Kaden e le Fontane di Luce/7

Capitolo 7

“Nessun uomo può mangiare così tanto. O è un demone, oppure è venuto a visitare quella città molte volte. Oppure qualche cuore non lo ha nemmeno mangiato” considerò Klose, una volta usciti dal villaggio di Merredin.

“Non lo so… è un essere tremendo. Che cosa gli è capitato? Qual è la sua storia?” si chiese Mary.

“Io vorrei solo sapere di chi state parlando” buttò lì Kaden, tanto per distrarsi dal copioso sudore che lo stava aggredendo. Attraversare un deserto non era semplice.

Klose ridacchiò, ma rispose.

“Di chi stiamo parlando, dici… ti potrei rispondere che non si può parlare del Mangiacuore senza averlo incontrato, ma non mi va di essere sibillino, ho troppo caldo. Dunque, da quello che sappiamo da quando la Maestra Aldebaran ha attaccato Villa Hesenfield uscendone sconfitta, il Mangiacuore è uno dei figli di Abraham. È un’informazione che non sanno nemmeno i tre Re, poiché gli Hesenfield temono questo legame; per questo non sappiamo come si chiama. È famoso per uccidere le sue vittime mangiandone il cuore e poi impalarle nel modo in cui hai visto. È un essere tremendo che non conosce né la pietà né forse qualche altro sentimento positivo, spinto com’è dalla follia. Riteniamo che mangi i cuori perché, come hai visto, tutti i toraci sono bucati, e il loro cuore non si trova. Spaventata, la sua famiglia lo lascia fare, ma stai pur certo che se un Hesenfield ti dice ‘Ti scaglio contro il Mangiacuore’, è la fine per te. Come tutti i suoi parenti, ha un altissimo senso della famiglia, gli unici in grado di controllarlo. Solo che non lo fanno.”

Che risposta era stata. Una minaccia in più per lui, si disse Kaden.

“Ad ogni modo, non pensare al Mangiacuore, quanto piuttosto a restare vivo. Esercitati con la spada, Mary è qui per combattere ed insegnarti” concluse il guerriero.

“Ha ragione Klose. Per quanto tu sia scarso, il nostro compito è quello di portarti vivo a Sidney, dopo aver aperto la Fontana Kashna. Perciò vedi di esercitati con la spada che ti abbiamo dato e non fiatare” disse Mary. Alla fine, due giorni prima erano persino riusciti a rubare una spada dall’oasi, che giaceva dimenticata dal tempo, per non parlare poi di Olocausto.

Kaden la estrasse dal fodero. Era bella, luccicava al sole, o forse era solo il semplice riflesso dovuto alla perfetta manutenzione.

“La chiamerò Raggio di Sole” dichiarò a voce alta.

“Che nome di merda” commentò Mary.

“Sì, perché sarà grazie a lei che riporterò il sole dove non si trova” continuò ignorando il commento della ragazza; ma a quest’ultima venne in mente un’idea e attaccò il ragazzo improvvisamente.

Kaden non era pronto e fu colto alla sprovvista ma per sua fortuna Mary aveva colpito leggermente, ma ciò non le aveva impedito di arrecare un taglio alla faccia del ragazzo.

“Non hai riflessi” mormorò delusa la spadaccina, riponendo Ombra nel fodero. “Non hai metodo di attacco. Non hai metodo di difesa. Vola in basso e non dare nomi del cazzo alle spade”

Kaden non protestò neanche, e preso com’era dall’ira voleva squarciarla colpendola alle spalle. Si rivolse a Raggio di Sole sollevandola in cielo per controllare la ferita usando la spada come specchio, ma nel farlo entrò nel campo visivo un piccolo punto nero.

“Ehi” chiamò dunque i tre, con la faccia ancora sanguinante.

“Medicati e lasciaci in pace” rispose Mary, in cammino.

“Non si tratta del taglio gratuito che mi hai rifilato!” esclamò impetuoso il giovane. “Guardate nel cielo: cos’è quel punto nero?”

I tre osservarono attentamente il cielo azzurro, per quanto il sole potesse permetterglielo.

“Che roba…” commentò Taider, stringendo gli occhi da sotto il palmo. “Klose, non è quello che penso, vero? Dimmi che non  è quello che penso!”

“Se vuoi essere rassicurato da false speranze, te lo dico” rispose Klose. “Mary?”

Mary sospirò. “Dobbiamo insegnargli la Magia”

“Mi spiegate che cos’è invece di divertirvi da soli?” incalzò Kaden, vedendo i tre confabulare di cose che non avevano significato per lui. Infine, i tre scapparono a gambe levate, diretti di nuovo alle rovine di Merredin. Era l’unica cosa da fare, poi dopo vi era il Deserto.

“Mio caro Kaden, hai davanti a te un Drago! È troppo distante per vedere chi è, ma lascia che ti ragguagli. I Draghi sono creature che fanno parte della storia primitiva dell’Australia, e sono stati sconfitti da Isaac Hesenfield, il capostipite di quella Casa e divenuto Re. Ora, noi credevamo che li avesse rinchiusi e l’incantesimo per risvegliarli solo una diceria, invece eccone uno. Potrebbe ucciderci, abbassandosi di quota e lanciando una fiammata di proporzioni gigantesche! E noi siamo troppo esposti! ” disse Taider, spiegandolo a fiatoni, mentre correva sulla sabbia.

Kaden sentì di stare ricevendo troppe informazioni. Prima un pazzo che mangiava cuori in serie, poi i Draghi… e in entrambi i casi c’entravano gli Hesenfield.

Ancora loro. Sempre loro. Che fossero il vero problema?

“Ma… chi può averli risvegliati? Gli Hesenfield?” chiese il ragazzo, mentre imitava i tre nel rannicchiarsi dietro una colonna, che offriva loro anche una minima ombra.

“Ma certo che no!” esclamò Taider, continuando a guardare il Drago, muoversi a cerchio sopra le loro teste. “Non converrebbe risvegliare i Draghi, proprio perché è stato un loro avo a rinchiuderli, e temono una loro vendetta. Sono sicuro che c’entra Re Anthony, è l’unico abbastanza folle da richiamarli. E tutto questo perché? Non certo per te, sei solo un minuscolo ragazzo di fronte a tutta la potenza che ha. No, credo che sia successo qualcosa di importante, tanto da convincerlo a chiamare i Draghi e contrattare con loro. Chissà cosa ha promesso, in cambio del loro aiuto”

“Io comunque ne vedo solo uno” commentò Kaden.

“Si dice che ce ne siano diciotto, in tutto” disse Klose. Kaden aveva voglia di seppellirsi sotto la sabbia, ma forse non sarebbe bastato ad evitare la fiammata del Drago.

Tuttavia, dopo alcuni minuti che parvero ore lunghissime, il Drago levò un urlo agghiacciante e sparì dalla vista.

“Mamma mia…” commentò atterrita Mary. “Mi sento vibrare, a causa dell’urlo”

“Meno male che se n’è andato” disse Taider, scosso anche lui. “Non eravamo né siamo preparati ad affrontare un drago. Secondo la leggenda, Re Isaac li ha sconfitti da solo, ma io non ci credo. È impossibile, ci vogliono almeno cento uomini valorosi per tenerne a bada anche solo uno. Ma forse in quel tempo gli uomini erano molto più forti di oggi, e le gesta leggendarie erano più comuni. Beh, proseguiamo il viaggio”

Ma una domanda fondamentale perseguitava la squadra di scorta di Kaden: perché non li aveva attaccati? I Draghi erano forse come qualsiasi altro animale, che non attacca se non provocato? No, impossibile. Ed era impossibile che un Drago non li avesse scorti, pur nascosti com’erano. Gli echi delle brutalità da loro commesse avevano resistito ai secoli. Allora… ?

Decisero di non pensarci, cercando un rifugio per riposare, dopo aver impiegato diverse ore a camminare.

Quella notte, Kaden dormì male, ancora peggio delle altre notti.

Eppure avevano trovato un comodo anfratto di roccia, anche se pieno di scheletri, testimoni di un passaggio ormai obliato di viandanti periti probabilmente di fame.

Kaden entrò in un sogno agitato, pieno di vaghe immagini: cominciò con lui a scuola, mentre faceva gli occhi dolci ad Ashley, una delle ragazze della sua classe, e lei miracolosamente ricambiava… poi il sogno cambiò, e vide alte fiamme, e una casa dopo l’altra a Perth cadeva rovinosamente, seminando il panico fra la gente che spaventata cercava di fuggire invano.

E infine sognò ancora se stesso camminare con Klose, Mary e Taider, in piena notte, e lui nel sogno disse “Quando ci fermiamo?”, ma Mary rispose “Ti ammazzo” . Al che si voltò e vide una figura spettrale.

Non sembrava un Plexigos, poiché quelli si tenevano dritti a due zampe, ma nemmeno un altro animale. Piuttosto, era più simile a un uomo che gattonava, ma Kaden non era del tutto sicuro nemmeno di quello.

Di lui, riusciva a vedere soltanto i due grandi occhi gialli, che spiccavano sulla figura nera e parevano fari nella notte.

Non passò nemmeno un secondo che quell’essere si mise di fronte a lui, faccia a faccia. Kaden riusciva a sentire l’alito pesante, che sapeva di sangue.

La creatura dai grandi occhi gialli spalancò le fauci, facendo vedere i canini pronunciati. Era come se volesse riprodurre un ululato, ma muto per qualche motivo.

E Kaden si rese conto che gli arti su cui poggiava non erano zampe, ma braccia umane, forti e pelose. Infatti, l’essere sollevò il braccio destro e lo ritrasse per aumentare la violenza del colpo.

Kaden capì cosa sarebbe successo e gridò di terrore, svegliando i suoi compagni e se stesso.

Klose arrivò per primo, seguito dagli altri due, Mary era ancora assonnata. “Che hai? Ci attaccano?”

Kaden era ancora fiatoni e il sudore freddo gli imperlava la schiena. “Klose… meno male… c’era un essere… occhi gialli… vicino a me!”

Ma l’uomo, guardandosi attorno, non vide nulla. “Non c’è nessuno, e le impronte attorno a te non comunicano un agguato così intimo, diciamo. Sicuro di non esserti fatto suggestionare?”

Ma Kaden era sicuro di avere sentito oltre il sogno l’alito pesante di quell’essere.

 

Due giorni dopo quella scena, entrambi privi di eventi degni di nota, i quattro viandanti raggiunsero un nuovo villaggio, che stavolta sembrava immacolato e pieno di fermento.

“Siamo a… dove siamo?” chiese Mary a un passante, non appena furono abbastanza vicini alle prime case.

“Questa è Deserville, la città del deserto, indipendente dal Triregno. Venite a far festa, oggi si celebrano le nozze del Signore del Deserto con la sua consorte, Ampolline”

“Un banchetto? Andiamoci!” e Kaden, impazzito per la voglia di cibo, si intrufolò fra i vicoli.

“Oh, no! Aspetta!” esclamò Klose, correndogli dietro, ma Mary fece schioccare la lingua.

“È troppo affezionato a quel ragazzo. Secondo me, è troppo zelante. Voglio dire, va bene, riesce ad aprire le Fontane, ma è una palla al piede e non è capace di fare nulla se non urlare e domandare e distrarsi”

“Bah” sbuffò Taider, e insieme cominciarono a visitare la città.

Non vi era dubbio che era quanto di più diverso in confronto a quello che avevano incontrato fino a quel momento: le case colorate, la gente entusiasta e un vago odore di banchetto comunicavano una città in vita e piena di gioia, tanto da chiedersi se avevano mai avuto a che fare con la guerra.

Quella in cui stavano camminando non era nemmeno la via principale, eppure anche in quegli stretti vicoli si poteva vedere come nessuno degli autoctoni sembrava provato dalle mancanze che la guerra portava via.

“Venite, venite! Portachiavi, medaglie celebrative, statuette: tutto per celebrare le nozze del Signore del Deserto!” stava urlando un venditore ambulante.

Mary prese una sfera con quella che sembrava neve dentro e cominciò a scuoterla, e solo dopo si rese conto che all’interno vi erano due soggetti ritratti in abiti nuziali che correvano lungi da un tempio. “E questo sarebbe il Signore del Deserto?” si chiese.

“Certo!” esclamò il tizio. “Lui e la signora Ampolline celebreranno le nozze e ci daranno l’opportunità stanotte di assistere alla Messa a Letto del Re”

“Cioè un porno dal vivo?” osservò la ragazza.

“Beh, sì” ridacchiò l’uomo. “Ma questo è, e noi dobbiamo essere solo fieri di avere un Re tanto magnanimo, che è il…?”

Risposero tutti i passanti in coro, come se si aspettassero di essere chiamati: “Il Signore del Deserto!”

“Ah!” esclamò il venditore. “Quindi volete un ricordino di questa festa? La sferetta di neve costa otto fiches”

“Vorrei comprarla, davvero, ma siamo solo di passaggio qui e non saprei dove conservarla” disse Mary, alla quale piacevano tanto quel tipo di souvenir. “Arrivederci”

“Rimanete almeno per il Banchetto, che si terrà nella Piazza Comunale! Sarà divertente!” il tizio aveva sgranato gli occhi entusiasta.

“Beh, magari per il banchetto…” disse lei, e dopo aver fatto un cenno a Taider percorsero quel viale diretti alla via principale.

Nel frattempo, Kaden era già giunto in piazza, che sarebbe stata molto ampia, nei giorni normali: ma in quel dì di festa, ogni singolo centimetro quadrato era coperto da una persona, tutte in piedi e rivolte verso il tempio, uguale a quello riprodotto nella sfera: si entrava oltrepassando alcune colonne, e il tetto era spiovente.

Così Kaden dovette farsi largo fra la folla per vedere cosa stava succedendo, e soprattutto verificare dove si sarebbe tenuto il banchetto.

Ma in quel momento, la folla esplose in un boato di gioia, tanto che Kaden sobbalzò dallo spavento. Poi li vide: un uomo alto e dalla pelle nera stava trascinando con sé una donna dall’aria smunta. Dovevano essere gli sposini, perché erano entrambi vestiti come tali, ed esattamente allo stesso modo in cui erano riprodotti in quel souvenir.

“Grazie, grazie mille” esordì l’uomo, col turbante in testa. “Grazie per essere venuti qui, e per sdebitarmi per la vostra premura vorrei offrirvi il Banchetto Nuziale!”

Batté le mani e si creò un varco fra la folla, varco che si aprì verso il basso, lasciando il posto a una lunghissima tavolata che avrebbe potuto benissimo ospitare ogni singolo abitante del paese.

La gente si sedette meccanicamente e poi si sedette anche il Signore del Deserto, cosicché dopo qualche secondo apparvero i camerieri con la prima portata.

Kaden si ritrovò quindi in mezzo agli sconosciuti a mangiare tranquillamente, come fosse un autoctono.

Vennero serviti gli antipasti, i primi, i secondi e il contorno, poi, dopo la frutta, una grande torta gelato da cui, al momento dell’apertura, spuntarono dal nulla alcune colombe e ci fu anche tempo per un caffè.

Infine il Signore del Deserto si alzò e chiese al suo popolo di ascoltarlo.

“So che potrebbe stonare in un momento di giubilo, ma è tradizione nei matrimoni che si debba sacrificare qualcuno, per ingraziare il Dio del Deserto, affinché possa benedire la nuova coppia. Or dunque, chi vuole sacrificarsi?”

Nessuno si offrì volontario. Kaden non credeva alle proprie orecchie: che senso aveva uccidere qualcuno dopo un banchetto?

Ma quell’uomo non sembrava avesse bisogno di qualche volontario, perché si spostò dal suo posto e passò in rassegna l’intera tavolata, passando per ogni singolo soggetto e valutandolo, come se fossero mosche.

Infine, una volta raggiunta la postazione di Kaden, gli mise una mano sulla spalla destra.

“Tu” sussurrò con voce calda “sono sicuro che tu ti vuoi offrire volontario”

E Kaden avvertì dentro di sé una grande voglia di sacrificarsi per un uomo che non aveva mai visto né conosciuto: ma certo, si disse, c’era bisogno di una vittima, altrimenti quel matrimonio non poteva considerarsi perfetto.

“Sì, mio signore. Lasciate che sia io a raggiungere il Dio e interceda per voi, vostra maestà” si ritrovò a dire il ragazzo.

“Perfetto” sogghignò il re. “Coraggio! Applaudite questo valoroso ragazzo!”

Considerato anche il fatto che si trattava di uno straniero, il popolo sollevato applaudì con un po’ troppo entusiasmo, visto che stava per compiersi un omicidio.

“Bene, adesso sdraiati. Che questo tavolo sia sporcato del sangue immacolato di questo ragazzino!”

Kaden salì sulla sedia e si mise supino sul tavolo, vagamente conscio che migliaia di occhi lo stavano guardando.

Il Signore del Deserto mentre estrasse la sciabola disse: “O grande Dio del Deserto, tu che ci hai nutrito con questo banchetto, ti presentiamo questa vittima che ha deciso di immolarsi per te. Te lo presentiamo affinché il matrimonio del tuo messaggero possa essere imperituro”

“Così noi vogliamo” dissero in coro tutti quanti, tranne uno.

“Fermo lì, maledetto!”

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