Kaden e le Fontane di Luce/3

Capitolo 3

Quella notte, a Perth, il potente suono di un megafono squarciò l’aria ferma e dormiente della città.

“A tutti i soldati! A tutti i soldati! Perquisite la città, abbiamo trovato Shydra Aldebaran! Non fatela scappare! Chiudete le porte alle mura e bloccate il Porto!”

Shydra aveva ancora il fiatone, dopo essere scappata in maniera rocambolesca da sir George. In quel momento, la protezione che le stava dando un capanno abbandonato al porto di Perth era il massimo che poteva trovare.

Sperò ardentemente che Kaden e i suoi guerrieri fossero riusciti a scappare in tempo, poiché se Re Walter, o meglio il suo fantoccio aveva già fatto partire le indagini non ci sarebbe voluto molto tempo per far scoppiare un parapiglia generale in città e in tutte le città della costa Est australiana. Avrebbero bloccato tutte le vie principali con massicci posti di blocco e le strade secondarie pattugliate con i Cani-Tigre, una specie animale fra le più avanzate e sopravvissuta dopo i millenni bui dell’Apocalisse.

Che fare, dunque? Rimanere in città per smascherare il sovrano e far degenerare la situazione oppure fuggire e darsi alla macchia? L’idea di raggiungere la carrozza di Kaden la sfiorò per un attimo, mentre sentiva dei passi di corsa. Quella notte non avrebbe dormito nessuno in città: la donna più ricercata al mondo era fuggita e una sentenza di morte pendeva sulla sua testa.

Così Shydra decise di uscire dal capannone, stando bene attenta a non sfilarsi il cappuccio né il mantello nero e rubò una delle barche fra quelle che vi erano ormeggiate.

Dove sarebbe andata, non lo sapeva, ma avrebbe continuato a tenere la costa, per poi approdare in un anfratto più sicuro.

 

Mentre Perth era scossa dagli ultimi avvenimenti, una carrozza malconcia proseguiva il suo viaggio verso Est.

Prima di partire, Klose l’arciere, Mary la spadaccina e Taider il Cavaliere Corrotto avevano convenuto il tragitto migliore da compiere, e fintantoché potevano contare sul vantaggio rispetto ai propri inseguitori, avrebbero seguito la strada principale, per poi deviare improvvisamente e confondere le tracce.

In quel momento, erano già abbastanza distanti dalla città, la quale era visibile solo all’orizzonte, mentre il cielo era in quel momento arancione essendo pomeriggio inoltrato. Attorno a loro, la pianura spoglia adornata di erba secca e tronchi avvizziti rappresentavano il paesaggio principale.

Kaden e due dei suoi accompagnatori erano seduti a cerchio dentro la carrozza, mentre a guidare l’unico cavallo era Taider.

Nessuno aveva ancora parlato da quando erano partiti, e Kaden non aveva visto altro di Klose e Mary se non il loro lavoro di manutenzione delle armi e l’inventario delle provviste.

Il ragazzo osservò così quello che ritenne un bellissimo tramonto, esattamente identico a come lo aveva visto raffigurato in un disegno sopra i libri di geografia. Era più di un secolo che non si assisteva ad uno così vivido… di solito, il tempo era sempre grigio e opprimente, sia che fosse giorno sia che fosse notte.

Infine, Kaden parlò. Aveva ancora molta adrenalina nel corpo, che secondo lui era dovuta a tutto quello che era successo, ovvero una serie di cambiamenti repentini nella sua vita.

Quella mattina, stavano osservando la decadente Fontana Lind, poi lui aveva aperta quando nemmeno Shydra, la Preside che poi non era Preside, ci era riuscita. Non gli avevano permesso di salutare la sua famiglia e nemmeno di cambiarsi, lo avevano semplicemente scaraventato dentro la carrozza con ancora i suoi abiti scolastici, una divisa blu scuro e pantaloni dello stesso colore. Ad ogni modo, Shydra aveva detto che ci avrebbe pensato lei ad avvisare tutti, ma Kaden avvertiva lo stesso una forte malinconia.

Così cercò di non pensarci e prese la parola, mentre quei due brutti ceffi erano intenti a sbrigare le loro faccende.

“Quanto dista…” esordì esitante, poi quando si rese conto che nessuno lo aveva sentito, ripeté “Quanto dista Perth dalla fontana Kashna?”

“Circa quaranta ore in linea d’aria” rispose Klose, sistemandosi in un angolo e cominciando a intagliare una nuova freccia. “Ma credo che dovremmo farne molte di più. Siamo ricercati, sai. Inoltre, abbiamo deciso che prendere la via del Mare è molto rischioso. Da quello che Shydra ci ha detto, l’esercito degli Hesenfield ha cominciato la sua marcia dal centro dove abitano verso sud, cercando di occupare militarmente proprio Kashnaville, e una volta raggiunto l’obiettivo continueranno verso Ovest, dato… dato gli ultimi avvenimenti, seguendo così le coste meridionali. Ecco perché è meglio perderci nell’entroterra”

Kaden non aveva ancora capito chi fossero gli Hesenfield e perché tutti ne fossero così terrorizzati.

“E c’è anche un altro motivo per cui stiamo intraprendendo l’entroterra” proseguì Klose. “Faremo una tappa intermedia nella città di Chevanton, nella quale si trova una delle nostre basi e fare rifornimento. Certo, c’è ancora guerriglia, ma aspettati scenari del genere da ora in poi. Perth è stata davvero molto fortunata ad essere scelta come capitale, lì la guerra non era arrivata… ma credo che adesso anche i capitolini avranno la loro porzione di perdite e sofferenze”

Kaden ripensò alla sua famiglia e si chiese quanto tempo avrebbero resistito tutti quanti in un possibile scenario di guerra. A casa sua, non avevano quell’aggeggio chiamato Televisione né una Radio, quindi non sapeva bene come e quando scoppiava una guerra, ma tutti ne parlavano terrorizzati.

E lui adesso era diventato un elemento chiave in tutte le vicende, e non solo, si era unito persino ai guerriglieri che combattevano da oltre trent’anni, anno in cui era effettivamente cominciata la guerra fra esercito e popolo.

Kaden fissò Mary che stava lucidando la sua spada. Era un bell’oggetto, poi si disse che quel bell’oggetto aveva ucciso persone ed ebbe un brivido. In seguito, pose una nuova domanda.

“Pensate di addestrarmi?”

Klose e Mary lo guardarono come se fosse un po’ stupido.

“Certo! Ovvio, no?” fu Mary a rispondere, usando un tono brusco e per nulla accomodante. “Come pensi di sopravvivere senza aver maneggiato un’arma? Forse nel tuo bel mondo pieno di fate ed unicorni avresti potuto, ma fuori Perth la guerriglia imperversa, e ci sono gli Hesenfield che…”

“E basta con questi Hesenfield! Ma chi sono? Cosa vogliono?” la interruppe Kaden, agitandosi.

Klose e Mary si guardarono e Kaden ebbe l’impressione che stessero pensando di lui che fosse molto stupido.

“Non… non conosci la storia?” chiese Klose, usando un tono preoccupato.

Kaden rispose “L’ultima volta mi sono beccato un Impreparato, ma vi assicuro che…” ma fu interrotto dall’arciere che cominciò a spiegare “Il Nuovo Computo degli anni ha origine circa duemila anni fa, quando l’umanità abbandonò il rifugio sotterraneo per tornare ad abitare la Terra. Ed è in quel periodo che gli Hesenfield hanno origine, in Re Isaac detto Flagello dei Draghi, in quanto sconfisse tutti e diciotto i Draghi che a quei tempi devastavano la Nazione. A sua volta, Isaac Hesenfield divenne Re dopo un colpo di stato militare – era già generale dell’esercito – e la sua famiglia era molto nobile e ricchissima, dato che avevano costruito il loro impero economico sulla lavorazione dell’argento. Isaac tuttavia entrò nell’esercito e divenne dunque sovrano, e uccise tutti i Draghi. Dopo qualche generazione, però, gli Hesenfield caddero in disgrazia e vennero spodestati e nessuno seppe più nulla della loro discendenza, acquisendo la fama di… folli, se vogliamo, sempre chiusi dentro il loro maniero costruito dentro un enorme cratere, cratere che esiste dopo il bombardamento voluto durante l’Apocalisse dal Governo Mondiale per distruggere la razza aliena Wergonth. Nessuno ne seppe più nulla, dicevo, almeno finché non giunse lord Abraham Hesenfield, il quale da solo ha riportato in auge la sua famiglia e ha intelligentemente sposato la bella e ricca ereditiera Katrina della casa McNobly, la quale, essendo tutti i morti i suoi parenti in maniera repentina e misteriosa, poté donare tutte le sue ricchezze ad Abraham e diventare così molto influenti economicamente e politicamente. Insieme hanno già generato cinque figli, di cui due gemelli, che poi sono loro che stanno guidando l’esercito di Abraham. Capito adesso? Gli Hesenfield che tornano dalle nebbie del tempo è un evento straordinario, esattamente come l’apertura di una Fontana, le quali si ritenevano esaurite! Se devo essere sincero, sono contento di essere nato in questo momento storico”

“Be’, io no” rispose Kaden. “Esistevano Draghi in Australia?” chiese dopo qualche secondo e ripercorrendo con la mente tutto ciò che aveva detto Klose.

Mary scosse la testa. “Hai capito solo quello, eh? Be’, non è rimasto più nessun Drago e non se ne vedono dai tempi di Re Isaac. Sono tutti morti, fine della storia”

Kaden si scoraggiò, ma era troppo nervoso per rilassarsi, così chiese ancora “Allora mi addestrerete? Useremo la magia? Saprò tirare con l’arco? E poi…”

“E poi ti pianto un coltello sulla fronte se non la smetti? Sto facendo un lavoro importante!” lo interruppe Mary, la quale considerava la sua spada sacra e ogni volta che la si interrompeva andava su tutte le furie.

“Mary, suvvia” disse Klose, paziente. “Kaden, tutto a tempo debito. Inizieremo quando saremo certi di avere delle armi adatte per addestrarti. Per quanto riguarda la magia, non tutti la usano, e nemmeno noi siamo degli esperti, quindi lasceremo queste lezioni per ultimo e te le farà Taider. Più che altro, riteniamo che se dovessi affrontare i Sovrani in persona, un po’ di magia ti serve, ma niente di più”

Kaden non chiese più nulla e tornò ai suoi pensieri, mentre il paesaggio tutto uguale scorreva triste ai suoi occhi. Infine, giunse la notte e Kaden vide per la prima volta quelle che erano la Luna e le stelle.

“Allora è proprio vero…” disse Mary, ammirata da quello spettacolo. “Esistono notti serene, non sono solo leggende”

“Tutto merito del nostro Kaden, qui” ridacchiò Klose. “Almeno nell’Ovest, ci siamo riconciliati per sempre col Sole e con la Luna. Ad ogni modo, credo che sia il momento di riposare. C’è un bosco o qualcosa del genere, Taider?”

Taider rispose con una voce profonda “Credo di sì… per fortuna, conosco il territorio”

Deviò dalla strada principale e percorsero circa un’ora in balia degli scossoni dovuti alla terra piena di sassi e scoscesa. Infine, trovato un bosco che li avrebbe nascosti ad occhi indiscreti, si fermarono per mangiare e per dormire.

“Domani cominceremo il tuo addestramento” lo avvertì Klose, come ultima frase della giornata. Tuttavia, Kaden non dormì affatto e osservò ancora una volta la sua giornata con gli occhi della mente, mentre tutt’attorno sentiva i rumori del bosco. Molteplici pensieri vorticavano dentro di lui, come quando sua madre mescolava la zuppa dentro il calderone.

Chissà cosa era successo, e cosa stessero pensando i suoi in quel momento. Kaden era lì, assieme a tre pericolosi “fuorilegge”. Uno era persino un disertore dell’esercito. E doveva aprire due Fontane… Kaden non riusciva nemmeno ad immaginare quanti e quali pericoli li attendevano.

 

In quel preciso istante, a centinaia di chilometri più ad Ovest, due ragazzi gemelli e un terzo individuo vestiti di armatura cenavano, rosicchiando carne allo spiedo di fronte a un tenue fuoco. Tutto attorno, file e file di tende, il che comunicava un accampamento che in quel momento riposava, eccetto per i soldati di ronda che circolavano armati di torce.

I tre ragazzi, tuttavia, erano leggermente defilati rispetto all’accampamento, avendo una tenda tutta per loro.

“Quando attaccheremo l’Ovest, Caleb?” chiese uno dei gemelli, sputando pezzetti di carne mentre parlava.

“Non si parla con la bocca piena, Isaiah” lo redarguì Caleb, infastidito per quel semplice fatto. “Davvero, mi chiedo quando crescerai. Ad ogni modo, attaccheremo l’Ovest e Perth non appena avremo occupato Kashnaville, la capitale del regno di Margareth. Non ha senso interrompere l’assedio, soprattutto uno che sta andando bene, ti pare?”

Isaiah annuì. “È fantastico pensare che noi, intendo tu ed io, per la prima volta dopo più  di cento anni stiamo mettendo spalle al muro il Triregno, mentre l’Armata Rivoluzionaria pensa alla guerriglia noi stiamo cambiando la storia! Non è fantastico, Caleb? Eh?”

“Sì… forse” concesse Caleb. “Non dimenticare che però noi siamo gli Hesenfield. Stiamo combattendo per ottenere il trono che è nostro, e in ogni modo siamo sempre in guerra. La vittoria non è mai scontata, nemmeno per quelli come noi”

“E tu, Jakob? Che ne dici?” chiese Isaiah, vedendo il terzo fratello muto e pensieroso.

Quest’ultimo non rispose subito, e quando cominciò a parlare continuò a tenere lo sguardo fisso sul fuoco.

“Dico che secondo me non occorre tutto l’esercito per occupare Kashnaville. Uno di noi tre e un drappello di uomini può spostarsi ad Ovest e cominciare a lavorare. Secondo me il mondo deve tremare, siamo gli Hesenfield! Dobbiamo dimostrare che il nostro esercito è talmente potente da poter essere diviso ed essere ovunque, e riportare vittorie in egual modo! Ogni uomo, donna o bambino deve inchinarsi al nostro cospetto! Siamo la famiglia reale! TOTUS TUUS!”

Mentre parlava, da calmo e pensieroso com’era divenne agitato ed entusiasta, finendo col pronunciare il motto di famiglia ed estraendo la propria spada, levandola al cielo, imitato dagli altri due. Dopodiché, i tre baciarono lo stemma araldico dipinto a mano sulla guardia. Era dipinto in maniera molto precisa, un lavoro molto accurato: un leone a sinistra, un grifone a destra, reggenti uno scudo reggenti sei strisce bianche e nere, e in secondo piano una spada che lo trafiggeva. Sul simbolo dipinto sulla spada non erano presenti, ma sugli stendardi il simbolo era sormontato da sette stelle, quanti erano i membri della famiglia. Sotto lo scudo, un nastro azzurro richiamava il motto della famiglia.

Improvvisamente un corvo planò su di loro, incaricato da qualcuno per portare loro un messaggio.

“Viene da casa, c’è il nostro sigillo” disse Isaiah. Caleb lo ruppe e lesse un breve messaggio della grafia di lord Abraham.

“Figli miei, desidero parlarvi faccia a faccia. Venite subito!”

I tre si guardarono preoccupati. “Che ore sono? Nostro padre non dovrebbe essere già a letto?” chiese Isaiah.

“Deve essere successo qualcosa di grave… oppure ha ritrovato nostro fratello Josafat” ipotizzò Jakob, e detto quello i tre lasciarono l’accampamento utilizzando la Tecnica Arcana del Volo, tuttavia solo dopo aver riorganizzato i turni di guardia.

In volo, si potevano coprire lunghe distanze in breve tempo, così i tre fratelli, in tenuta militare e armati di spada, si presentarono alla porta di casa venendo aperti dal maggiordomo Frederick.

Lo studio di lord Abraham era illuminato da un enorme lampadario a molte braccia, situato al centro del soffitto. Di fronte a loro, l’amata scrivania in radica di noce, dove sul ripiano campeggiava il simbolo degli Hesenfield, anche quello dipinto a mano. A Caleb veniva sempre in mente, quando la guardava, i bei giorni in cui lui e i suoi fratelli si avventuravano fra i molteplici cassetti  per disegnare sopra i fogli di loro padre! Il tutto si concludeva invariabilmente con tanti scapaccioni sul fondoschiena!

Caleb sorrise malinconico. Quei tempi non sarebbero più tornati… solo Isaiah non era cambiato da allora.

 

Abraham era seduto sulla solita poltrona in pelle e sorrise benevolo ai suoi figli. Li guardava fiero. Erano così belli, così forti, così intelligenti! Da soli, comandavano un esercito di migliaia di uomini, e continuavano a vincere… che chiedere di più?

Somigliavano così tanto a lui… stessi capelli neri, stessa forma degli occhi. Be’, a dire il vero Isaiah e Caleb avevano gli occhi blu della madre, e avrebbero fatto innamorare qualunque donna. Nel frattempo, ormai Abraham cominciava ad invecchiare. I suoi capelli neri erano intervallati da qualche filo argenteo.

“Benvenuti, figli miei” esordì, felice di vederli forti e in salute. “vi ho convocati a mezzanotte passata perché, se avete notato, c’è la Luna là fuori. Sapete perché?”

Raccontò loro gli avvenimenti di quel giorno intenso e aggiunse “Shydra mi ha chiesto che, se doveste incontrare Kaden figlio di Joseph, e i guerrieri guidati da Taider il Cavaliere Corrotto, non fate loro nulla. Anzi, io dico che se li accompagnaste fino a Kashnaville sarebbe una buona idea”

“Capisco perfettamente, e siamo pronti per attaccare l’Ovest” disse Caleb, pronto sempre alla causa e dimentico delle sue stesse parole.

“C’è dell’altro, Caleb” lo interruppe Abraham. “Inoltre, non attaccare l’Ovest se prima non hai occupato Kashnaville! I miei informatori hanno saputo che Shydra stessa è scomparsa. Latitante. Nessuno sa più nulla di lei! Ecco, trovatela ed uccidetela! Lei è un nemico!”

“Perché scendi a patti con un nemico se poi la uccidi?” chiese Isaiah.

“Sciocco” disse Abraham. “Siamo in guerra, potrei risponderti così. Tuttavia, Shydra, come l’ho conosciuta io sei mesi fa, non approva il nostro ritorno al Trono, quindi potrebbe metterci i bastoni fra le ruote. Meglio toglierla di mezzo, fermo restando il nostro contributo all’apertura delle Fontane”

Abraham ripercorse con la mente lo scontro corpo a corpo che ebbe con lei e ancora aveva il corpo indolenzito.

“Infine, voglio ritrovare vostro fratello Josafat. Nessuno di noi sa dove si sia cacciato e su di lui è presente una taglia molto elevata, quindi ritengo che Jakob possa partire per ritrovarlo, poiché lo voglio qui. Non può fare sempre quello che vuole ed è il momento che partecipi alla causa”

Jakob annuì e si batté un pugno sul petto, come facevano di solito gli antichissimi Romani. Nessuno ricordava più quella parte di storia, pertanto gli Hesenfield se ne appropriarono come se fosse loro. “Mentre voi due, Caleb e Isaiah, affiderete l’assedio ad uno dei vostri Capitani e voi andrete a trattare con i Centauri. Ho saputo, grazie sempre ai miei informatori, che vogliono muovere anche loro una guerra personale. Pertanto, se li portiamo dalla nostra parte promettendo loro l’indipendenza, avremmo guadagnato delle creature straordinarie”

“Conta su di noi, padre, non ti deluderemo! TOTUS TUUS!” pronunciarono i tre figli. Anche il motto, in latino, era stato scelto da Re Isaac rubandolo dalla lingua in uso nell’epoca romana.

“Ora e sempre, figlioli. Andate!” rispose Abraham, ed aprì loro la finestra per lasciarli passare, poiché avevano intenzione di andarsene volando, sparendo nella notte.

“Pazzesco” commentò Isaiah in volo, sconvolto da quanto aveva saputo. “In un giorno, guarda quante cose sono successe!”

“Lo so” disse Caleb, scorgendo l’accampamento e atterrando dolcemente. “Alla fine, agiremo come aveva detto Jakob. L’esercito si scioglie”

Jakob annuì. “La storia lo richiede, fratello. In una fase così cruciale della guerra, non puoi permetterti di avere due occhi puntati sullo stesso obiettivo. Piuttosto, devi averne quattro, sei, dieci, su molti obiettivi”

“E tu devi trovare Josafat, il che è difficile quanto parlare con i Centauri. Credi che ti riconoscerà?” chiese Isaiah.

“Non lo so… ma è pur sempre nostro fratello, nonostante… tutto” detto quello e dopo aver preso le sue cose e averle appese al cavallo, scomparve assieme al suo destriero.

Isaiah sospirò, mentre osservava Jakob allontanarsi. “Spero che ci sia da tagliare qualche testa” disse a Caleb, mentre anche lui preparava il suo cavallo con aria stanca. Volare era molto faticoso, soprattutto volare due volte consecutive. Inoltre, avrebbero cavalcato di notte, invece di dormire.

“Credi che Ombra abbia fame?” chiese in tono scherzoso Caleb, riferendosi alla spada del fratello. Quest’ultimo la estrasse e la guardò con attenzione. “Ombra, ombra mia… ma perché quando ti guardo sei sempre più bella?”

Caleb scosse la testa: non sarebbe mai cambiato! “Su, dai, cerca di tenere il mio passo, stavolta”

Isaiah si sentì punto sul vivo. “Perché credi che se non volessi non ti supererai a cavallo? Ti faccio vedere io!”

Ed insieme, si sfidarono diretti nell’ignoto Ovest, dopo aver lasciato opportunamente un messaggio al Capitano, il quale avrebbe fatto le loro veci durante l’assedio.

Nel frattempo, in Australia spuntò un nuovo giorno. In tutto l’Ovest, un sole allegro fece capolino da levante… la prima vera alba da chissà quanto tempo.

Kaden si svegliò bruscamente, scosso da Mary, ascoltando appena ciò che gli veniva detto.

Nessuno sapeva in che modo il mondo si sarebbe mosso, da quel momento in poi.

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