Le avventure delle monete/1

“Non si respira”

La moneta da un centesimo ha ben donde di dire una cosa del genere: è una moneta minuscola, facile a perdersi in quanto sprovvista del benché minimo senso dell’orientamento e inoltre sepolta da tutte le sue sorelle maggiori, ovvero quelle che escono sempre perché sono adulte e vanno a divertirsi per poi esaurirsi il mattino seguente. Infatti, il mattino seguente le monete non sono più.

“Lo so che non si respira, dopotutto questo è un portamonete da portafoglio” risponde la moneta da venti centesimi, quella con le tacche sul bordo.

“Ehi! ma che bruttura hai sulla schiena? Dopo tredici anni non l’ho ancora capito”

La voce fastidiosa dell’Euro sano e spocchioso fa capolino nel portamonete, rivolto ai venti centesimi, il quale prende tempo.

“Ehm…” comincia a sudare. “Sì, lo so…”

“Venti? Guarda che non è una domanda a tempo” fa notare i Cinquanta Centesimi, che essendo metà dell’Euro è inferiore a quest’ultimo, ma siccome ha Marco Aurelio tatuato sulla schiena è sempre molto saggio, come lo era l’imperatore a suo tempo.

Il Venti Centesimi dunque ansima sollevato. “Grazie mille, Fifty”

“Fifty? Ma io ti ammazzo!” esclama la moneta grossa, placcata prontamente dal due euro.

“Nel mezzo del cammin di nostra vita bloccai il cinquanta centesimi” declamò il Due Euro.

///

È un giorno come un altro per le monete, che raccolte tutte sul tavolo erano in attesa di essere contate. Infatti, era un giorno in cui si contavano le monete per fare un inventario su quanti soldi si possedevano, e credetemi che quando si facevano questo tipo di calcoli si veniva a sapere di avere un sacco di soldi senza saperlo effettivamente.

“Aahahah! Sono belle queste rimpatriate!” esclamò a un certo punto il Due Centesimi rivolto a Cinque.

“Esatto” rispose lui. “ma l’hai visto il Dieci centesimi? Com’è bello?”

In effetti, il Dieci centesimi era attorniato da un sacco di monetine di bronzo che ci provavano spudoratamente.

“Ma lo sai che somigli un sacco alla Venere di Botticelli?” stava chiedendo un altro Due Centesimi; purtroppo però il Dieci fece una smorfia e tirò il suo cocktail in faccia all’interlocutore.

“E tu sei brutto come la Mole!” esclamò con voce irritata.

Ma era giunto il momento di divertirsi, infatti rullarono i tamburi, che da qualche parte esistevano e quindi venivano suonati.

“Yeah! Benvenuti a tutti nello spettacolino del Cinquanta Centesimi!”

Da qualche parte suonarono alcune trombette e le monete da Uno e Due Euro applaudirono più forte degli altri.

“Adesso mi esibirò nella Capriola! Chi di voi dirà che la faccia che starà in Su sarà La testa? E chi di voi la Croce?”

Alcuni dissero Testa, alcuni Croce, altri “calamaio”, che non c’entra niente, ma è un modo antico per scrivere.

Così, arrivando la Mano, lanciò la moneta che si produsse in un ottimo salto carpiato tendente a destra con torsione a giraffa.

Purtroppo però il “mezzo euro” cadde incastrandosi dietro un comodino particolarmente scomodo da spostare.

Il tizio sudò parecchio freddo. Perdere cinquanta centesimi in quel modo era come perderli pagando la doccia calda nello stabilimento balneare estivo.

“Beh, se fosse stato UN euro intero a quest’ora sarebbe vivo e in salute” commentò l’Euro sano, che si divertiva a bulleggiare l’amico perduto.

“Beh, ma alla fine… chi ha vinto la scommessa?” chiese il Dieci centesimi, che magari poteva arricchire.

Il fatto era che non si sarebbe mai saputo. Mai, neanche a farlo apposta, a meno che il Fifty non si disincastri.

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