Perché a Natale ci si deve scambiare i regali?

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Fra poco è Natale, e immagino siate tutti in fibrillazione per regalare questo o quello al tizio X o a Batman la sera della vigilia o il giorno stesso della Natività.

Che sia Santa Klaus o Gesù Bambino a portare i doni, comunque è un’occasione di convivio e unità morale.

MA

L’aspetto commerciale del Natale non si può ignorare o fare finta che non esiste. Guardiamo in faccia la realtà: ormai il Natale è diventato il salva vita di moltissimi negozi, senza il quale chiuderebbero mandando sul lastrico famiglie su famiglie, che nel frattempo spenderanno i soldi guadagnati in latri regali, che salveranno la vita ad altri negozi che al mercato mio padre comprò.

In ogni caso, tutti devono avere un regalo da poter dare. Ma perché a Natale ci si scambia i regali? Non poteva essere, ad esempio, a san Marzano? E poi perché proprio i regali? Non potevamo regalare cactus?

Con questo articolo cercherò di spiegare come mai spendiamo i quattrini per questo motivo.

Dunque, dovete sapere che per “regalo” si intende quel tipo di oggetto/nome/cosa/città/animali/mestiere/colore/tot che intendiamo donare alla persona con cui abbiamo più confidenza. Scegliamo Giampierpippopaolo come esempio assoluto di persona affezionata alla nostra persona e diciamogli:

“Ho un regalo per te”

Lui risponderà

“Oh, anche io ho un regalo per te!”

Sta di fatto che mentre ci scambiamo i doni, che sia un buono sconto all’Eurospin oppure un atollo della Polinesia, mentre lo facciamo ci hanno visto non meno di sette babbani (cit.)

E cosa fanno i babbani, imitano, no? E allora anche loro scambieranno i loro doni fra di loro, e tutti lo fanno, e siccome io e Giampierpippopaolo ci siamo scambiati i doni il 25 dicembre, allora per Natale è rimasta come tradizione.

Anche dire “Ehi, ti ho regalato un pupino per il presepe”, lì è comunque il regalo, perché basta il pensiero.

“Oh ma non dovevi, basta il pensiero!”

Però poi dopo Natale dire

“Maledetta Gianambarda che mi ha regalato questo magnetino brutto!”

Ma non bastava il pensiero?

 

 

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