Recensione: Io uccido…

Fra le letture del 2015, a parte la saga di Percy Jackson, spunta anche il libro capolavoro di Giorgio Faletti, indimenticabile autore, comico, cantante e poliedrico.

Personalmente ritengo questo libro il migliore che abbia letto nell’anno appena trascorso e qui di seguito spiegherò anche perché.

Siamo nel Principato di Monaco, quando Jean-Loup Verdier, noto dee-jay radiofonico, riceve durante il suo programma in diretta una misteriosa telefonata, in cui si annuncia un omicidio, o così sembra.

La cosa viene presa per uno scherzo, anche perché a Monaco non possono esistere queste cose, c’è una delle polizie migliori al mondo e la cittadina è tutta sfavillante e sempre impegnata ad apparire, piuttosto che ad essere.

Tuttavia una persona muore davvero, anzi due: uno è un famoso pilota di Formula Uno, l’altra vittima si tratta della sua fidanzata e campionessa di scacchi.

Per Nicolas Hulot, commissario della Surété Publique, è una bella gatta da pelare, anche perché non ci sono indizi, a parte la scritta “Io uccido…” fatta con uno stampino e il macabro accanimento sui cadaveri, che li vuole scuoiati dalla faccia…

Da qui una serie di sottotrame tutte molto interessanti, a cominciare dal vero protagonista della vicenda, Frank Ottobre, il quale è in congedo temporaneo dall’FBI e e decide di aiutare l’amico Hulot nelle indagini. E anche Hulot stesso ha la sua vita e le sue emozioni, così tutti gli altri personaggi, in una bella storia da seicento pagine.

Ebbene sì, seicento pagine (anzi, quasi 700) e vi dirò di più: la storia non finisce con la semplice cattura del colpevole, ma se ne spiega anche il movente e per ciascun personaggio di dice anche cosa ne sarà una volta finito il romanzo.

Lo stile è molto pulito, scorrevole e non annoia troppo: certo, io non avrei scritto qualche capitolo “in più”, mi sarei soffermato su altri particolari (parlando da autore quale io sono) e così va, quindi posso ben capire chi dice che non l’ha trovato altrettanto interessante.

Ma io l’ho trovato interessante, perché è una storia bella, struggente, devastante nel senso più psicologico del termine, e l’ultimo “carnevale” (i monologhi introspettivi dell’antagonista sono divisi in Carnevali e guarda caso io i carnevali li odio) è la cosa più bella in assoluto. Direi persino nella Top 10 dei capitoli più belli in una ipotetica top ten.

Così come l’assassino, uno dei “villain” meglio riusciti fra i libri fin qui letti da me medesimo.

E poi il movente stesso è allucinante, che fa riflettere su… tutto, a rivalutare opinioni e darsi alla zoofilia, più che alla filantropia.

Insomma leggetelo: cosa state aspettando?

 

 

 

 

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