Ricetta: pasta al pomodoro

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Eccoci pronti a una nuova rubrica! Era giusto scritta per i buoni propositi del 2016, quindi apro una nuova rubrica perlopiù domenicale che mi porterà sicuramente a vincere almeno una stella Michelin, quindi state assistendo alle origini di un mito.

Tanto, voglio dire, se a Masterchef ha vinto una tizia che ha messo il dado nella caponata possiamo tutti essere chef stellati, no?

Come primo articolo dunque mi approccio a una cosa semplice e alla portata, ovvero la pasta al pomodoro. Vediamo un po’ che cos’è e come si usa:

“Viva la pappa al pomodoro, che è un capolavoro”

Così si è espressa la grande filosofa della pasta al pomodoro e devo dire che mi trovo abbastanza d’accordo, perciò ho appena deciso di mettere su la pentola piena d’acqua.

Mi direte:ma cosa c’entra la pasta e il pomodoro con l’acciaio inox della pentola?

Molto semplice: c’entrano gli Illuminati e la Magia dei Rettiliani.

Infatti, è solo magia il fatto che a un certo punto la pentola si metta a bollire, se prima ci si ricorda di accendere il fuoco.

A questo punto, si ci mette il sale. Il sale è un componente molto salato, forse il più salato di tutti, quindi attenzione a versarlo!

In un pentolino a parte faremo il pomodoro. Ne esistono diverse varianti: al basilico, all’arrabbiata, alla gioiosa, al disgusto, alla puttanesca, alla norma, alla contronorma, a poi, col rinoceronte, all’amatriciana, con il prosciutto, con la crisi, con la Grecia e poi persino con il prosciutto vegano, che non ha nessun significato il termine stesso.

Il soffritto prevede la cipolla, ma se ne siamo sprovvisti non fa nulla: possiamo anche usare sedie, tavoli, forbici, insomma tutto ciò che possiamo trovare utile ad essere soffritto.

Infine, pensiamo a quanta pasta calare e soprattutto di che tipo. Ignorando la fame che mi sta venendo, possiamo anche usare la pasta corta o la pasta lunga, la pasta a quadrettini, a righe o anche i bulloni, ma anche pane, patate e tutto ciò che ci va di mangiare.

Una volta tutto cotto, la pasta così disciolta la s “butta” letteralmente perché deve finire nella condanna a morte, chiamata Scolapasta.

Lo Scolapasta ha il solo uso di distinguere l’acqua calda con la pasta stessa, e mentre l’acqua fa un viaggio senza ritorno verso il tubo di scarico del lavandino, la pasta rimane, ma il povero Scolapasta non può usufruirne.

Ecco infatti una sua testimonianza:

“Avevo fusilli, spaghetti e ditalini. Tutti assieme appassionatamente. Volevo mangiarne uno, ma poi me li hanno tolti brutalmente. Vita grama!”

E dire che lo scolapasta è una buona forchetta!

Adesso è tutto pronto! Non dimentichiamo di aggiungere il pomodoro fatto bollire nell’altra pentola, altrimenti poi ci mangiamo la pasta in bianco e il pomodoro rimane lì come show!

Bene! Possiamo ora usare un cucchiaio, un coltello o una forchetta, o anche tutte e tre le cose! Insieme faranno un tango che prevede la giravolta della forchetta sugli spaghetti. Verrà meno bene il tango, e Ivan Zazzaroni vi metterà un voto meno buono, se invece abbiamo usato la pasta corta, ma nulla lo vieta.

Buon appetito!

 

 

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