Kaden e le Fontane di Luce/2

 Capitolo 2

Kaden continuava a non credere a nessuna delle parole della Preside. “Non capisco come la Fontana sia collegata alla vita del Re. È impossibile, non posso crederci”

“L’abbiamo appena detto, Kaden. Non ascolti?” chiese Louisianne, sconvolta e tesa come una corda di violino.

“Avendo assassinato il Sovrano” proseguì Shydra scrollando le spalle “tutti i gendarmi, i soldati e persino i cacciatori di taglie verranno qui a ucciderti. Tuttavia, puoi stare tranquillo”

“Certo, come no! Se è vero ciò che dici, come posso essere tranquillo?” chiese Kaden, sentitosi preso in giro. ”E poi, perché non sono stato denunciato? Perché non avete ancora deciso per la mia espulsione dalla scuola?”

“Perché non ci saranno espulsioni, né punizioni… o perlomeno, non come la intendi tu. Cerca di aprire i tuoi orizzonti” disse Shydra. “Anzi, ringrazia la tua professoressa che ha avuto il buon senso e la prontezza di spirito di portarti a me. Una volta aperta la Fontana, ero sicura che qualcuno vi avesse inseguito, è per quello che avevo già rinforzato il pullman in modo che, se speronato, non si distruggesse”

“Ah… incredibile. Avevi previsto anche questo?”

Louisianne era sbigottita. Troppe informazioni, si sentiva la testa esplodere.

“Non ho ancora finito” disse Shydra infastidita. “Come ho detto, speravo vivamente che Louisianne si comportasse come in effetti si è comportata, perché chi apre le Fontane è considerato un vero e proprio soggetto unico, anche se, permettimi di dirtelo, non capisco cosa ci abbia trovato la Fontana in te”

Shydra gettò a Kaden un’occhiata penetrante da dietro i suoi occhiali e quest’ultimo si sentì per un attimo nudo. “Ciononostante, temo che dovrò attenermi alle sue decisioni e…”

“Ma a che pro sbattersi tanto?” interloquì Kaden, un po’ indispettito per il mezzo insulto. “Insomma, gettatemi sulla forca e tanti saluti, no? Non ho ancora capito perché, perché mi sta accadendo tutto questo”

“E chi lo sa? Chiedilo alla Fontana, se tanto ci tieni” rispose Shydra. “Se invece ti riferisci al fatto che ringrazio Louisianne per averti portato a me, be’, dovete sapere entrambi che io non sono una semplice Preside. Io sono il capo dell’Armata Rivoluzionaria, in altre parole sono la persona più ricercata dei Tre Regni. Ecco perché sono diventata Preside, ecco perché ci tengo tanto ad aprire le Fontane ed ecco perché non ti denuncerò mai ”

Quella rivelazione sconvolse entrambi gli interlocutori, mentre il sole fuori si faceva beffe di loro filtrando dalla finestra.

“Shydra, io…” cominciò Louisianne, ma Shydra la fermò alzando una mano.

“Ti chiedo scusa, Louisianne, e ti chiedo di estendere le mie scuse a tutti i docenti. Sono stata un po’ egoista, lo ammetto, ma quando sono anni che combatti e ancora non hai avuto una gioia, dopo un po’ ti stanchi anche tu, non credi? Oggi, finalmente, abbiamo eliminato uno dei Tre, dopo centodue anni di regno. Sono sicura che gli altri due faranno la loro mossa, anche se non so con esattezza cosa… proporrei la soluzione più logica: invaderanno questo regno e daranno la caccia a colui che ha aperto la Fontana”

“Ovvero io” interruppe Kaden.

“Certo, sciocco” rispose Shydra. “Sei in un grave pericolo. Tutti ti cercano e non per chiederti un autografo. Sei il più pericoloso criminale, ma sei anche la mia speranza… la nostra speranza. Hai aperto una Fontana, adesso ti chiedo di aprire le altre due”

“EH? Ma è una follia, non posso farlo!” Cominciò a sbraitare Kaden alzandosi, e anche Louisianne era sconvolta e stava per dire qualcosa, ma Shydra fece cenno di calmarsi entrambi.

“Ho detto forse che sarai solo? No, vero? E per favore, ascoltatemi, ché il tempo stringe. Come ho detto, non ci metteranno molto a risalire alla nostra scuola e quindi a te… ehm, come ti chiami di nome, Oberhaft?”

“KADEN!” esclamò lui, furioso.

“Kaden” disse Shydra. “Le Fontane si trovano una a Kashnaville, nei territori del centro nel regno della regina Marareth, e l’altra si trova invece a Sydney, dov’era la vecchia capitale e che adesso è solo il regno dell’Est, sotto lo scettro di Anthony, il Bastardo. Tieni presente che dovrai sempre camminare in segretezza, infatti i Re stessi sanno ciò che hanno combinato alle Fontane e quindi non vogliono che tu le apra. Ti uccideranno non appena ti troveranno. La baraonda che avete provocato a Lindville ti ha reso riconoscibile e sicuramente qualcuno ti avrà visto, e avranno un identikit della tua faccia. Ma come dicevo prima, non tutto è perduto. Sei nelle mie mani e io ti dico che non sei solo”

“A me pare di sì, invece” rispose Kaden. “Sono solo, mi sto cagando addosso e non c’è nessuno che voglia aiutarmi. Da dove devo cominciare? Non so combattere…”

“Imparerai, se vuoi vivere!” esclamò Shydra, irritata dall’atteggiamento del ragazzo.

“A quanto ho capito, devo partire subito. Fatemi almeno salutare i miei genitori e …”

“Sì, certo! Partirai con un bel party di addio e abbracci e baci e fuochi d’artificio lacrimosi! Avrai a disposizione centomila uomini armati! Poi, cos’altro vuoi, un destriero iper veloce? Faremo in modo di fartelo avere!” esclamò sarcastica la Preside, adesso furibonda, al punto da sbattere una mano sul legno della scrivania. “Forse non hai capito nulla, non ascolti nulla di quello che diciamo! Il tempo stringe, tutto l’esercito sarà in questa città a momenti o al massimo fra qualche giorno, devi andartene subito! La gente MUORE, c’è una guerra! Ma li leggi i giornali? La famiglia HESENFIELD è ritornata in auge, dannazione! Più perdiamo tempo, più la gente muore ed io non voglio più spargimenti di sangue! La nostra Armata Rivoluzionaria si è prefissata come obiettivo l’apertura delle Fontane e TU devi darci una mano! Parlavi dei tuoi genitori… bene, che ne dici se qualora tu aprissi le Fontane garantirai loro la vita?”

“Ma non posso…” provò ad interloquire Kaden, spaventato da quella furia. Era evidente che Shydra era molto più forte di quel che sembrava, ma Kaden aveva in mente le condizioni economiche della sua famiglia, lui, i genitori e i quattro fratelli. Era da quando aveva memoria che la sua casa era… “penosa”, come la chiamava lui. I muri cadevano a pezzi, il rubinetto perdeva in continuazione e la cucina era sempre allagata, il lavoro andava e veniva… no, non aveva il coraggio di abbandonarli così. Ora come ora, con la prospettiva di quel viaggio pericoloso, la casa gli sembrava una reggia e adesso che aveva capito che c’era davvero la guerra che aveva generato la crisi, gli venne voglia di fare qualcosa, qualcosa che andava oltre le uscite con gli amici e la smania del divertimento. Ma allo stesso tempo, non poteva andarsene.

“NO!” esclamò lei, interrompendo la riflessione di Kaden. “Meno sanno i tuoi genitori, meglio è. In questo modo, se i gendarmi li dovessero interrogare, loro NON SAPRANNO dove ti trovi e garantirai loro la sopravvivenza! Se invece ti dovessi nascondere a causa tua, allora sì che sarebbero guai e morireste tutti! È chiaro?”

Seguì una pausa imbarazzata, dove Shydra riprese il controllo di sé e Louisianne era profondamente commossa, interrompendo il silenzio coi suoi singhiozzi. Nel frattempo, alcuni uccelli presero a cantare.

“Tu devi pensare solo ad andare a Kashnaville e a Sydney, al resto penseremo noi. Ti garantiremo tutta la protezione di cui abbisogni, a te, a Louisanne, ai tuoi amici e alla tua famiglia! Ma tu devi partire, è troppo importante! Dicevo che non sarai solo, infatti ho reperito per te i tre migliori combattenti disponibili, che ti accompagneranno e ti guideranno in questo viaggio”

Detto quello, Shydra abbassò una leva da dietro la scrivania e una porta segreta dietro di lei si aprì, lasciando passare tre figure, due uomini e una donna.

“Lui è Klose” e si fece avanti il primo, un uomo alto, bruno e vestito di una semplice cotta di maglia che portava con sé una faretra sulla spalla. “Professione Arciere”

“Piacere” disse lui. Secondo Kaden, aveva una voce strana.

“Lei è Mary” e una signorina tozza, robusta, dalla carnagione mulatta come Kaden e dai corti capelli neri si presentò con un leggero inchino goffo. “Se mi permetti, sa tirare di spada come pochi”

“Farò a fette chi ti fa del male, garantito” disse lei. Le mancava un incisivo.

“Infine abbiamo Taider, il Cavaliere Corrotto” disse Shydra presentando l’uomo calvo più alto e robusto che Kaden avesse mai visto. Se era corrotto, voleva dire…?

“Un uomo ricercatissimo perché ha disertato preferendo stare dalla nostra parte” spiegò Shydra come se avesse voluto rispondere a Kaden.

“Buongiorno, Apritore” disse Tader con una voce profonda e rassicurante. Ma non aveva armi.

“Loro faranno le mie veci. Avrei tanto voluto partecipare io stessa, ma pare che l’Armata abbia sempre bisogno di un capo reperibile, quindi…”

Kaden non riusciva a crederci. Che fare allora? Accettare gli eventi o rifiutare tutto?

“Ovviamente, ci tengo a dire che nessuno ti obbliga” aggiunse Shydra. “ma se accetti la missione, sarà meglio. Tieni presente che tu sei riuscito ad aprire la Fontana e quindi per logica, riuscirai ad aprire anche le altre due. Non c’è in tutta l’Australia qualcuno in grado di farlo e credimi se ti dico che è una fortuna inaspettata. Possiamo far finire la guerra civile in tempi brevissimi e tornare tutti alle proprie vite. Ti assicuro che esiste un mondo pacifico e libero, un mondo dove gli uccelli cantano e il sole splende. C’è stato e noi dobbiamo fare di tutto per farlo tornare”

Questo non lo faceva stare meglio, anzi. Kaden non sapeva proprio che fare e diede uno sguardo a Lousianne.

“Be’, posso solo dire… che… ti è toccata una punizione molto severa” disse lei, seria. “Puoi rifiutarla, ovviamente, ma… in realtà non puoi”

Kaden sospirò, abbassando lo sguardo sulle sue gambe. Adorava sentire la sorella piccola ridere. “Un’ultima cosa. Se io non riuscissi ad aprire le Fontane? Voglio dire, io ne ho aperta solo una. Chi dice che io sia in grado di aprirle tutte e tre e che invece le altre due scelgano un altro… apritore?”

“Oh! Questa è una domanda intelligente!” si stupì Shydra. “Per fortuna, ho la risposta. È stato difficilissimo trovare anche questa informazione, quando cercai di scoprire tutto sui miei nemici. Quello che si sa è che le Fontane sono state costruite dalle stesse mani e sottoposte a un incantesimo molto potente. In pratica, quando gli Stregoni hanno fatto sì che le Fontane risplendessero di luce, hanno “unificato” in una sola entità i tre soggetti diversi. In altre parole, sono sempre tre le Fontane, ma è come se si stesse parlando della stessa. Perciò parti tranquillo: aprirai le altre due Fontane… o la tua domanda era un modo per svicolare la missione?”

Kaden sospirò ancora. “E va bene” disse, ma le parole gli vennero come se le avesse pronunciate qualcun altro. Era una pena di morte o cosa?

“Accetto l’incarico” disse alzandosi. Era per sentire ancora la sorellina ridere, che lo stava facendo.

“Perfetto” sorrise Shydra. “Allora non c’è altro da dire. Taider, Mary, Klose… ve lo affido. Che Dio Padre vi assista!”

I tre uscirono dall’ufficio e al suo interno rimase solo Louisianne. “Spero che tu sappia ciò che stai facendo”

“Certo che lo so” rispose lei. “Non è stato facile trovare qualcuno disponibile e Klose, Mary e Taider li avevo chiamati ieri, prima che voi partiste per il viaggio d’istruzione e sono venuti qui volando. Non so perché, ma avevo un presentimento… ovviamente garantiremo la protezione anche a te”

Louisianne scosse la testa e se ne andò, lasciando la Preside sola. A lei non piaceva essere capo dell’Armata Rivoluzionaria e, sinceramente, mandare allo sbaraglio un ragazzino non era la cosa migliore che potesse fare una donna, una madre. Tuttavia, era l’unica speranza.

Prima di avvisare i genitori di Kaden, però, aveva una chiamata urgente da compiere. Per fortuna, i telefoni esistevano ancora, nonostante la tecnologia arretrata di cui disponevano.

In realtà Shydra ebbe un attimo di esitazione. Non voleva chiamare chi doveva chiamare… ma doveva. Era l’unica persona in grado di smuovere le acque e ne aveva dato dimostrazione. Quando si erano incontrati, sei mesi prima, avevano avuto uno scontro corpo a corpo, finito in un pareggio e con la consegna di un bigliettino, che adesso si trovava in mano di Shydra.

Ricordava le sue parole: “Chiamami, dovrai farlo prima o poi”. Che aveva in mente? Perché avrebbe dovuto chiamarlo? Dopo averle dato il numero, sparì volando. Da allora si era macchiato di crimini orribili, ma stava vincendo la sua battaglia.

Era maledettamente bravo a combattere. A Shydra faceva male ancora la schiena da allora.

Era maledettamente bravo a convincere le persone, Shydra dovette riconoscere anche quello.

Era maledettamente capace nel prevedere le mosse di tutti… persino dei Re creduti invincibili.

Era un maledetto. Era Abraham Jason Noah Hesenfield.

Alla fine, chiamò dopo aver completato la serie di numeri. Seguì un breve attimo e poi una voce disse “Casa Hesenfield”

Shydra deglutì. “Buongiorno, vorrei parlare con il padrone di casa”

“Un attimo solo” rispose quegli, dopodiché il tempo si dilatò in maniera esasperante. Shydra si stupì nel sentirsi nervosa, e dire che stava solo aspettando di sentire quella voce.

“Parla Lord Hesenfield, signore di Villa Hesenfield e dei territori a Sud dell’Australia. Chi vuole conferire con me?”

“Sono Shydra Aldebaran” disse lei. Era così odioso! I territori a Sud li aveva solo occupati seminando morte ovunque!

“Shydra… mi hai chiamato piuttosto celermente” disse Abraham.

“Sono passati solo sei mesi” precisò la Preside. Poi decise di andare dritto al sodo. “la Fontana Lind è stata aperta. Presumo che Lord Walter sia morto”

“Oh, lo so” disse lui. “Non pensare che gli Hesenfield non abbiano i loro informatori. La tua… scolaresca ha fatto un bel po’ di rumore e si sa, i terremoti generano decine di curiosi”

“Che bastardo!” lo apostrofò lei. “Comunque sia, ho io in mano l’Apritore della Fontana”

Abraham non rispose subito, Shydra si convinse di averlo spiazzato. “… e va bene, hai vinto tu. Ma perché hai sentito il bisogno di dirmelo? Cosa vuoi da me? Vantarti un po’?”

“Ho deciso di far scortare l’Apritore dai miei soldati” disse Shydra. “I tuoi… uccellini sapranno sicuramente che faccia abbia, ma credo che noi due abbiamo un obiettivo in comune, ossia la sconfitta dei Tre Re e la nascita di un nuovo ordine. Perciò ti chiedo di non ostacolare la ricerca e di vegliare sull’Apritore, e anche sulla sua scorta, nel caso in cui qualcuno del tuo esercito li trovino. Non catturateli, non fategli nulla… la priorità sono le Fontane”

Abraham ridacchiò. “E cosa ottengo in cambio? Gli Hesenfield non scendono a patti con la Rivoluzione, lo sai benissimo. Sai anche che cosa mi spinge a muovere guerra contro i Re, perché voglio riottenere ciò che è mio… il Trono dei miei padri. Io non tocco l’Apritore e i suoi angeli custodi, e in cambio ottengo… ”

“Il Trono che vuoi. Perché se dovessimo riuscire ad aprire le Fontane, tu vinceresti la guerra… e sempre meglio avere te che loro come Re, immagino”

Shydra non pensava ciò che aveva detto. Lei riteneva Abraham un maledetto, ma perlomeno era un maledetto… mortale, inoltre non era un fatto certo che gli Hesenfield potessero prevalere. C’erano un sacco di incognite in una guerra… ma aprire le Fontane era troppo fondamentale e quindi valeva bene fare una sviolinata al proprio nemico.

“Hai proprio ragione” disse lui. Gli seccava dare ragione a una sciocca come lo era Shydra, ma aprire le Fontane era fondamentale, altrimenti i Re avrebbero vissuto per sempre e sicuramente era meglio vederli morti che vivi. “Dirò a mio figlio Caleb e mio figlio Isaiah di non torcere un capello all’Apritore, non appena avremo il suo identikit”

“Hai fatto la scelta  giusta, e anzi ti mando via fax la sua scheda personale scolastica” rispose lei, chiudendo la comunicazione. Shydra sospirò: che essere inquietante! Scendere a patti col nemico… era davvero quella la guerra?

Nel frattempo, Villa Hesenfield era chiusa da una cupola di nuvole nere e un vento gelido frustava le sue mura. Abraham si disse fortunato ad avere dei nemici così prodighi di informazioni e… sì, alla fine avrebbe risparmiato quello sventurato che aveva aperto la Fontana.

“Qualcosa vi turba, signore?” chiese il maggiordomo, posando il telefono portatile su un cuscinetto.

Abraham si riscosse dai suoi pensieri. C’era qualcosa che lo turbava? Poi, ascoltò il rumore della pioggia appena iniziata e andò a vedere quello spettacolo oltre la finestra del suo studio, che dava poi a un balcone spazioso.

Un lampo illuminò la zona e guardò il maggiordomo con espressione indulgente, scandagliandolo coi suoi occhi grigi. “No, Frederick. Davvero, non vi è niente di cui lamentarmi”

Andò poi in uno stipetto per prendere un foglio di telegramma e vi scrisse su una serie di parole, poi lo porse a Frederick. “All’attenzione di… re Walter” disse, reprimendo un sorrisetto. Era sicuro che lady Margareth avrebbe agito in quel modo, ovvero mandando un fantoccio a Perth. Era tipico di chi voleva coprire le apparenze e la regina era quel tipo di persona. Così, che c’era di male nel mettere un pizzico di pepe?

“Sarà fatto, Milord” e il maggiordomo scomparve, lasciando il suo padrone libero di meditare. Abraham tornò di fronte la vetrata, nascondendosi dietro le tende bianche, mentre la pioggia proseguiva incessante.

Erta tutto a posto, si disse. Caleb e Isaiah li avrebbe spediti a Ovest, a trattare con i Centauri. Jakob doveva mantenere la posizione a Sud e garantire stabilità ai territori occupati… oppure era meglio che tornasse a casa? Il terzogenito non sembrava adatto a mantenere una posizione, quindi sarebbe stato meglio che lo facesse uno dei loro luogotenenti, mentre Jakob tornava a casa. Per quanto riguardava le donne… gli dispiacque soprattutto per Isabel, ma non poteva farci granché.

Infine vi era Josafat, sua croce e delizia, nonché il più giovane dei suoi figli e al momento irreperibile. Forse avrebbe mandato Jakob a cercarlo, non appena lo avrebbe rivisto. Era tutto sotto controllo, ripeté fra sé.

 

Nel frattempo, il telegramma arrivò puntualmente alla corte di re Walter, in agitazione poiché il Re era appena tornato, ma rifiutava di rimuovere il cappuccio dalla testa.

“Maestà, che cosa è successo alla riunione…?” cominciò un cortigiano, ma il Re estrasse la spada e lo uccise seduta stante.

“Da adesso in poi” disse “chi parlerà del mio cappuccio sarà eliminato!” e si ritirò nelle sue stanze. O meglio, il Re fantoccio si ritirò nelle stanze di re Walter Argonath.

Sotto quel cappuccio infatti si nascondeva sir George, uno dei fedelissimi di Lady Margareth. Non era affatto somigliante a lord Walter, ma la regina lo ritenne il migliore a gestire un regno e dunque egli dovette accettare quell’incarico, pur trovandolo pericoloso.

Per fortuna non rimosse il cappuccio quando sentì bussare alla porta. “Chi è?” chiese brusco.

“Mio signore, è arrivato un dispaccio!”

George aprì e lesse. Erano poche parole, scritte in una grafia aggraziata ed elegante.

Conosco il tuo segreto.

Il fantoccio di lady Margareth deglutì spaventato. Com’era possibile? Chi era venuto a saperlo, e come? Doveva assolutamente chiamare la Regina, e così fece. Ordinò un telefono, e gli pervenne un modello coi numeri disposti a cerchio.

“Maestà! È appena giunto un dispiaccio con su scritto “conosco il tuo segreto”! Che si fa?”

 

La Regina si trovava seduta tranquillamente sul trono posto in fondo nell’ampio salone sempre colmo di servitori che andavano e venivano, quando sentì vibrare il proprio telefono portatile. Poteva essere solo sir George, il fantoccio che lei stessa aveva scelto per governare l’Ovest. Era l’unico che aveva il suo numero di telefono. “ne sei sicuro?” chiese spaventata, una volta sentito ciò che lui aveva detto.

“Sì, mia Signora. Vi prego di aiutarmi a fare luce su questo mistero!”

Margareth non aveva mai immaginato che la situazione sarebbe potuta precipitare in questo modo. Chi poteva essere… ma certo, si disse, c’era solo una persona in grado di sapere che il Re era un falso.

Lord Abraham Hesenfield. Un odio improvviso divampò dentro di lei, ma quando parlò mantenne la calma. Non riusciva a capire come potesse averlo scoperto, ma i fatti di Lindville potevano essere definiti in molti modi, ma non certo segreti. Non ci voleva un genio nel capire che il Re era morto, purché si conoscesse il segreto delle Fontane, e Abraham poteva benissimo essere uno di quelli al corrente.

“Sir George”disse dunque, fredda come il ghiaccio esteriormente, ma dentro agitata come il mare in tempesta. “Comincia subito le indagini. Scopri cosa è successo a Lindville nelle ultime quindici ore, voglio sapere TUTTO di quella città, persino in quanti sono andati in bagno. Muoviti!”

Chiuse la comunicazione. Certamente, se non il nome, perlomeno il volto del bastardo che ha aperto la Fontana doveva spuntare fuori. Poi lo avrebbero catturato e allora… Margareth pregustava il momento in cui lo avrebbe torturato personalmente.

Come previsto, non ci volle molto: il rapporto pervenne alla regina quella sera stessa, quando ormai Margareth si trovava nelle sue stanze e il sole stava per scomparire dietro l’orizzonte.

La Regina lesse dunque quelle pagine arrivate via fax.

A giudicare da quel che vi era scritto, alla Fontana si era avvicinata solo una scolaresca di Perth, quando improvvisamente e dopo che un ragazzo dalla pelle scura ebbe girato una manopola semi nascosta, sopraggiunse un breve terremoto e la Fontana tornò a zampillare luce senza poterla più richiudere.

Margareth rilesse più e più volte quel paragrafo e comunicò a sir George di farle avere la lista completa delle scuole di Perth, che le arrivò via fax dopo una buona mezz’ora.

In quella mezz’ora lei ebbe tutto il tempo di maledire la lentezza dei suoi servitori, mentre passeggiava in circolo per le sue stanze, avanti e indietro, nervosa. Quasi quasi, avrebbe preferito indagare lei stessa, oltretutto era anche capace di volare.

In ogni caso alla fine ottenne le informazioni che desiderava.

Leggendo quel nuovo rapporto, una scuola in particolare le rimase impressa nella mente, poiché la preside era una certa Shydra Aldebaran.

Shydra… la donna più ricercata di tutto il Triregno e ritenuta irreperibile da sei mesi… fino a qualche minuto prima. Sei mesi prima, lei e Abraham Hesenfield si erano battuti corpo a corpo nel suo stesso Regno, quindi adesso tutto era chiaro. Lei e lui si erano probabilmente alleati e la situazione era molto grave. In ogni caso, Shydra non era stata molto furba, visto che aveva mantenuto il nome reale nei documenti, tuttavia era stata abbastanza fortunata a diventare Preside per poter organizzare i… viaggi d’istruzione e dare fastidio alla Fontana. Chissà cosa avesse in testa Re Walter. Perché non ha arrestato Shydra quando era Preside, sapendo dove si trovasse?

Un ragazzo dalla pelle scura, eh? Quindi era lui la chiave di tutto. Margareth chiamò ancora una volta il suo servitore e ordinò con tono autoritario: “Fa’ questo, adesso: va’ da Shydra Aldebaran e fatti dire chi fra i suoi studenti ha la pelle scura, e soprattutto chi ha aperto la Fontana! Se non risponde, uccidila e perquisisci tutta Perth!”

 

Sir George avvertì una certa fretta nella voce della sua padrona. Obbedì dunque prontamente e, dopo essersi preparato con l’armatura, fece per uscire andando nelle scuderie per prendere il suo cavallo, ma mentre era nel salone d’ingresso del palazzo, buio poiché era ormai sera, venne fermato dai suoi servitori.

“Maestà, dove state andando? Volete uscire a quest’ora? E perché mai? Inoltre la scorta non è pronta per…” tuttavia sir George non aveva tempo per ascoltarli e solo dopo essere riuscito a prendere il suo cavallo tolse il cappuccio.

In quanto Cavaliere, George era sicura di trovare Shydra, e anche se non l’avrebbe mai trovata all’indirizzo di casa sua, poiché non esisteva, l’uomo avrebbe provato all’istituto. E fu lì che si diresse, galoppando fra le strade larghe della Perth silenziosa e immersa nella notte.

Una volta giunto all’Istituto, sfondò il portone d’ingresso con un calcio molto forte e salì veloce le scale, diretto all’ufficio della Preside, poi sfondò anche quella porta e sorrise nel vedere chi cercava ancora immersa fra carte sparse ovunque e una candela mezza sciolta.

Shydra Aldebaran, la donna più ricercata del regno e capo dell’Armata Rivoluzionaria… tutto il mondo ne conosceva il volto e il nome, ma con sé il difetto di non badare alla propria sicurezza.

Lì per lì, George non trovò strano che lei non avesse mosso ciglio nonostante il rumore sordo della porta che crollava.

Poi disse estraendo la spada: “Shydra Aldebaran, ti dichiaro in arresto in nome di re Walter Argonath! Per te è f…”

“Re Walter è morto” rispose lei, gelida e immobile. Ne aveva viste troppe, nella sua vita, per spaventarsi di un figuro che sfondava le porte ed estraeva la spada. In realtà, si aspettava che arrivassero a lei visto che sarebbe stato piuttosto semplice, ma lo aveva fatto apposta: innanzitutto Re Walter era stato talmente ingenuo da non capire che il ruolo di Preside di Shydra non era un tentativo di redenzione, e adesso che lo scopo di quel ruolo era compiuto, avere in mano il capo dell’Armata era un boccone più succulento che un ragazzo il cui massimo che si poteva sapere era il colore della pelle. Inoltre, la scheda personale di Kaden era in mano ad Abraham e non c’erano fotocopie.

Quindi erano solo lei e il cavaliere. E che cavaliere, Shydra lo riconobbe: era sir George Carlson, uno degli sgherri di lady Margareth, uno dei più violenti.

“Stiamo cercando un ragazzo dalla pelle scura, che ha aperto la Fontana Lind. Chi è? Dove si trova?”

Shydra scrollò le spalle, guardando fissa l’uomo. “Non ti secca essere un cagnolino della regina? Un servo pronto a scodinzolare in attesa del ringraziamento misero?”

Sir George si sentì ferito nell’intimo. Era la pura verità, non era mai stato libero e l’amore segreto che provava per la Regina non era mai stato ricambiato. Ciononostante, avrebbe fatto di tutto per farsi notare.

Tuttavia, sentirselo dire così, da una sciocca come lo era quella, gli fece scattare qualcosa. Estrasse la spada e la puntò dritta alla faccia della Preside.

“È l’ultimo avvertimento” sibilò glaciale il cavaliere.

“E poi che fai, ucciderai una povera vecchia? Non hai che da provarci”

Seguirono diversi avvenimenti veloci: Shydra scalciò la scrivania verso il Cavaliere, che cadde sommerso dai fogli, mentre la donna approfittò dell’attimo di smarrimento per fuggire dalla finestra, spaccandola dunque e disperdendosi nell’aria usando la Tecnica Arcana del Volo.

“Maledizione…” si disse George, rialzandosi. Non era una donna qualunque, ma avrebbe messo a ferro e fuoco la città, sia per trovare lei, che per trovare il ragazzo misterioso.

Nel frattempo, una carrozza verde scuro, della stessa tonalità del prato, piccola e sgangherata, aveva già lasciato le mura del paese e adesso era diretta verso il bosco.

3 pensieri su “Kaden e le Fontane di Luce/2

  1. Bel capitolo, sai tenere bene l’attenzione ^^ ma ci sono alcune cose da rivedere, a mio parere.

    Louisianne scosse la testa e se ne andò, lasciando la Preside sola. A lei —> Qui sembra che poi vuoi continuare a parlare di Louisianne mentre passi la narrazione sulla preside. Cercherei di farlo capire meglio
    Abraham Jason Noah Hesenfield. —> da qui in poi il capitolo ha un po’ di problema nello stile. Penso ci strebbe una revisione generale 🙂 a tratti è freddo, a tratti un po’ ripetitivo. Ti perdi un po’ nella narrazione insomma. I concetti ci sono e tutti belli e giusti ma ti consiglio di correggere la forma ^^
    Rrispose quegli—> Quegli è un po’ brutto xD
    George era sicura di trovare Shydra —> sicuro

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