Si fa quel che si vuole.

Questa storia partecipa al XIII contest di scrittura creativa “Raynor’s Hall“, e il tema estratto era “Libero Arbitrio”. Enjoy!

Ognuno di noi ha dentro di sé la libertà di discernere il bene dal male, e darne la propria definizione.

È  stato anche il caso di Anthony, il quale stava passeggiando a cavallo in mezzo a un sentiero immerso nel bosco. Improvvisamente, però, gli si presentò di fronte un bivio.

Da una parte, alla sua sinistra, c’erano alcuni spettri, li vedeva bene perché erano tutti vestiti di bianco e alitavano lasciando nuvolette inquietanti. Alla sua destra, invece, un sacco di fatine luminose che ballavano e lasciavano la scia del loro rispettivo colore.

Che fare, dunque? “Tu, cavallo, come puoi suggerirmi?” chiese Anthony, che dal canto suo era un nobile cavaliere.

“Ihihihihi” rispose il cavallo, lasciando anche un po’ di bava.

“Hai ragione, non sono nemmeno costretto a scegliere. Posso anche tornare indietro” ma qualcosa gli diceva che doveva scegliere, anche perché andare indietro avrebbe significato rendere inutile la passeggiata fino a quel punto.

“Meglio gli spettri o le fatine?” era quella la domanda, ma per fortuna arrivò il Tizio.

Il Tizio era molto famoso in quel periodo, perché era vestito sempre di una vestaglia lunga color porpora, e una barba contenente un sacco di cioccolatini.

Anthony fece un lieve cenno del capo. “Buonasera, Tizio. Come mai vai bighellonando in questa foresta?”

“Devo dirti qualcosa sul libero arbitrio” disse lui. “In realtà, tutti quelli che hanno varcato questo bivio hanno dovuto sorbirsi tutto il mio monologo, per questo mi sono preventivato e per incoraggiare gli altri ad ascoltarmi ho riempito la mia barba di cioccolatini. Allora, devi sapere che il bene e il male…”

Anthony scollegò del tutto il cervello da quello che stava dicendo il Tizio, piuttosto il suo sguardo si pose sui cioccolatini. Erano buoni? Erano scaduti? La barba li conservava alla perfezione? Non rimaneva che assaggiarli, e anche lì si presentò un bivio, dove solo il libero arbitrio poteva avere un ruolo pregnante.

Al che, il cavaliere scese dal cavallo, diventando un pedone, e avvicinandosi al Tizio (che ancora discorreva sul bene e il male) vide che ce n’erano davvero di diversi gusti.

Per la terza volta, il libero arbitrio gli imponeva una decisione: meglio il cioccolatino al caffè o quello al cioccolato? Quello al latte di soia o quello al gusto di pneumatico?

Sir Anthony, infine, prese una decisione, proprio quando finalmente il Tizio concluse il suo discorso.

“… ed è così che non è importante quali e quanti bivi si presentano nella nostra vita, perché noi stessi siamo quello che siamo”

“E cosa siamo?” chiese Anthony, mangiando il cioccolatino.

“Liberi arbitri. Arbitri libertini. Libertà dell’arbitro. Arbitrarietà del libero. Insomma, quello lì”

 

 

 

15 pensieri su “Si fa quel che si vuole.

  1. Fantastico XD Mi piace troppo il tuo stile. Come sempre un racconto divertentissimo ma che sa anche farti pensare. Alla fin fine, uno dei misteri più grandi resta il libero arbitrio. No cioè l’arbitro libertino. Cioè volevo dire il libarbi erotrio… Insomma, quella cosa lì!

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