La storia di Camifor, la formica soldato.

Se c’è qualcosa che la povera Camifor non capiva, era perché le sue compagne dovessero giocare col cibo, invece di trasportarlo come si doveva nella tana.

“Non sai divertirti” disse Firmoca, una volta sentita la lamentela di Camifor. “Se ad esempio voglio giocare a pallavolo con la briciola, posso farlo. Se invece voglio utilizzare la mia briciola come esplosiva, sono libera parimenti di farlo, perché non limito la tua libertà”

Camifor tuttavia ebbe un’idea. Prese una briciola e la cosparse di esplosivo; ma se nei suoi piani avrebbe dovuto agire nella completa segretezza, purtroppo nel mondo delle formiche la discrezione non era il loro forte.

“Che stai facendo?” chiese pertanto Ocrafim. “Perché stai prendendo quei pezzi di esplosivo? Eh?”

“Ma fatti un po’ gli affari tuoi e cerca piuttosto del cibo, no?”

“Le formiche condividono tutto” obiettò Ocrafim.

“Anche l’esplosivo?” chiese Camifor, seccata.

“No, quello no. BOOM!”

Esplose senza preavviso, spaventando Camifor e lasciandola basita. In ogni caso, una volta raccolto l’esplosivo necessario, chiamò Firmoca.

“Guarda qua che ho preso per il tuo non-compleanno?”

“In realtà, oggi È il mio compleanno” obiettò lei.

Camifor la ignorò e le fece vedere il mucchietto di briciole che aveva accumulato con tanta fatica.

“Molto bello, ma a cosa dovrebbe servirmi?”

Era incredibile quanto fosse scostante Ocrafim, ma Camifor tenne duro e disse “Ma guarda bene! C’è molto che ti potrebbe interessare!”

L’amica guardò bene e prese una briciola, facendo scattare così un complesso meccanismo che fece esploder l’esplsivo contenuto dentro le briciole.

Ocrafim se la cavò con le antenne bruciacchiate e poco altro, perché comunque le formiche son nere e quindi le macchie non si vedono. “Sei una formica cattiva, lo dirò ai capi”

“Non abbiamo capi”

“Li eleggo e glielo dico”

Detto quello, Camifor indossò l’elmetto e partì per la guerra.

“Camifor! Ma come mai parti per la guerra da sola e senza nessun nemico?” le chiese una preoccupata Mofrica, la sorella.

“I miei nemici sono gli ASPIRAPOLVERIIII!”

E da allora nessuno seppe più nulla di lei.

 

 

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