi i testi allegri. Anzi, canzoni come “Dark Obsession”, “The Darkness” e “Under the Spell of the Moon” mettono inquietudine e crisi mistiche.

L’unico album buio evidentemente è stato un esperimento, perché Chris decide di rispondere all’addio dell’amico di sempre Zimmermann con un album che sa di ritorno alle origini: “The Land of The Crimson Dawn“.

Un’ora di pura energia, spettacolare in ogni sua parte e che ha in “Eternity” (formato canzone) la sua migliore espressione.

*colpi di tosse*

Nemmeno ti faccio parlare.

E siamo ai giorni nostri. Il lavoro in studio, escludendo gli EP iniziali e i dischi live, più recente, si intitola “Beyond” e credetemi quando vi dico che sono rimasto stupito quando l’ho sentito.

Mi aspettavo tanto da questo album, visto che seguo i Call solo dal 2011, ma non mi aspettavo certo “così” tanto!

Caspita! Col fiato sospeso in ogni canzone! Nessun punto basso, nessuna canzone inutile, canzoni felici ed energia in ogni minimo secondo! E c’è da dire che il 2014 è ricco di dischi ottimi! Se devo dire la canzone campione, la mia scelta ricade su “The Colours of Freedom”, che è un po’ il sunto di quello in cui Chris crede… di quello in cui io credo.

Non siamo fatti per soffrire, non ci crederò mai e non mi piegherò alla cosiddetta “cruda” realtà. Anzi, l’essere umano nasce felice, alla luce e sognatore!

“Resta il fatto che i dischi dei Call sono tutti uguali”

BASTA!

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