Kaden e le Fontane di Luce/8

Capitolo 8

Tutti si stupirono. Chi osava interrompere quel cerimoniale?

“Chi ha parlato? Chi è quello sporco traditore che non desidera la pace nel suo popolo?” si chiese ad alta voce il re.

“Non sono del vostro popolo, e nemmeno colui che stai per uccidere” rispose Klose, seguito da Mary e Taider. Tutti e tre erano molto inviperiti.

Il Signore del Deserto guardò Kaden.

“Non importa, ha detto lui di volersi sacrificare, perciò chi sono io per non esaudire un così grande desiderio?”

I tre guerrieri erano alquanto scettici.

“Kaden! Che cazzo hai detto? Non dovevi compiere la tua missione?” chiese Mary.

Ma Kaden rispose con voce atona, guardando il cielo terso. “No, adesso devo andare dal grande Dio del Deserto ad intercedere per i due novelli sposi”

“Visto? È il vostro amico che lo desidera, e io non posso che esaudirlo!”

Il re sollevò la sciabola e si mosse per colpire il ragazzo, ma una freccia lo disarmò.

Tutti i presenti si stupirono.

“Sacrilegio…” sibilò il Signore del Deserto, massaggiandosi la mano sanguinante. “Adesso servirà più di un sacrificio per riparare a questo affronto!”

“Voglio proprio vedere” rispose indifferente Klose, e scoccò un’altra freccia in direzione del cuore.

Il Signore del Deserto cadde, non avendo avuto riflesso alcuno, straziato dal dolore: la freccia era arrivata dritta al cuore e gli interruppe la vita.

Dopo qualche secondo, successe un evento inaspettato: il popolo si mosse di gioia, portando a festa Klose.

“Ma… che succede?” si chiese Kaden, sbalordito e recuperata la piena coscienza di sé.

“Egli ci ha liberati! Lo straniero ha liberato questo paese dalla tirannia!” furono le grida generali.

I quattro rimasero perplessi da quelle grida di gioia, quindi fu allora che Kaden, Taider e Mary si accorsero di Ampolline, la sposa che aveva recuperato tutta la sua felicità.

“Tu sai perché stanno festeggiando la morte del re?” chiese Kaden, ancora seduto sul tavolo.

Ampolline sorrise radiosa. “Dovete sapere che ogni anno, in questo periodo, quel bastardo si… sposava. Ogni anno eravamo costretti a subire il suo capriccio, perché tutte le volte, dopo aver dato alla luce un figlio, la moglie dell’anno precedente moriva. Sempre e sempre, in ciclo. E ogni anno sacrificava uno di noi dopo il banchetto, quindi non è che fossi così felice di sposarlo. Ma poi siete arrivati voi e quindi…”

“Ecco perché la sposa nel souvenir non sembrava tanto felice!” esclamò Mary. “Siete abituati a tutto questo e quindi ormai sapete cosa e come succederà!”

“Sì, ma ormai non ha più importanza” rispose Ampolline e, alzandosi dal suo posto, andò a festeggiare Klose con gli altri.

 

Nel frattempo, a Villa Hesenfield, c’era un po’ di agitazione.

Abraham entrava e usciva dalle stanze, in preda al panico.

“Mio signore, se non vi calmate…” tentò di dire Frederick, ma Abraham lo zittì.

“Zitto! Zitto!” esclamò Abraham. “Ma com’è potuto succedere? Poche cose a questo mondo mi terrorizzano, e una di queste si è appena risvegliata! Ma tu lo sai chi ha sconfitto i Draghi milleottocento anni fa?”

“No, signore” rispose impassibile il servitore.

Il padrone di casa lo portò a vedere la Sala dei Quadri e gliene indicò uno in particolare, quello che sembrava il più antico. “Ecco, lui! Il nostro capostipite!”

Frederick osservò il ritratto di un uomo con due protesi al posto delle braccia, una spaventosa ustione che gli ricopriva il lato destro del volto (l’altro lato esibiva un profondo graffio) e una spada spezzata tenuta verso il basso.

“Isaac Moses Alec Hesenfield, Re dell’Australia, primo del suo nome, vissuto abbastanza per addormentare tutti e diciotto i draghi e sposare una certa Judith, la quale diede al mondo i principi Adam, Eva, Cain e Abel” disse Abraham, presentandolo anche con un certo orgoglio, nascosto tuttavia dal panico che ancora lo impregnava. “Capito, quanta storia abbiamo alle spalle? Siamo la famiglia nobile più antica di questa nazione, ma che purtroppo è caduta in disgrazia. Capisci perché mi sono dato tanto da fare per rilanciare la nostra Casa per riportarla là dov’era? E adesso abbiamo il nostro grande nemico di nuovo fra i piedi, per colpa di un avido che non capisce nulla!” e colpì il muro con un pugno.

“Orsù, calmatevi, mio signore” ritentò Frederick. “Non posso certo vantare una storia come la vostra, in quanto sono solo un figlio di un povero contadino dalle umilissime origini. Non so chi siano i miei avi e ricordo a stento persino mio padre. Tuttavia una cosa la capisco: voi stesso mi avete insegnato che gli Hesenfield non si fanno prendere dal panico e scelgono sempre la via più difficile. Vostro figlio ha guadagnato la fiducia dei Centauri, i quali sono più potenti dei Plexigos, ed è tutto dire. Posto questo, la stirpe dei Draghi non può certo farvi paura, inoltre è qualcosa che non possiamo evitare, poiché dove vi è un protagonista, vi è anche la sua nemesi.”

“Certo, belle parole, Frederick” tagliò corto Abraham. “Però non ho nessuna notizia da Jakob: se solo avessi mio figlio Josafat con me, scatenerei lui sui Draghi. Ha lo stesso sangue caldo del suo avo, può benissimo ucciderli a mani nude”

“Non ne dubito, signore. Comunque qui siamo al sicuro, e una volta che le Fontane saranno aperte saremo noi a prevalere sul trono”

Abraham sorrise finalmente. “Molto vero. Anzi, c’è una piccola possibilità che i poteri dei Draghi siano legati adesso a quelli di Re Anthony. Visto che il suo potere dipende dalla Fontana, anche tutti gli incantesimi che compie lo sono… ma certo, ma certo! Frederick, grazie!”

Abraham corse via lasciando il suo servitore in mezzo ai quadri e raggiunse il suo studio, dove scrisse una lettera veloce al primogenito, Caleb, visto che quest’ultimo non aveva portato cellulari con sé e comunque non ne possedeva.

Cari figli miei, Caleb e Isaiah,

vi scrivo per comunicarvi il risveglio dei Draghi. Ciò modifica i nostri piani: se prima avevo pensato a un attacco diretto alle sguarnite terre dell’Ovest, temo che dovremmo rivedere questa priorità e usare i Centauri in un altro modo, quindi aspettate a partire dal Reame. Sono sicuro che incontrerete coloro i quali stanno aprendo le Fontane (passeranno certamente per di là, il Cavaliere Corrotto Taider sa anche lui che i Centauri sono ottimi contro i Draghi e chiederà la loro protezione) e uno di voi due li scorterà fin qui, a Villa Hesenfield, dove discuteremo delle strategie per affrontare questa grave minaccia. L’altro invece condurrà i Centuari a combattere i Draghi, perché sono molto più forti dei Plexigos e la loro magia è indispensabile per compiere tale impresa. In questo modo noi abbatteremo i Draghi e avremo la strada spianata per conquistare tutto come stavamo facendo prima della morte di Re Walter.

Sperando che stiate entrambi bene,

Vostro padre 

 

Una volta terminato, il lord di Villa Hesenfield spedì la lettera tramite corvo, allegandovi non poche speranze.

 

Nel frattempo, nel Reame dei Centauri, proprio nel momento in cui Cassius il Magnifico festeggiava l’accordo raggiunto con Caleb con una vigorosa stretta di mano, vennero interrotti da una donna vestita di mantello e cappuccio.

“Chi siete? Che ci fate in questa terra?” chiese Cassius, disgustato nel vedere una donna. Caleb era invece incuriosito.

La donna scostò il cappuccio e fece vedere il suo volto. Ma certo, pensò Caleb, aveva visto il suo ritratto molte volte sui giornali, etichettata come “donna pericolosa” e Isaiah aveva detto di lei che avrebbe voluto affrontarla. Sei mesi prima il loro stesso padre aveva avuto un confronto con lei: Shydra Aldebaran, capo dell’Armata Rivoluzionaria, cosa che infatti stava dicendo.

“… sono qui per parlamentare col vostro sovrano” concluse la donna. “La situazione è critica e bisogna muoversi”

“Sono io il Sovrano, Cassius il Magnifico” si presentò il Centauro, usando un tono orgoglioso e una postura per rimarcare la propria superiorità. “Cosa volete comunicarmi?”

Shydra aveva notato i due ragazzi vestiti con le insegne Hesenfield, ma non disse nulla. “Ho bisogno dell’appoggio dei Centauri per sistemare le cose all’Ovest. Il Re, Walter Argonath, è morto, e adesso si è creato un vuoto di potere laggiù. La situazione peggiorerà se il re che hanno messo come fantoccio dovesse essere smascherato”

Cassius guardò dritto negli occhi Shydra e vide che non vi era menzogna. “Avete ragione” rispose, “per questo ho appena siglato un accordo con Lord Caleb, principe degli Hesenfield. Adesso siamo alleati nella guerra contro l’Ovest, in cambio avremo tutti i territori che ci spettano, e questo stesso reame verrà ampliato. Nasceranno nuove foreste, i Centauri si moltiplicheranno e vivremo più liberi!”

Shydra sentiva dentro di sé che Caleb li stava raggirando, ma in quel momento bisognava fare buon viso a cattivo gioco. Forse non c’era più nemmeno bisogno dell’Armata Rivoluzionaria e lasciare la guerra agli Hesenfield…

Un momento, perché mai? Shydra ebbe un lampo nella sua mente di come sarebbe potuto essere il mondo in mano ad Abraham: un mondo sporco, pieno di reietti, il Mangiacuore a piede libero e dichiarato innocente, un governo dittatoriale il cui centro era quella villa maledetta.

Non era possibile. Shydra doveva convincere i Centauri a passare dalla sua parte. Erano anni che combatteva per la libertà di ciascun individuo ed era sicura che nel caso in cui Abraham fosse diventato Re nessun Centauro avrebbe potuto dichiararsi ‘libero’. Lasciando agli Hesenfield via libera si sarebbe passati dalla padella alla brace.

“E se vi dicessi che Caleb sta mentendo? Ho sentito dire che gli Hesenfield hanno bisogno di alleati poiché stanno perdendo la guerra” inventò sul momento, causando le ire dei due fratelli e un mormorio concitato di tutti gli altri Centauri che stavano assistendo.

Cassius guardò con sospetto questi ultimi e Isaiah, estratta la sua spada, disse “Come osi, brutta vecchia? Vuoi che… eh?”

L’atmosfera venne raffreddata dall’arrivo provvidenziale di un corvo, che lasciò cadere un foglio di carta arrotolato ai piedi di Caleb, che, perplesso, lo lesse dopo aver rimosso il sigillo di suo padre.

Una volta terminata la lettura, passò il foglio ad Isaiah e annunciò a voce alta: “Ho una notizia da dare a tutti i presenti, quindi anche a te, Shydra Aldebaran, che con arroganza insinui una possibile nostra sconfitta, ignorando a quale Casa apparteniamo e di conseguenza non ignorando il detto che fra gli Hesenfield non si conosce la parola sconfitta! Mio padre, il Re legittimo di tutta l’Australia, discendente da Re Isaac il Signore dei Draghi, mi informa che il nostro antico nemico è stato risvegliato! È un fatto che non sarebbe dovuto accadere, ma i nostri informatori ci comunicano che Re Anthony è andato alle Alpi Australiane e ha recitato, in maniera assolutamente inopinata e surreale, la formula per richiamare dall’oblio i diciotto Draghi che il nostro avo ha addormentato! Adesso, ciascuna specie, uomo, donna, Centauro o Unicorno è in pericolo! I Draghi non conoscono padrone e odiano tutto ciò che è diverso da loro, pertanto propongo di non partire subito per l’Ovest, ma tutti i Centauri valorosi si uniscano alla mia armata per affrontarli e distruggerli ancora una volta! Vi ricordo che il mio avo, Re Isaac, non ricevette aiuto alcuno dalla vostra razza e…”

“Un momento” lo interruppe Cassius il magnifico. “Re Isaac non ricevette il nostro aiuto perché siamo indifferenti ai problemi degli umani. I Draghi non sono un nostro problema. La nostra alleanza ha come fine ultimo la liberazione dei Centauri da questo Reame molto limitato”

“Aiutate gli Hesenfield stavolta e dimenticheremo questo tradimento” rispose Caleb, come se non avesse sentito.

“Tradimento? Come osi? I Centauri non tradiscono! I Centauri sono fedeli alla parola data! Noi Centauri stiamo aiutando voi piccoli esseri bipedi per il nostro tornaconto! Inoltre, infamare il Magnifico equivale alla morte!”

Schioccò le dita e fulmineamente due valletti portarono un arco e una faretra, che Cassius usò per minacciare Caleb.

“Puoi anche essere vestito di armatura, pure di ottima fattura” sibilò, “ma un Centauro può centrare la gola di un uomo anche in situazioni estreme”

“Adesso basta!”  esclamò Shydra, per poi pentirsene. Forse le sarebbe convenuto che Cassius avesse eliminato Caleb, ma il suo cuore di madre glielo aveva impedito. Caleb dopotutto era solo un ragazzo… e lei era stata madre di due ragazzi, morti tragicamente a causa della guerra civile. Per quello poi era entrata nell’Armata e alla fine ne era divenuta il capo.

“Come osi interrompere un’esecuzione, donna?” sibilò Cassius. “Vuoi che ti uccida?” Puntò la freccia verso di lei.

“Questa è la guerra…” mormorò Shydra. “La guerra uccide, divide, crea il caos. I Centauri si definiscono un popolo libero, vero?”

“Sin dall’origine del mondo!” dichiarò Cassius.

“Benissimo. Allora, che cosa vi impedisce di darci una mano? Distruggete i Draghi, e potrete continuare a definirvi liberi!” esclamò Shydra col cuore in gola. Non era facile parlare con una freccia che stava per essere scoccata.

“I Draghi sono nemici degli Hesenfield, non nostri. Sappiamo cosa Isaac ha fatto loro ma i Centauri non prendono parte in questa disputa” rispose Cassius, in tono neutro.

“E se ti dicessi che probabilmente un Drago verrebbe in questo Reame, sapendo che Re Anthony, colui che li ha liberati, si sente minacciato dalle vostre frecce?”

Cassius esitò un istante. Era vero, alleandosi con gli Hesenfield stava ponendo i Centauri verso una fazione, per la prima volta nella loro storia. Pertanto, stava rischiando tutta la sua gente… e la sua pelle. Che fare, dunque?

“Sia come vorrà il fato” dichiarò Cassius, riponendo infine la freccia nella faretra. “Caleb Hesenfield!” esclamò. “Andiamo a uccidere i Draghi”

“Sarà mio fratello Isaiah ad accompagnarti. Io resterò qui ad attendere altri ospiti” disse Caleb, memore dell’avvertimento di suo padre, che secondo i suoi calcoli dal Reame sarebbero dovuti arrivare anche l’incaricato alle Fontane e la sua scorta.

Shydra vedeva qualcosa di sospetto in quella frase e rimase ad attendere, così ascoltò Cassius che disse: “Gli ospiti degli Hesenfield sono nostri ospiti” e, scortando Isaiah, sparì assieme a un drappello nutrito di uomini e donne arcieri.

“Consideratevi onorati” disse Cassius a Isaiah. “Non è usuale che i Centauri concedano così tanti favori a degli umani, ma la situazione è critica”

“Be’, avete le vostre tradizioni” rispose Isaiah, vago, che pensava a un aspetto marginale della vicenda. “Ad esempio, sono colpito dalla vostra usanza di girare a petto nudo, per entrambi i sessi”

“Il petto nudo è il simbolo del nostro orgoglio, non c’è nulla che possa ferirci” spiegò Cassius.

 

Intanto Shydra rimase sola con Caleb, nella radura dove si tenevano le assemblee, ora vuota. Una volta che il loro Magnifico era giunto a una sentenza, non occorreva più che i Centauri rimanessero a sorvegliare gli umani, così tutti quelli che non erano partiti tornarono ai loro affari. Adesso in quella radura c’era molto silenzio. “Chi sono gli ospiti che attendi?” chiese Shydra, burbera verso Caleb. Gli aveva salvato la vita, ma rimaneva ancora un nemico.

“Li conosci bene” rispose il ragazzo. “Sono coloro i quali devono aprire le Fontane. Mio padre li ha convocati a Villa Hesenfield”

Shydra sgranò gli occhi atterrita e, tremante, scandì “Non… non c’è nulla che io… possa fare per impedirlo?”

“No, direi di no” rispose Caleb e, stanco, si sedette all’ombra di un albero.

 

Una volta liberato il mondo dalla presenza del Signore del Deserto, il gruppo dei quattro tornò in marcia per raggiungere il paese successivo.

“Avevi detto che ci sarebbero volute quaranta ore per arrivare a Kashnaville, eh?” sbottò a un tratto Kaden rivolto a Klose, al terzo giorno di marcia consecutivo.

Il ricordo del banchetto era ormai sbiadito e i quattro erano spossati dal tremendo calore che il grande deserto australiano offriva loro.

“Sì… quaranta ore con la carrozza” rispose Klose. “Ma che posso farci se non ve n’è nessuna e non vi è nemmeno un servizio taxi? Una volta esistevano”

Detto quello, Kaden non disse più nulla, troppo disgustato per ribattere.

Si era divertito, laggiù nella cittadina dei matrimoni in serie, ma quella giornata era diventata così distante che Kaden non rammentava più nemmeno come si chiamasse il villaggio. Aveva avuto delle ore felici, banchettando con degli sconosciuti che non gli imponevano ore ed ore di esercitazione, e inoltre Mary si era incaponita nell’usare due spade, Tenebra e Olocausto, contro la sua Raggio di Sole.

Infatti la spadaccina non si era separata da Olocausto e invece l’aveva portata con sé, e i risultati si erano visti tanto che la ragazza era ormai una macchina di morte. Aveva ucciso decine di Plexigos, i quali non perdevano occasione di attaccare. Quattro persone a zonzo per il deserto erano il migliore pasto.

E anche Kaden, spinto dai progressi della guerriera, migliorò parecchio; ma ciò non gli impediva di lamentarsi con una frequenza insostenibile, per l’umore dei tre.

Si lamentava della mancanza d’acqua, del cibo, di Mary, degli scorpioni, di Mary e ancora di Mary: tutti gli argomenti preferiti da Kaden.

Ma alla fine, si arrivò a una svolta.

I quattro arrivarono al cospetto di un binario ferroviario. Le ferrovie, così come i cellulari e i servizi taxi, erano una delle poche cose dell’Età Moderna che il popolo sotterraneo aveva deciso di tenere come eredità degli antichi, in quanto troppo impauriti di ritorsioni aliene per poter avanzare ancora con la tecnologia, fermo restando che le conoscenze mediche erano le stesse dell’anno Novemilanovecentonovantanove, secondo il calendario gregoriano caduto in disuso.

“Ecco, vedi? Potevamo usare un treno. Perché non ci avevamo pensato prima?” chiese Kaden, in preda a un esaurimento nervoso.

“Perché solo gli stupidi usano i treni in tempi tormentati come questi. Come ti sentiresti se tu fossi seduto in una cabina in balia di un eventuale assalto? Inoltre, adesso che ci sono i Draghi non vedremo più alcun treno per parecchio tempo… no, meglio che ognuno pensi ai fatti propri, per adesso. La Rivoluzione deve andare avanti” rispose Klose.

“E la Magia? Quando me la insegnerete?” ritentò per la trecentesima volta Kaden. Da quando aveva sentito Mary borbottare che l’insegnamento di quelle arti era diventato urgente, lo chiedeva ad ogni piè sospinto, anche se non c’entrava niente col contesto dei vari dialoghi.

Durante un pranzo successe che Taider chiese a Mary se gli poteva passare il sale, e Kaden chiese il momento in cui avrebbero cominciato le lezioni. Inutile dire che venne pestato di santa ragione.

“Non appena sarai abilissimo con la spada. Ormai sono tre giorni che ti alleni senza sosta con Mary, vorrei vedere che progressi hai fatto” rispose Taider, seccato ma incuriosito.

In effetti il ragazzo e Mary si allenavano a parte, lontano dagli sguardi degli altri due, e la ragazza non lasciava trapelare niente.

Così i due contendenti si posero a dieci passi di distanza ed estrassero le spade.

Fu uno scontro accanitissimo, in cui i fendenti non si risparmiavano, e Kaden dimostrò molta agilità nel gestire due spade del calibro di Tenebra e Olocausto.

Più la compagna di allenamento attaccava, più Kaden si accorse che lei non era molto abile nel maneggiare due spade contemporaneamente, infatti colpiva ad uno ad uno. Ciò gli diede un’idea.

Alla fine, accadde: Tenebra gli si avvicinò sulla destra, ma Kaden, che aveva visto la mano di Olocausto allontanarsi, non perse tempo e attuò l’idea balzana ma efficace che gli era venuta in mente. Schivò una capriola e durante questa spostò la spada Raggio di Sole in modo da disarmare la mano che reggeva Olocausto, cosa che successe puntualmente.

La spada cadde con un tonfo morbido sulla sabbia.

“Ho notato un buco nella tua guardia e ne ho approfittato” disse Kaden, fiatoni e con la spada di fronte a sé. Sapeva che la compagna non era sconfitta ed era pronto a qualunque ritorsione.

Mary era allibita.

“Caspita”. Sembrava che il mondo le fosse crollato addosso. Non aveva mai perso contro Kaden, e nel vedere Olocausto giacere in quel modo le sembrò che il suo tempo stesse per scadere. “Caspita. Caspita. Caspita.”

“È giunto il momento” annunciò Taider soddisfatto, mettendosi i guanti. “Ti darò qualche lezione di stregoneria”

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