Settimana Pasquale: il venerdì santo.

Oggi per la cristianità è il giorno più… felice LOL sembrerà un paradosso, e so bene che molti di voi storceranno il naso, si metteranno a sparare laser dal dito oppure semplicemente chiuderanno la pagina!

“Come fai ad essere felice guardando un uomo crocifisso?”

Verissimo, la morte in croce duemila anni fa andava tantissimo, e ancora oggi la ritengo la morte peggiore in assoluto: patimenti, sofferenze e carne tritata prima, durante e dopo l’esecuzione. Per di più, Lui ha ricevuto anche una corona di spine!

Insomma non c’è il minimo motivo per essere felici. Nessuno mai penserebbe a questo aspetto, anzi!

Eppure, vi dimostrerò che ho ragione e che le mie parole non sono campate in aria.

Come sapete e chi mi segue da un po’, io sono cattolico, e già questa oggi come oggi è la scelta più difficile che si possa fare. Per questo ho deciso di chiamare questa settimana “santa”, perché per noi cattolici è una settimana santa, una settimana in cui vi sto raccontando la Pasqua in maniera… mia LOL

Certo, ora non è che mi metto a ridere, ma sapete, sono felice guardando il crocifisso.

Innanzitutto perché ho il senno di poi, sapendo perché Lui ha deciso di morire in questo modo.

Quante persone, quel giorno, si sono strappate i capelli? Quante persone erano lì a sbeffeggiarlo? E quante persone lo hanno tradito, fuggendo perché temevano di fare la stessa fine?

Insomma, quel pomeriggio è stato il centro, il fulcro di tutti i successivi duemila anni. Senza quel pomeriggio, molte cose non sarebbero state e probabilmente non starei neanche scrivendo queste righe, preferendo parlare, che so, di come prendere un fico d’india.

Insomma ciò che voglio dire è solo questo: sono felice, perché quel giorno un Uomo ha deciso di sacrificarsi, consegnandosi spontaneamente nelle mani dei suoi carnefici, sapendo bene che c’era chi lo avrebbe tradito e non avendo fatto nulla di nulla né prima né dopo.

E tutto questo per garantire anche a me, che quei giorni non c’ero, la vita eterna, scegliendo per se stesso la morte più umiliante di tutti i tempi, persino nel modo in cui è arrivata, dai vari processi fino al percorso fatto fino al Golgota.

È stata una tortura anche psicologica: ma come? Fino a pochi giorni prima era stato acclamato con le palme e il resto e poi gli viene preferito Barabba e tutti quanti lo volevano crocifisso? Ma la gente come sta?

E come deve essersi sentito Lui, davanti a così tante persone che invocavano la sua morte?

E poi, il Suo capolavoro: il perdono prima ai suoi carnefici e poi al ladrone che, pur sapendo di essere stato un criminale imperdonabile, ha detto “Ricordati di me”.

E Lui lo guardò e gli disse di stare tranquillo. Anche lì, due vite che si stanno per spegnere ma nonostante questo è nata una perla senza prezzo.

Sono felice perché il mio idolo è un Uomo inarrivabile, inconcepibile, segno di contraddizione. Chi mai infatti penserebbe di fare ciò che Lui ha fatto quel pomeriggio, e anzi, di avere vissuto tutta la vita sapendo già come sarebbe andata a finire?

Lui, finito in un mondo che è sempre stato pieno di se stesso, che mette al centro l’essere umano cercando di spodestare Dio e ritenendosi quindi migliore di quell’Uomo, ma a conti fatti chi mai direbbe “ah beh io per i miei amici mi farei crocifiggere, e non solo, soprattutto per coloro che mi odiano. So bene che ci saranno persone che mi insulteranno, che diranno che io non esisto e che la mia morte è una bufala, ma sticazzi, io muoio per loro”

Non credo che nessuno muoverebbe un dito per coloro che ci insultano, vero? Se è per questo, nemmeno io.

Eppure lui ha raccomandato coloro che lo stavano insultando, loro che così pieni di sé nei loro vestiti ricchi e ritenendosi dalla parte giusta Lo stavano insultando in tutti i modi. Metafora del mondo attuale: oggi c’è chi Lo insulta e lo crocifigge, ancora e ancora, e Lui oggi pomeriggio è morto per tutte le persone, di qualunque credo, sesso, secolo, religione ed etnia.

I boriosi fratelli del marchese del Grillo quindi venivano perdonati nonostante la loro superbia, ma anche coloro che avevano fiducia in Lui quel pomeriggio si erano sentiti perduti, perché appunto loro non avevano il senno di poi che ho io.

E poi, dopo aver amato tutti e dopo aver dato a Sua Madre il titolo di Madre degli uomini (“il discepolo che egli amava” a questo punto siamo noi stessi) morì, fra atroci sofferenze: tre lunghissime ore piantato coi chiodi (polsi e piedi) su una croce, morto per asfissia e con un fastidioso sapore di aceto in bocca.

L’aceto puzza: provate un po’ a passare accanto ad un acetificio e poi venitemi a dire che non è vero.

E poi, quando ormai era già morto, lo squarcio sulla costola, simile allo squarcio al velo del Tempio, e il buio su tutta la terra, il terremoto… insomma, un pomeriggio che nemmeno il più cruento degli sceneggiatori.

Capito, adesso, perché sono felice?

“Eh però che palle il digiuno”

Va beh, allora riduciamo tutto ciò che ho scritto a queste quisquilie.

 

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