Una camera disordinata.

Oh, caspita!

Sono settimane che penso solo alla finestra fuori dove un popolo di api minaccia di entrare e indovinate un po’ chi doveva rompere le scatole?

La mutanda appesa sulla sedia, esatto.

“Psst, ehi! camera!”

Mi chiama così, prendendosi una confidenza che non ricordo di avere dato.

“Insomma, cosa vuoi? Non vedi che sono un tantino occupata a vedere le api giganti fare l’alveare?”

“Oh, io niente” risponde la mutanda. “È solo che questa stanza è davvero disordinata, non ti pare?”

In effetti, è vero.

Mucchi di fogli di carta, palline unte ricordi di arancine mangiate, chicchi di riso e persino una moneta. Questo sul pavimento.

Vediamo la sedia.

“Ehi, sedia! Fammi un po’ l’inventario!”

La sedia si schiarisce la voce e un po’ soffocata dall’enorme peso che porta elenca “Un vocabolario, vestiti di quindici giorni, mosche morte, una racchetta elettrica, la mutanda di cui sopra e un jeans strappato e sporco di sangue sul ginocchio destro”

Mmmh… beh. E vedo che sullo stereo c’è anche una bottiglia vuota di birra.

“THOMAAAAAAAAAAAS!”

L’urlo belluino di una madre inviperita riempie l’aria pesante di questo luogo, e il mostro a passi pesanti apre con forza la serranda, svegliando Thomas, l’abitante di Thomaslandia, come la chiama lui.

“PULISCI SUBITO QUESTA STANZA!” gridiamo in stereo fono. Ma non so se lui mi capisce.

“Ma mamma! La scrivania è in ordine! E poi non ha quella sensazione di vissuto che …”

“SILENZIO!”  esclama la madre. “Pulisci questa stanza o dormirai in cantina.

Oh mio attico! La cantina!

Osservo il cappello che gira vorticoso in quanto appeso sul ventilatore affisso sul soffitto.

“La… cantina?” chiede terrorizzato Thomas. “Vuoi dire quel posto infernale dove teniamo le robe muffite, umide e ci sono i fantasmi della gente suicidata quando questo palazzo era stato un manicomio?”

“Eh? Dove hai sentito questa parte?” chiede la madre, dimenticando di essere infuriata. “Comunque ecco a te, scopa e paletta.”

Per fortuna, almeno mi libererò un po’ di questa sensazione di oppressione. Essere una camera di un giovane non è mica facile!

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3 pensieri su “Una camera disordinata.

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