Le avventure del dado.

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Il dado e il dado trovano una nuova versione di D&D: scegliere che zuppa far mangiare al Druido protagonista

C’era una volta un Druido.

I Druidi, come ben sapete, non sono stregoni. Altrimenti si chiamavano Stregoni, no?

Il Druido in questione si chiamava Genoveffo, camminava con un bastone da passeggio e sta di fatto che quel giorno stava attraversando il villaggio di Verbszfania, che si trova in Ornitorincolandia, il paese noioso dove il re è un Ornitorinco.

Tutti gli abitanti del villaggio lo salutavano.

“Salute, Stregone” disse il mugnaio.

“Servo tuo, Mago” commentò il fabbro.

“Il piacere è tutto mio, Fattucchiere” salutò il pescivendolo.

Il Druido perse la pazienza e cominciò a strillare “SONO UN DRUIDO, DANNAZIONE!” e dopo averlo esclamato, si chiuse dentro un’osteria, sbattendo la porta come se fosse a casa sua.

Si sedette di straforo a un tavolo e sbatté la mano sullo stesso, facendosi anche male.

“UNA ZUPPA DI CECI, PER FAVORE E NON DIMENTICHI IL PANE, CHE NELL’ALTRO VILLAGGIO LO HANNO DIMENTICATO”

L’oste diede una voce al cuoco che sospirò.

“È già la quarta zuppa di ceci oggi, che rottura” commentò anche, così prese un dado da sei facce.

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Oh cielo! La quarta zuppa di ceci? Caspita, deve essere frustrante per un cuoco del suo calibro!

È molto bello essere un dado, il destino è come se fosse nelle mie mani… anzi, a dire il vero lo è.

“E piantala, sempre a vantarti stai!” esclama il Dado vegetale, che fra poco verrà messo dentro il brodo per la zuppa.

“Beh, in effetti dovrei esprimere un po’ di solidarietà per te che stai per scioglierti nell’acqua calda, ma in realtà non mi viene nessuna parola confortevole e anzi, la voglia di prenderti in giro sale ogni secondo che passa”

“Umpf” risponde il dado, e nel frattempo io vengo sballonzolato dalle mani del cuoco chiuse a conchiglia.

Aaaah! Cado!

“Sono caduto nel brodo! fate qualcosa!”

“YESSSS KARMA BITCH” urla il Dado vegetale, mettendosi un paio di occhiali da sole reperiti da un’altra epoca.

Adesso moriremo insieme, sciolti in quest’acqua calda piena di bolle e quant’altro.

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“EHI MA COS’È QUESTA COSA DURA CHE HO TROVATO! MI HA SPACCATO UN DENTE!”

La voce del Druido riempì di nuovo l’Osteria semi vuota.

“Oh sì… beh, sapete, l’ho fatto apposta a far cadere il dado nel brodo. Chi urla in Osteria non è figlio di Maria”

“CHI CAVOLO È MARIA?”

E il dente cadde nella zuppa di ceci, che conteneva più altro che i ceci stessi. Da quel momento in poi, il Druido decise di smettere di urlare e che non faceva nulla se lo chiamavano mago, anche perché po avrebbe preso dei corsi, per poi fare uno stage e trovare un impiego stagionale sottopagato.

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Un pensiero su “Le avventure del dado.

  1. A me piacciono molto i dadi, sai? Anzi, ne ho proprio una fissazione (il giorno che ne troverò un paio veramente belli, li compro e li metto a casa in bella vista!). Però, stranamente, quelli da mangiare non li sopporto proprio o.o
    V.

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