Quando la musica diventa cazzeggio

Zebrahead_2006

Per la serie “Gruppi che conosco solo io”, se ieri ho parlato degli Halestorm, oggi vado via dalla Pennsylvania e arrivo ad Orange County, in California.

Bella la California, no? Assomiglia un po’ alla Sicilia: caldo, mare, palme, e quindi è normale che sia un crogiolo di band che puntano a decantare le lodi del perenne clima estivo che si può godere nella West Coast.

Certo, a meno che non arrivi un tornado, ogni tanto succede.

Ma dicevo appunto che in California sono nati i Green Day, i Linkin Park e anche gli Zebrahead.

“Eh? Chi hai detto?”

Zebrahead. Mai sentiti?

“No, secondo me te li sei inventati”

Ho messo anche la foto dove si esibiscono.

“Allora dimmi un po’ qualcosa su di loro”

Gli Zebrahead prendono il loro nome dall’omonimo film del 1992 (che non ho visto e probabilmente sarebbe rimasto nell’anonimato) e si vede composta da Matty Lewis (voce e chitarra) Ali Tabatabaee (voce), Dan Palmer (chitarra), Ben Osmundosn (basso), Ed Udhus (batteria). O perlomeno, questa è la formazione attuale. Una volta vantavano anche la presenza di Justin Mauriello, ma poi quest’ultimo li ha piantati in asso preferendo la vita sociale.

In ogni caso, quello che devo fare è solo presentare i loro album: infatti, una cosa che adoro degli Zebrahead è il loro essere attivissimi! praticamente il sogno di ogni fan, hanno una media di pubblicazione altissima.

Dopo un primo EP che porta il loro nome, esordiscono con Waste Of Mind, uscito nel 1998; dopodiché passano due soli anni ed eccoli presentare Playmate Of The Year.

È un bell’album, pieno di spunti interessanti e se devo dire una canzone topica dico proprio la titletrack “Playmate Of the Year”, che rappresenta un po’ il succo di ciò che fanno e che vogliono gli Zebrahead.

Cazzeggiare, appunto. La musica non è tanto la ricerca di melodie polifoniche, sinfonie complicatissime, scale velocissime e quant’altro, anzi secondo loro basta poco per far felici i fan. E in effetti è vero, perché è un ottimo album.

Dopo questo picco, si poteva solo fare di meglio, e in effetti eccolo lì, l’Album degli Zebrahead, indicato come emblema (zio) da tutti i cultori della band californiana.

MFZB è l’acronimo di Mother Fucker Zebrahead Bitch e merita di essere il fiore all’occhiello, kla carta di identità, la ciliegina sulla torta gustosa del gruppo di Orange County. Pensate che esiste la versione gialla, verde, blu e rossa della copertina dello stesso album! E si possono ascoltare le stesse canzoni su tutte e quattro le versioni! fenomenale!

A prescindere dal fatto che siano uno dei gruppi preferiti, MFZB è un album che va tenuto nella propria discografia personale. Difficile segnalare qualche canzone, ma io lo faccio lo stesso per dovere di cronaca: “Hello Tomorrow”, “House is Not My Home” e anche la ghost track, “The Fear”.

Dopodiché, avendo il loro album crocevia, non si poteva che spremere ancora un po’ il limone e dare al pubblico “Waste of MFZB”, ovvero le canzoni che non sono entrate a far parte dell’epocale album. Poverette!

Arriva così il 2006, ed è il momento di ridare nuova forza al gruppo. Justin Mauriello come detto va via, e il gruppo dà alla luce “Broadcast to the World”, che ha in “Wake Me Up” la canzone top.

Siamo così giunti nell’album forse più lungo degli Zebrahead, sicuramente quello con più tracce. È il momento di “Phoenix”. Canzone top “Morse Code for Suckers”!

Dopo un album di sole cover, è il momento che giunga io ad unirmi ai fan. È il 2010 e li conobbi nel modo più bizzarro possibile.

Stavo cercando video parodia dei Tokio Hotel, quando mi imbattei in questo video che li metteva a confronto con loro! La canzone era “Karma Flavored Whisky” e li si dipingeva come “maestri”. E allora, se sono maestri, li devo ascoltare!

Bene, come se mi avessero ascoltato, appena un anno dopo pubblicano “Get Nice“.

Che album, ragazzi! Niente da dire, ottimo in ogni suo senso e trova in “I’m Definitely Not Gonna Miss You” la sua punta di diamante, ma anche “Nudist Priest” e “Galileo Was Wrong” sono ottime. Insomma, va ascoltato e apprezzato.

Due anni ancora e gli Zebrahead mi regalano una copertina favolosa *coff coff*. Quando parlavo di cazzeggio, è anche questo, sin dalla copertina. Sono un gruppo leggero, niente di complesso, ma eccome se lo sanno fare!

Insomma, “Call Your Frfiends” andrebbe messo a pompa in tutti i party dei giovani. Chiamate i vostri amici e cazzeggiate a colpi di birra! E poi, dopo averlo fatto, sarete d’accordo con me col dire che “With Friends Like These, Who Needs Herpes?”  è una canzone perla da tenere in tutti gli Ipod.

Ora, dopo il doveroso Greatest Hits data la mole degli album, siamo in attesa del 17 ottobre per ascoltare “Walk The Plank“, ché messo così si direbbe un omaggio agli Alestorm, gruppo pirate metal scozzese.

Chissà cosa avranno da dirci!

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