Ricetta: lo sfincione.

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Il film che tutti stavano aspettando: sua Maestà lo Sfincione.

Per una lettura più comoda, vi consiglio questa canzone. Non importa se non capite le parole, d’altra parte anche nelle canzoni inglesi succede lo stesso.

Oggi è domenica, dunque, e come tutte le domeniche in attesa della mia stella Michelin vi propongo una nuova ricetta, da fare in casa tranquilli possibilmente senza persone schizzinose alle quali non piace l’acciuga. Quindi, se per caso ne conoscete qualcuno, date loro un gambo di sedano perché è quello che meritano.

Quindi, se nel caso doveste riuscire a staccare gli occhi dalle slide che vi ho proposto, vi propongo gli ingredienti veri ufficiali definitiva di questa ricetta incantante, tenendo presente che quando si parla di sfincione si parla essenzialmente di pane:

  • Farina
  • Acqua
  • Malto
  • Olio
  • Sale
  • Lievito

Per condire, invece, occorrono:

  • Tanta fantasia
  • Pomodori
  • Cipolle, quelle che sbucci on le mani: attenti però a non fare tocchi di cipolla enormi
  • Pangrattato
  • Acciughe (eccole, le maledette!)
  • Pecorino
  • Origano

Per prima cosa occorre fare l’impasto, trasformarlo in modo che ricordi una sfera (attenti a non disegnarci sopra le stelle del Drago) e poi mettiamola dentro una ciotola chiudendola con una pellicola trasparente. Infine, lasciamola riposare dentro il forno per almeno tre ore.

E cosa faremo noi in queste tre ore? Non posso certo scrivere un articolo che vada letto in tre ore! Avrete anche voi da fare, no?

Quindi, dirò solo questo: in tre ore, potreste persino considerare di prendere il primo aereo da Roma a Palermo, tornare e poi impiegare la restante ora a giocare a Tetris, come abbiamo fatto con le arancine.

Se per caso non volete spendere troppi soldi, posso suggerirvi in queste tre ore di occuparvi del condimento: soffriggiamo al cipolla e poi ci mettiamo i pelati. I pomodori, ovviamente. Attenzione a non fare le cipolle troppo grosse: davvero, no.

 Dopodiché in un processo quasi alchemico, dovremmo aver creato la pietra filosofale.

No, non serve.

Il sacro Graal? Naah, banale.

L’anello del potere di Sauron? Cinque centesimi e ci sto rimettendo.

Sto parlando dello SFINCIONE, gente. L’odore si sente ovunque, il sapore è a metà fra il morbido e il pastoso e la danza del pomodoro che si fonde con i pezzetti di formaggio è qualcosa che viene interrotta soltanto dal breve monologo dell’acciuga, e insomma la poesia dello sfincione è più o meno questa. Sono sicuro che ne vorrete tre, quattro fette, e poi portarle ai vostri parenti.

Tranne a quelli col sedano.

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