Kaden e le Fontane di Luce/5

Capitolo 5

In Australia non si vedeva un Drago da almeno milleottocento anni, da quando Re Isaac Hesenfield, il capostipite della loro Casa, li aveva sfidati. Fino a quel momento, nessuno aveva mai osato, poiché considerati invincibili e, di conseguenza, ogni qualvolta che un Drago distruggeva un villaggio o un raccolto, il popolo lo aveva imparato ad accettare come parte del ciclo della vita.

Poi però salì al trono Re Isaac, e trovò la soluzione. Armato di una spada chiamata Apocalisse e in sella al suo cavallo Negrast il Castano, li sfidò a duello, uno per uno, tutti e diciotto. Secondo la leggenda, Isaac sconfisse anche i tre Draghi a capo della tribù: Kraken l’Angusto, Bronckhorst l’Avido e Neymaar l’Urlatore, riportando tre vittorie.

Anthony, l’attuale protettore di Sydney, conosceva quella storia, era narrata da moltissime canzoni e poemi epici. Ciò che però al Re interessava era sapere cosa in effetti fosse successo ai Draghi sconfitti. Isaac aveva distrutto i cadaveri o li aveva imprigionati? Le leggende non erano molto chiare su quell’aspetto; pertanto andò nella biblioteca nazionale e, dopo molte faticose ore, Anthony ritenne che un’informazione così importante non potesse essere trovata nel reparto più “ovvio”, e la biblioteca gli diede ragione: alla fine, riuscì a trovare una pagina strappata e nascosta in un libro che parlava di ortaggi.

Così, senza perdere altro tempo, Re Anthony montò da solo sul suo cavallo, Snow il Bianco, e si precipitò dove si riteneva fossero rinchiusi i Draghi, ovvero a Sudest dell’Australia, in una catena montuosa denominata Alpi Australiane, composta da picchi molto alti e quasi nessun sentiero percorribile a cavallo.

A cavallo, impiegò poco più di un giorno, mentre nel frattempo gli eventi continuavano a svolgersi. Gli Hesenfield, a quanto aveva saputo dalla sua matrigna, si stavano spingendo a Ovest accompagnati dai Centauri, qualcuno aveva intenzione di aprire le altre due Fontane, anche se fino a quel momento era risultato irreperibile, e la guerra civile andava avanti, sostenuta da un’Armata Rivoluzionaria che ingrossava le proprie file persino nella capitale. Inoltre, Lady Katrina Hesenfield, la moglie di Abraham, si era auto proclamata signora della città di Adelaide, scatenando una serie di tafferugli anche in quella città.

Occorreva dunque che i due Re facessero qualcosa, in risposta a quegli eventi, e fu a tutto questo che pensava Anthony durante il suo viaggio. Dal canto suo, immaginava che un giorno o l’altro anche la regina Margareth sarebbe stata sconfitta, e in quel modo, diventando poi l’unico Re di tutta l’Australia, avrebbe potuto finalmente prendere possesso degli altri due territori e gestirli secondo la propria iniziativa. Per quanto riguardava la Fontana, l’aveva nascosta ed era riuscito persino a non far trapelare la notizia al di fuori delle mura di Sydney.

Infine, consegnò il cavallo in una stalla a valle ed entrò a piedi nelle Alpi, inoltrandosi in un sentiero stretto, pieno di fossi e quasi a strapiombo, il che rendeva difficile la salita.

Tuttavia, Anthony, prima di diventare Re, aveva passato anni nell’esercito. Sapeva quali fossero i rischi dell’alta montagna e conosceva bene l’arte dell’arrampicata e del mantenersi in equilibrio anche su sentieri impossibili. Tutt’attorno, una brezza fredda gli lambiva la faccia man mano che saliva. Non si fermò nemmeno per un istante a contemplare il paesaggio: il panorama offriva tutta la serie di superbe montagne innevate e di tanto in tanto falchi, Plexigos modello aquila e, a valle, delle fitte macchie di vegetazione.

Anthony proseguì il suo cammino, alle volte camminando aiutato da un bastone, alle volte arrampicandosi e scavalcando le mura naturali, mentre la temperatura si abbassava. Di lì a poco avrebbe nevicato, glielo comunicavano anche le nuvole sopra di lui.

Più penetrava dentro le montagne, meno era possibile sperare in un sentiero sicuro, tuttavia il Re riuscì a raggiungere verso sera il punto esatto dov’erano nascosti i Draghi. Secondo il foglio che aveva trovato, Re Isaac Hesenfield li aveva imprigionati con un incantesimo dentro un burrone particolarmente profondo, ed era lì che adesso, milleottocento anni dopo, un altro Re si trovava.

Anthony si ripeté di non guardare in basso, ma era difficile non farlo. Sotto di lui, una sottile linea di terra gli permetteva di stare in piedi. Dietro, uno stretto valico dal quale era giunto e davanti una enorme voragine lo separava da altre montagne e altri valichi. Il freddo era molto intenso e il vento gli sferzava la faccia, pur coperta da un pesante cappuccio.

Colmo di paura e più che mai desideroso di tornare a sicuro nel suo castello, del tutto dimentico della sua immortalità, Anthony recitò un incantesimo a lungo dimenticato. Per fortuna, il modo di risvegliare i Draghi esisteva ancora, ma la formula per tornare a rinchiuderli si era persa nei secoli:

“O possenti,

che cadeste potenti;

io, lord Anthony vi invoco,

in tutta la vostra regalità qui in loco”  

Per quanto riguardava la terza strofa, il foglio non era molto chiaro, in quanto c’era uno spazio bianco senza scritte. Tuttavia, Anthony comprese in base al pronome io che occorreva identificarsi.

E così, uno dopo l’altro, diciotto possenti Draghi molto simili a lucertole volanti, di tutti i tipi e colori, risalirono il grande crepaccio come farebbe il magma dal suo vulcano.

 

Anthony vide coi suoi occhi persino Kraken l’Angusto, che era il loro re e signore, ma nessun disegno poteva rendere l’idea di quanto fosse forte e minaccioso e terribile. Capì inoltre perché venisse definito Angusto: era nero come la notte, e nelle sue vicinanze ci si sentiva come oppressi e rannicchiati in una caverna molto stretta. Successivamente, il figlio bastardo del re diede un’occhiata a tutti gli altri Draghi, i quali lanciavano fiammate al cielo, felici di tornare liberi come un tempo. In base a ciò che stava osservando, l’uomo trovò davvero impossibile che un uomo solo avesse potuto abbatterli tutti. Il potere di quelle bestie era tale da mutare persino il tempo. Il vento gelido si era placato e adesso Anthony cominciava a sentire caldo.

 

Alla fine, atterrarono l’uno accanto all’altro, tanto per rimarcare la loro superiorità anche solo fisica. Erano alti probabilmente cinque uomini adulti e un’apertura alare quantomeno il doppio.

“Sei tu Kraken l’Angusto, Signore dei Draghi?” chiese Anthony, parlando con tono forte e chiaro e rivolgendosi a quest’ultimo, il quale mosse la coda irta di spuntoni rossi, che arrivavano fino alla schiena. Sulla testa, due corna altrettanto scarlatte. L’animale rispose:

“Io sono il Signore dei Draghi, Kraken l’Angusto. A nome di tutta la mia comunità, ti ringrazio per averci rimosso dall’esilio, che era durato per milleottocento anni. Cosa posso fare per te, o salvatore?”

Il Re si stupì alquanto: era davvero così facile?

“Molto semplice, Signore dei Draghi. Combatterete al mio fianco poiché il mio Regno è minacciato da gente malvagia e farabutta, che risponde al nome Hesenfield. Dovete trovarli e bruciarli col vostro onnipotente fuoco”

“E sia” ribatté Kraken l’Angusto. “Noi diciotto siamo ai tuoi servigi, poiché ci hai liberato. Distruggeremo i tuoi nemici e il tuo regno tornerà al suo antico splendore”

Così, levato un comando, la schiera spalancò le ali e si librò nel cielo, sgombrandolo dalle nuvole grigie.

Re Anthony fu oltremodo soddisfatto del risultato raggiunto. Aveva i Draghi dalla sua, ed era bastato liberarli. Che gli Hesenfield  sconvolgessero pure il mondo, lui non sarebbe mai caduto.

Ma un drago rosso con venature gialle, borbottò. “E da quando in qua la Razza Sacra dei Draghi si piega ad un Uomo?”

Kraken, che lo sentì, rispose: “Bronckhorst l’Avido, non ritieni di essere debitore a costui? Inoltre, chi è nemico degli Hesenfield è amico nostro. La nostra vendetta sarà implacabile”

“Non sono d’accordo” ribatté Bronckhorst. “Noi siamo un popolo libero, è impensabile che facciamo come comanda un Re, soprattutto se fa parte della stessa razza che ci ha piegato non uccidendoci.” Poi si rivolse al resto dei compagni. “Non sentite anche voi l’ira che vi pervade? Non volete anche voi essere privi di pastoie e distruggere tutto indiscriminatamente? Risparmieremo quest’uomo, poiché ci ha liberato, ma nulla ci impedisce di distruggere anche il suo regno!”

Molti furono d’accordo col discorso del Drago e lo seguirono. Furono in sette, contro i restanti undici che rimasero fedeli a Kraken.

“Mi sa che combatteremo l’uno contro l’altro, fratello contro fratello… che disgrazia” constatò quest’ultimo, utilizzando un tono triste. Anthony non riuscì a dire nulla: per un attimo, aveva temuto di morire invaso dalle fiamme di Bronckhorst.

 

Kaden e il resto della sua scorta arrivarono al villaggio di Chevanton, tuttavia il boato che li accolse fece loro capire che la tanto agognata riserva di scorte difficilmente sarebbe stata esaudita, visto che i Plexigos stavano attaccando il paese.

Taider, che guidava la carrozza, avvisò gli occupanti dell’abitacolo con la sua voce cupa e malinconica. “Preparatevi, poiché vedo del fumo all’orizzonte.”

“Oh, accidenti” commentò Klose. “Riesci a percepire quanti sono?”

“Certo che no, che domande sono?” rispose il conducente. “Ad ogni modo, stavo pensando che una bella esperienza sul campo sia un ottimo viatico per l’istruzione del ragazzo”

Kaden capì che parlava di lui.

“Sono d’accordo, Taider” concordò Mary, pulendo la propria spada. Aveva un certo brillio negli occhi, probabilmente non vedeva l’ora di tagliare qualche testa. “Andiamo ad affrontarli”

Così deciso, il Cavaliere Corrotto non poté però nascondere la carrozza, visto che il sentiero era unico e tutt’attorno non vi erano che case e deserto privo di rocce per miglia e miglia. Furono costretti a lasciarla in bella vista appena prima di entrare nel villaggio, tuttavia improvvisamente si sentì un altro boato, troppo vicino per essere ignorato come il primo.

“Oh, no!” esclamò Mary. Kaden, appena sceso dal veicolo, vide per la prima volta un Plexigos. Era una creatura molto alta, provvista di un manto nero e occhi rossi inespressivi. A Kaden ricordava un canguro, ma nessun canguro gli aveva mai messo paura. Inoltre, l’odore che emanava prometteva morte.

Non c’era nessun altro, l’aria era tornata ferma dopo l’esplosione che, Taider se ne era reso conto, aveva coinvolto una casa lì vicino. Chissà chi vi abitava, pensò il cavaliere.

“Probabilmente questo Plexigos è andato da solo in avanscoperta” disse Klose, incoccando una freccia. “Come vedi, riescono a far esplodere persino una casa con molta facilità”

La scoccò mirando alla testa della creatura, ma quella si difese utilizzando un raggio molto luminoso partito dalla sua bocca, che incenerì la freccia e finì la sua traiettoria dove prima era posto Klose, che quindi si era scansato fulmineamente. Kaden notò che dietro Klose vi era la carrozza, che dunque finì il suo viaggio esplodendo.

“Oh, no! Maledetto!” Mary sollevò la spada con entrambe le mani, pose la lama di fronte ai suoi occhi come segno di saluto e ingaggiò un feroce scontro con Tenebra e le mani stesse del Plexigos.

Mentre Kaden si stupiva della forza delle mani della bestia, Taider si accertava delle condizioni di Klose.

“Stai bene? Niente di rotto?” chiese. “No, per fortuna il laser mi ha solo sfiorato” rispose l’arciere, osservando il braccio leggermente annerito, lì dove la maglia era strappata.

“Ottimo” rispose Taider, che estrasse la spada e decise di dare una mano a Mary, che si trovava in difficoltà, dovendo fare attenzioni a quattro arti e la coda; tuttavia anche in due contro uno il Plexigos non sembrava arrestarsi, limitandosi solo ad aumentare la propria velocità di risposta agli attacchi.

Kaden osservò la carrozza bruciare, mentre i tre guerrieri combattevano. Che poteva fare? Che doveva fare? Lui aveva ancora la spada delle esercitazioni… non si sentiva ancora pronto ad affrontare un combattimento vero e proprio.

Tuttavia, la situazione lo richiedeva, perché sopraggiunsero altri Plexigos, diversi dal primo. Sembravano più dei dingo usciti dal più profondo degli inferi. Kaden riuscì a contarne quattro, che cominciarono a sparare raggi luminosi blu da tutte le parti.

“Okay” disse Kaden, tenendo la spada avanti. “È dunque giunto il momento di…”

Kaden non si era nemmeno accorto che una di quelle bestie si era avvicinata al suo braccio sinistro e lo aveva afferrato, preso com’era dal raccogliere il suo coraggio. Attanagliato dal dolore insopportabile procurato dai denti che stavano affondando sugli avambracci, Kaden lanciò un urlo straziante, e perse i sensi.

Mary, impegnata col suo Plexigos, si girò appena in tempo per vedere il corpo di colui che doveva proteggere trascinato come un sacco di patate lontano da lei.

L’ira e l’apprensione la pervasero. Non poteva permettere quello sfacelo, non alla prima loro tappa. Sollevò ancora la spada impugnandola con due mani e, un fendente dopo l’altro, fece fuori tutti i Plexigos che trovò, e ne erano giunti ormai tredici, schivando i raggi laser e parando con la lama stessa i violenti pugni.

Alla fine, fu col fiatone che si inginocchiò in mezzo a quei cadaveri. Infine, guardandosi attorno, si rese conto di essere sola.

“Maledizione… maledizione! Dove cazzo sono Klose e Taider? Mai che si trovino, nel momento del bisogno!”

 

Klose e Taider, una volta sconfitti i Plexigos loro avversari, avevano deciso di dare una mano a Mary, quando una truppa di soldati, probabilmente a caccia dei Plexigos, era sopraggiunta sul campo di battaglia.

“Chi siete? Invasori, presumo” aveva detto uno dei soldati, in tono aggressivo. Concentrato com’era sui due uomini, non si era curato della donna che stava affrontando da sola i Plexigos poco più in là.

“Siamo viandanti, ho un uomo ferito. Posso portarlo all’ospedale?” aveva chiesto Taider, parlando di Klose. In effetti, se al raggio luminoso si era cavato d’impaccio con un leggero annerimento, durante lo scontro aveva riportato diverse ferite.

I soldati si erano messi a ridere sprezzanti. “Forse non ti rendi conto che qui siamo sotto assedio. Se perdiamo tempo a curare anche gli stranieri chi curerà i nostri?” aveva detto ancora il soldato, che probabilmente era il capo.

Poi una donna soldato aveva sventolato un foglio sotto il suo naso. “Jack, guarda! È il Cavaliere Corrotto Taider, ne ho riconosciuto le fattezze sul ritratto! Sono loro, i quattro di cui si parla tanto: Mary la rivoluzionaria, l’arciere Klose e il disertore. Ma non vedo il ragazzo dalla pelle scura, dov’è?”

Klose e Taider si erano guardati atterriti. Dov’era Kaden? Ma non c’era tempo nemmeno per guardarsi attorno, perché il capo di quei soldati aveva deciso di legarli e portarli al cospetto del Sindaco, lord Von Friedrich.

“Lui saprà cosa fare di voi”aveva concluso, e così partirono, lasciando così Mary da sola. Non aveva sentito nemmeno una parola di quel dibattito, ma poté scrutare le due figure ben note allontanarsi.

Che stava succedendo? Era dunque questa la crema dell’Armata Rivoluzionaria? E che cosa sarebbe successo a Kaden, adesso che era senza scorta?

Toccava a Mary assumere il comando delle operazioni, ma con sé aveva solo Tenebra, e una spada non serviva a molto in materia di ritrovare le persone, soprattutto in un villaggio che non si conosceva e assediato dai Plexigos, che ogni tanto facevano sentire la loro presenza con delle esplosioni più o meno vicine.

Poi ricordò che era stata Shydra stessa a portare quelle immonde bestie nei villaggi. Quindi, in teoria, avrebbero dovuto essere alleati…

Mary sorrise amara per l’ironia della sorte, cominciando a muoversi alla cieca, in cerca di qualcuno che potesse aiutarla.

Non le ci volle molto, poiché dopo un paio di vicoli molto stretti finì nel bel mezzo di una vivace lotta fra rivoltosi, Plexigos ed esercito. Esplosioni, urla e cadaveri in piena piazza, ma Mary non aveva tempo di gettarsi nella mischia.

“Scusa, eh, ma mi servi” acchiappò senza troppi complimenti un soldato qualsiasi e lo condusse dentro un vicolo.

“Chi sei? Che cosa vuoi?” chiese quello, molto nervoso, guardando gli occhi color carbone della ragazza fissarlo in un modo molto poco piacevole.

“Sapere dove si trova il sindaco di questa fottutissima città” rispose. Aveva pensato subito che Klose e Taider potessero trovarsi al suo cospetto, ma non osava sperare di avere fortuna.

“Oltre… oltre la piazza, prendi la via davanti a te. Poi a destra e sempre dritto, vi è un’altra piazza” rispose spaventatissimo il soldato.

“Perfetto, grazie!” esclamò Mary e, estratto uno stiletto, lo pugnalò. Un colpo dopo l’altro, le serviva per sfogare i nervi.

Così, ignorando i Plexigos che la attaccavano, raggiunse il palazzo di Von Friedrich. Chiamarlo palazzo non era il termine giusto, ma lei non era certo una tipa che stava lì a considerare cosa fosse giusto e cosa fosse sbagliato dire.

Così spalancò il portone, seguita da alcuni mostri, come se li avesse portati lei.

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