Il… quasi gol.

LOLLA

Questa storia partecipa alla sfida denominata “24 storie in 24 ore” indetta da me stesso in cui io solo sono il partecipante.

Buongiorno, mi chiamo Pallone e voglio raccontare la mia storia.

“Mettendo quel genere di titolo non è forse spoiler?”

No, e vi spiego perché.

L’altro giorno ho sbattuto il muso sulla traversa per poi cadere sulla linea di porta. Voi sapete bene che quando passo la linea è gol. Non prima, non dopo. Non occorre toccare la rete, che serve solo ad impedire che me ne vada troppo in giro, che poi ci sono i cani antiuomo che mi catturano e mi morsicano e perdo tutta l’aria incamerata.

Insomma, è successo questo spiacevole inconveniente, così ho interpellato la Linea di porta stessa.

“Ehi linea! Ti ho sorpassato, sì? No? Forse?”

“No, non mi sento ammaccata” risponde la Linea di porta. “Casomai, vorrei prendere un po’ di sole: tutto questo bianco non può portarmi altro che scottature e non va bene! Inoltre, la gente si spaventa: quando vado in giro ad esempio: Aaaa un vampiro! E quindi se io Linea voglio provarci, che ne so, con i seggiolini dello stadio prendo sempre… pali, ecco”

“Capisco. È una situazione difficile” dico. “Pensa che io vengo preso a calci per tutta la durata della partita e a NESSUNO viene il rimorso!”

“Per la miseria!”

“Già… macchiato, graffiato, scalciato… però alla fin fine mi piace”

“Sindrome di Stoccolma?”

“No, Sindrome da Pallone Scalciato, che sia a Stoccolma o a Isernia”

La Linea annuisce, mentre il pallone va via scalciato dal portiere, come si fa nelle rimesse dal fondo.

La linea del gol, così fissata con l’abbronzatura, cerca di fissare le telecamere, in modo che i suoi parenti possano vederla e salutarla.

“Voi pali fate una vita migliore, secondo me” asserisce. “Se non altro, non avete a che fare coi ciuffi d’erba”

“Ah, beh” risponde il palo. “Una volta un tizio ha sbattuto su di me perdendo molto sangue!”

E dopo quell’aneddoto, la Linea capisce che è molto meglio delimitare la zona gol che essere qualsiasi altra cosa.

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