L’estrattore di gambe.

“E tu Teodorio, che lavoro fai?” chiese la zia al povero Teodorio, nel solito pranzo domenicale.

“Be’…”

Non era facile dire che lavoro facesse alle persone normali. Tutti si aspettavano infatti di sentire “Cerco lavoro”, oppure “Lavoro in un call center ventisette ore su ventiquattro, in nero per due euro ogni sette ore”, o anche “Sono un narcotrafficante ricercato dall’Interpol”, però Teodorio non era nessuna di queste cose.

Non esercitava nessuna professione, né aveva qualche mestiere di quelli vecchi in mano e nemmeno aveva un nuovo lavoro come il fashion food blogger e meno che mai il Creator, non avendo alcun canale You Tube, dove si dice paghino bene per non fare nulla.

Ma allora, cosa rispondere alla zia Teodolinda, che ultranovantenne l’unico lavoro che conosceva era quello del minatore?

“Io… faccio l’estrattore di gambe”

Tutti gli altri parenti, soprattutto i genitori e la sorella, chiusero gli occhi a causa dell’imbarazzo.

“E che lavoro sarebbe?” chiese Teodolinda, avida di notizie, ché prima di morire (avendo già 97 anni)

“Be’… è un po’ come l’estrattore di pietre preziose, ma al posto delle pietre ci sono le gambe” spiegò il ragazzo.

“Ed è un lavoro pagato bene? Voglio dire, ci sono così tanti case di gambe incastrate nel mondo?”

Al che, Teodorio partì con la mente verso l’ultima avventura che aveva avuto.  Si era trattato di un caso strano, forse più unico che raro: tre persone tutte assieme si erano incastrate dentro la torta più grande del mondo, cercando di divorarla.

Era una torta con del pandispagna e poi chili e chili di crema, ma i tre si erano proprio incastrati nemmeno fossero un condimento.

“Scusate, ma cosa è successo?” aveva chiesto il povero Teodorio.

“E che ne sappiamo, non ne abbiamo idea!” aveva risposto uno, che con ancora la forchetta in mano cercava con una strana torsione del braccio di mangiare ancora delle porzioni. Non poteva farcela, neanche sapeva dove stava mettendo la forchetta, se sulla crema o sull’occhio di un probabile quarto tizio disperso dentro la torta stessa.

“Le comunico però che ci sono anche due topi e un armadillo dentro” aggiunse il secondo tizio.

“Ah, ora sì che mi sento meglio”

Una cosa che Teodorio poteva dire positivamente di sé era la sua innata abilità nello sbrogliare qualunque nodo, che fosse degli auricolari o le chiavi di casa. Così, applicando quell’abilità al suo lavoro ci si poteva anche destreggiare e sbrogliare quello strano nodo umano.

“Molte più di quanto ti immagini, rispose Teodorio alla zia, alla fine.

E dei topi e dell’armadillo che ne è stato?”

Li trovarono satolli al centro della torta, facendo una tranquilla gara di rutti.

 

 

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