Kaden e le Fontane di Luce/0

Prologo.

E giunse l’anno Diecimila.

C’era un po’ di timore, era tipico: ogni nuovo millennio si apriva con voci riguardanti la fine del mondo, ma anche quel Capodanno si svolse senza particolari problemi, nonostante le insistenti profezie nefaste che volevano il Diecimila come la data esatta dell’Apocalisse.

E poi, arrivò il tre Gennaio.

Sulla Terra giunse un’enorme astronave aliena, dalle proporzioni mai viste, così grande da costringere il pianeta in una situazione di ombra.

L’oggetto volante apparteneva alla razza del pianeta Wergonth, che, impaurita del sempre crescente dominio terrestre sull’Universo, decise di eliminare la minaccia alla radice dichiarando guerra proprio alla capitale, quando in millenni di storia mai nessuno lo aveva fatto così apertamente. Un gesto scellerato, forse, ma i Wergonth avevano dalla loro parte il più grande esercito mai visto, decine di razze alleate e una tecnologia alla pari di quella terrestre, se non superiore. Di quella tecnologia facevano parte anche le applicazioni anti-radar: l’astronave non era stata intercettata nonostante fossero stati installati sull’intero sistema solare meccanismi sensibilissimi.

Quel tre gennaio non venne mai dimenticato, la luce verde che scaturì dall’astronave e diede inizio all’invasione nemmeno.

Orde di dischi volanti cominciarono a bombardare senza pietà alcuna, senza distinzione di continenti od obiettivi prefissati.

L’effetto sorpresa durò abbastanza a lungo. Nessuno sulla Terra si sarebbe mai aspettato un simile attacco, che non era mai avvenuto sin da quando si era cominciato a colonizzare gli altri pianeti e col tempo si era preso a considerare il pianeta azzurro stesso “impenetrabile”, proprio a causa dell’apparente invincibilità dei propri mezzi di difesa.

Ad ogni modo, l’Impero che la Terra era riuscita a costruire era diventato troppo potente perché cadesse così repentinamente; infatti la controffensiva non tardò ad arrivare.

Furono quattro anni di lotte ininterrotte, di battaglie strategiche vinte e perse, e i morti si susseguivano, e le città cadevano una dopo l’altra. Ogni singolo abitante terrestre era stato coinvolto, e ben presto tutti i sopravvissuti al primo attacco seppero maneggiare un’arma.

Alla fine, il 17 Aprile del Diecimilaquattro, il Governo Mondiale decise di tentare il tutto per tutto.

I Wergonth stavano per sottomettere la Terra, la quale non era mai stata soggiogata da alcuna razza aliena, annettendo di conseguenza il grandissimo spazio che era riuscita a costruirsi negli anni, colonizzando centinaia di pianeti.

Il Governo Mondiale non poteva permetterlo. Dunque, il Presidente dei Pianeti Liberi prese una decisione.

Sapendo che in Australia esisteva sottoterra un rifugio pronto per essere usato in casi estremi come quello, egli decise di cancellare il mondo al di sopra, bombardandolo con la cosiddetta Arma Finale, un arsenale di bombe di tecnologia avanzatissima in grado di cancellare un continente lasciando al suo posto il semplice mare.

Così, dopo aver portato in salvo i pochi esseri umani superstiti e sconfiggendo fortunatamente le razze aliene alleate dei Wergonth che stavano occupando l’Australia, il Governo decise di cancellare tutto il resto del pianeta, riducendolo in un unico ammasso d’acqua.

Non restava che cancellare tutto, poiché i Wergonth avevano vinto ed erano rimasti solo loro in superficie, mentre i terrestri rimasti cominciarono ad abitare il rifugio sotto l’Australia.

Dopo quell’apocalisse, nulla rimase sulla Terra. Mentre quel che rimaneva dell’umanità sfruttava la tecnologia del rifugio per poter vivere, al di sopra non era rimasto nulla. L’Australia e alcune sporadiche isole dell’Indonesia, le uniche porzioni di terra rimasta, erano diventate un deserto.

Gli effetti di quell’Apocalisse durarono a lungo: la Terra piombò in un lungo inverno nucleare, dove le radiazioni e le temperature glaciali si mescolarono rendendo la vita impossibile.

Mentre al di sopra persino la luce del Sole faticava a filtrare a causa delle grosse polveri, il sottosuolo australiano divenne un paradiso completamente indifferente ai mutamenti del mondo al di sopra, poiché il rifugio era stato progettato con le tecnologie del decimo millennio e studiato per garantire la sopravvivenza di chi lo avrebbe abitato.

Chi lo aveva costruito non si aspettava un’invasione aliena di quella portata, ma dal momento che la Terra aveva costruito l’Arma Finale, ovvero bombe così potenti da cancellare un continente, fu scelta l’Australia per creare un piccolo mondo del tutto indipendente agli effetti dell’arma. Mentre le città proseguivano con la loro vita, nel sottosuolo si era scavato, dopo aver scavato si erano installati una sorta di muri che avevano insieme la funzione di cielo e contenitore antisismico, si era creato un piccolo Sole che si sarebbe spento nelle ore notturne, avevano adattato il sottosuolo rendendolo fertile e accanto ai campi sorgeva una piccola città, pronta ad ospitare solo poche persone. A far funzionare tutto, persino l’irrigazione, era l’elettricità, ricavata da potentissimi generatori installati in una caverna adiacente. Il rifugio venne col tempo perfezionato e aggiornato fino all’anno Diecimila, in modo che nessun tipo di effetto negativo potesse intaccare quel paradiso artificiale.

Tuttavia, molti progressi tecnologici andarono per forza di cose perdute, come ad esempio il teletrasporto, o la capacità di muovere gli oggetti col pensiero tramite casco cerebrale, così come le armi belliche in grado di incenerire una persona. In generale la vita quotidiana regredì sensibilmente, riportandosi a uno stile che andava indietro di parecchi millenni. L’unico aspetto che rimase pressoché  immutato fu il branco della medicina: nonostante i mezzi limitati, i medici continuavano ancora a installare protesi quasi umane e a risolvere molte malattie genetiche.

Il popolo sotterraneo controllava periodicamente lo stato di avanzamento dell’inverno, ma per diverse migliaia di anni furono costretti a quella situazione provvisoria.

Alla fine arrivò il XIX Millennio, secondo il calendario gregoriano.

Dopo più di ottomila anni l’uomo tornò dall’esilio e riprese a vedere la luce del Sole, ormai libero dalle nubi nucleari.

Per quel motivo il 18.100 divenne l’anno 0, utilizzando un nuovo calendario.

Lentamente, i discendenti di coloro che erano scesi sotto terra cominciarono a ripopolare quanto era stato distrutto precedentemente, tuttavia si resero conto che molto era cambiato dai tempi in cui la Terra era stata abbandonata.

Semi che una volta piantati non crescevano secondo il modello previsto, ortaggi geneticamente modificati o dal colore diverso, animali del tutto nuovi rispetto a quelli cui si era abituati e in alcune specie persino più violenti: tutto era cambiato e, cosciente di questo, la nuova razza fu costretta ad adattarsi.

Per ricordare il lieto evento, fu deciso di costruire tre fontane che emanavano luce in tre punti diversi del continente.

Tre monumenti immensi, in ricordo imperituro dell’avvenuta rinascita terrestre.

Ogni abitante poteva vedere sgorgare dalle Fontane dei fasci di luce, i quali non erano altro che i raggi del sole che, filtrati dalla Fontana, cadevano zampillanti con un moto simile a quell’acqua.

La forma di governo che il popolo scelse per sé fu il regno, con capitale New Sydney. Il primo re fu scelto eletto dal popolo, e dunque lui e la sua famiglia furono colmati di grandi onori.

Per molti secoli nessuno ebbe problemi ad accettare i molti Re che si succedevano al trono di New Sydney.

Sul finire del secondo millennio del nuovo computo, salì al trono Re William VIII, il quale, morto prematuramente e senza figli né fratelli, lasciò la sua Nazione in preda ai dubbi riguardo il nuovo Re.

Secondo la Costituzione la successione sarebbe spettata al parente più prossimo, ma nemmeno il padre di lui, Re William VII, ebbe avuto fratelli o sorelle, né tantomeno la Regina Madre, morta partorendo il futuro William VIII.

Pertanto tutto sembrava condurre alla possibilità di una Regina, dopo tanto tempo, almeno finché non venne aperto il Testamento del Sovrano, il quale aveva designato il suo Primo Ministro, lord Walter Argonath, come suo successore.

Ciò suscitò le perplessità della consorte del defunto, la regina Margareth, in quanto quel Testamento era stato redatto prima di contrarre matrimonio.

A complicare la situazione fu la candidatura di Sir Anthony, di ritorno dalla sua ispezione nelle Sette Isole; un arcipelago fra quelli rimasti dopo la distruzione situato a Nord dell’Australia, che sosteneva di essere il figlio bastardo del sovrano, frutto di una notte di passione risalente ai tempi di quando era principe.

L’esame del DNA non lasciò dubbi, e ciò spiegò l’ascesa repentina di quel cavaliere, divenuto in poco tempo uno dei migliori vassalli del sovrano, ma questo non gli impedì di ricevere il titolo di Bastardo.

Quella controversia sarebbe potuta sfociare in una guerra civile, in quanto tutti e tre i contendenti avevano un esercito proprio e dei sostenitori, ma si riuscì ad optare per una soluzione pacifica: a nessuno conveniva una guerra in quel periodo, poiché il regno stava registrando un calo demografico e i raccolti, complici delle cattive annate, non bastavano. Andare in guerra avrebbe significato perdere tutti i progressi fatti fino a quel momento.

La soluzione pacifica consistette nel dividere in tre parti il Trono. Da quel momento non ci sarebbe stato più un solo sovrano ma tre che amministravano in maniera indipendente, ciascuno secondo le Terre accordate.

Ma si sa, l’uomo è avido, e non appena raggiunge il potere fa di tutto per non perderlo.

Per assicurarsi di non perdere il Trono conquistato, ciascuno dei Tre legò la propria vita alle Fontane di Luce, utilizzando le arti magiche, sviluppatesi nel corso dei secoli e inizialmente create per esclusivi scopi benefici.

Da monumento semplicemente ornamentale le Fontane divennero col tempo strumenti magici: grazie alla magia della luce, gli stregoni pensarono di utilizzare le proprietà della luce stessa per aiutare le terre, il bestiame, il popolo stesso, al quale veniva garantita longevità e protezione da molte malattie. Ciascuna Fontana, se zampillava, garantiva abbondanza e prosperità alla propria zona, tuttavia dal momento che i tre Re utilizzarono quel tipo di magia per la loro cupidigia, le Fontane subirono un repentino cambiamento: da protettrici del benessere e fonte di abbondanza divennero solo strumenti di immortalità ed eterna giovinezza per i sovrani, che dunque non temettero più il tempo. Per contro, le Fontane smisero di zampillare e si spensero, con effetti devastanti.

I raccolti non furono più abbondanti come un tempo, il bestiame non proliferava, anche nel clima si ebbero cambiamenti e il Sole non usciva se non per pochi giorni all’anno, e la crisi non fece altro che aggravarsi, suscitando animi di rivolta nel popolo.

Alla fine, la guerra tanto temuta ed evitata per un soffio, arrivò comunque.

Ed è qui che parte la nostra storia, cento anni circa dall’incoronazione dei Tre.

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