Kaden e le Fontane di Luce/9

Capitolo 9

Klose consolò Mary dandole qualche colpetto sulla spalla.

“Su, avanti” disse rassicurante l’arciere. “In fondo, è nostro compito la crescita di Kaden, no? Nel caso in cui dovesse succederci qualcosa, e sta’ sicura che ci succederà, Kaden sarà talmente bravo da potersela cavare da solo”

“È un idiota” sentenziò Mary, ancora allibita. “Niente mi farà cambiare idea, neanche se dovesse sconfiggermi cento volte di fila”

Nel frattempo, un altro Drago passò sulle loro teste, evidentemente troppo concentrato sulla direzione da prendere per accorgersi di quattro individui pronti per essere mangiati.

Dopo aver tirato un secondo sospiro di sollievo, Taider fissò Kaden avido.

“Tanto per cominciare, la Magia è una materia molto complessa, sviluppatasi negli anni in cui il popolo sotterraneo ha rimesso piede qui in superficie. Si basa sui quattro elementi della Terra, ma se non li sai usare è meglio che tu continui a maneggiare la spada e nessuno penserà male di te”

Ma Kaden era deciso a tentare.

“Perché vuoi usare la Magia?” chiese il cavaliere corrotto, che nel suo passato si era macchiato di omicidi e si era ricoperto di prestazioni eroiche.

Kaden rispose. “Quando ero ragazzo, ho visto uno che la praticava. Si trattava di un soldato che, vedendo una signora parlare male del governo, le aveva aizzato contro un fulmine. Da quel momento, invece di essere dispiaciuto per lei, che da allora veniva colpita da un fulmine ogni qualvolta apriva bocca, desideravo ardentemente sprizzare fulmini dalle dita”

“Ok, come pensavo” rispose Taider. “Comunque, confido che tu sia cresciuto da allora e che usi questa pratica solo in caso di estrema necessità”

“Certo” rispose il ragazzo.

“Bene. La magia più facile da usare è quella del vento, che si divide in tante branche: brezza, soffio, uragano, e i più bravi sanno anche gestire i cicloni. La Tecnica Arcana del Vento può permettere di volare e di trasmettere messaggi mentali ad altrui, ma nessuno di noi tre è in grado di farlo. Solo la signora Aldebaran, di quelli che conosco, ne è in grado, ma per ovvi motivi non può insegnarti e più in generale non credo che esista qualcuno che abbia voglia di insegnarti qualcosa di così complesso com’è il Volo”

“Ma io volevo imparare quelle…” si lamentò Kaden.

“Pensa piuttosto a raccogliere l’ossigeno ed espellere l’anidride carbonica. Ad ogni modo, la respirazione è fondamentale quando si praticano le arti magiche. Prova a stendere la mano con il palmo rivolto verso l’alto e respira concentrandoti. Creerai una piccola sfera”

Kaden obbedì e osservò il palmo vuoto.

“Sei troppo nervoso” osservò Taider. “Cerca di concentrati sull’obiettivo”

Kaden guardò il braccio con tutta la concentrazione che poté.

Non accadeva nulla di nulla, avvertì solo la brezza lambirgli la pelle, ma niente altro.

“Niente” annunciò amareggiato Kaden.

“Certo, stolto” rispose Taider. “Non mi aspetto certo che tu riesca oggi, qui e subito. La lezione è terminata, torneremo a lavorarci nel momento in cui creerai una sfera accettabile”

Da quel momento, Kaden camminò col braccio sempre steso, come a voler dimostrare di voler imparare, o forse, a detta di Mary, a voler dimostrare di essere stupido.

“La vuoi finire?” sbottò infine quella sera stessa, irritata dall’atteggiamento poco serio dell’incaricato. “Non sarà certo per il fatto che tieni distesa la mano che ti uscirà qualcosa”

“Zitta” rispose Kaden, glaciale.

“Come osi? Vuoi che ti uccida subito?” chiese estraendo Tenebra.

“No, aspetta, ha ragione lui” la interruppe Klose. “Sento qualcosa”

Kaden non sentiva niente, ed imputava quella mancanza al fatto che non sapeva ancora padroneggiare l’incanto dell’aria.

“Che cosa ci sarebbe da sentire?” chiese ad alta voce, ma Klose gli diede un calcio negli stinchi e continuò a vegliare, l’espressione ansiosa scolpita sulla faccia stanca.

E infine, eccolo: l’essere del suo sogno nella sua interezza.

Era un po’ diverso, ma la sostanza era la stessa: stesso corpo robusto, stessa posizione a quattro zampe, stesso ululato muto, stessi occhi, ma al posto di essere gialli, erano neri contornati dal rosso.

Era nudo, eccetto forse uno straccio che ricopriva le parti intime che una volta erano stati boxer.

Aveva anche pochi capelli sporchi, ed emanava una puzza di sudore e sangue che poteva essere benissimo scambiata per annuncio di morte.

“Così è lui il Mangiacuore” disse Klose.

Anche Kaden ne era convinto: l’idea che si era fatto di lui corrispondeva esattamente. Inoltre, il braccio destro era sporco di sangue rappreso.

Egli aprì la bocca: faceva quasi pena, nel suo essere muto.

Della bava cadde a terra.

“Ci conviene scappare” consigliò Kaden, ma Mary era già posta davanti a quell’essere.

“E perché mai?” estrasse entrambe le spade. “Dobbiamo eliminare questo cancro, prima che succeda viceversa!”

Ma il Mangiacuore sogghignò nel vedere le spade e balzò diretto verso Mary, quando improvvisamente una folata di vento più forte costrinse tutti i presenti a chiudere gli occhi, per evitare che i granelli di sabbia entrassero nelle orbite.

“Una tempesta di sabbia?” si chiese Kaden, ma non ottenne risposta da essere umano, perché la ottenne dalla tempesta stessa che smise subito, donando agli astanti un nuovo soggetto.

Era dritto e fiero, i lunghi capelli neri immobili. Era vestito di un’armatura in acciaio con in rilievo un blasone molto sfarzoso. Aveva anche un mantello che lambiva i piedi e la mano sinistra poggiata sul manico della spada.

E poi si annunciò, con voce fredda e sicura, osservando chi aveva incontrato coi suoi occhi neri, ereditati dal padre.

“Sono Lord Jakob Abraham Nathaniel, figlio terzogenito di Abraham, della Casa Hesenfield. Sono qui per riprendere mio fratello minore, il quartogenito erede della nostra Casa, Lord Josafat Ismael Samuel. Fatevi da parte, poiché non avete possibilità contro di lui, e parlo per esperienza”

“Esperienza di un cazzo, Hesenfield!” esclamò Mary. “Stavo per distruggerlo!”

“No, lo escludo” rispose Jakob impassibile, e con una velocità impressionante si frappose fra lei e il fratello pazzo.

Senza muovere ciglio, fissò dritto negli occhi Josafat, e questi, come se avesse sentito, si alzò in piedi e annuì.

Jakob si fece avanti e lo ammanettò, un lato per il suo braccio e un lato ammanettò se stesso.

“Grazie per averlo trattenuto” salutò, e sparì insieme a suo fratello, lasciando i quattro allibiti e in riflessione su quanto accaduto.

“C-ci… ci avrebbe mangiato il cuore, vero?” Kaden lo sentì rallentare. Aveva tenuto il fiato sospeso per tutto quel tempo e il cuore accelerato gli aveva impedito di pensare.

“Probabilmente no” rispose Mary. “Sono sicura di poterlo affrontare. Voglio dire, adesso ho Tenebra e Olocausto, mica spilli”

“Bah” commentò Taider, e riprese il cammino. Nessuno tornò più sull’argomento.

Ad ogni modo, dopo tre giorni dalla prima lezione e dalla sera dell’incontro col Mangiacuore, dopo molte ore di cammino faticoso sotto un sole cocente, quando ormai pensavano di non incontrare mai più nessun’oasi, videro un’enorme muraglia di legno, composta da una serie di pali attaccati fra loro tramite corde e in cima a intervalli regolari numerose torrette.

“Ci siamo” annunciò Klose.

“Ehm… ci siamo, per fare che?” chiese Kaden.

“Siamo arrivati nel Reame dei Centauri” spiegò Taider. “Un’importante crocevia per arrivare a Kashnaville. Abbiamo bisogno del loro aiuto, soprattutto adesso che ci sono i Draghi”

“E per entrare? Avete pensato a qualcosa?” chiese Kaden, ma gli altri tre non seppero rispondere, che era un po’ diverso dal non volere rispondere.

“Abbi fede” lo rassicurò Klose, anche se non sapeva nemmeno lui come entrare. Fortunatamente una voce perentoria che proveniva dalla cima della muraglia li colse in fallo.

“Voi, viandanti che avete superato il Deserto! Chi siete?”

“Siamo viandanti che hanno superato il Deserto e chiediamo asilo” disse Taider.

“Fai poco lo spiritoso, sei sotto tiro” rispose la vedetta. “Comunicate i vostri nomi, non vogliamo estranei nel nostro Santo Reame!”

“Beh, siamo Taider, il Cavaliere Corrotto, c’è Mary, la più gentile fra le donzelle del paese e Klose, figlio di un mugnaio. Ah sì, e scortiamo Kaden, un ragazzino che non riesce nemmeno a creare una bolla di vento”

Kaden si sentì offeso e si chiedeva come mai i due compagni non gli avevano ancora lanciato qualcosa addosso, visto che aveva punzecchiato anche loro.

“Oh. Ah. Un attimo solo” rispose il Centauro, il quale lo videro scendere all’interno delle mura, forse per conferire con qualcuno.

Ne risalì qualche istante dopo, essendo di parola. “Potete entrare”

Improvvisamente si spalancò una porta abilmente incantata fra le mura di legno, in modo che i quattro potessero entrare.

“Grazie” disse Taider.

“Non ringraziarmi” rispose la vedetta. “Fossi in voi, farei il giro lungo e non intralcerei oltre il reame dei Centauri”

“E invece io lo intralcio” disse Taider. Una volta entrati tutti e quattro, le porte si chiusero, tornando il legno un tutt’uno.

Davanti a loro, una serie di alberi, che occludevano la vista ad ampio raggio.

“Chissà cosa ci aspetta…” commentò Kaden.

“Beh, non ci resta che entrare, no? E tu esercitati nel creare la bolla d’aria, ci servirà” gli consigliò Mary, precedendolo nel percorso, in modo da essere Taider in testa, Klose per secondo, Mary la terza e ultimo proprio colui che avrebbero dovuto proteggere.

Al primo impatto, la foresta li accolse occludendo loro la violenta luce del sole del mattino, tuttavia la temperatura rimase piuttosto alta. Attorno a loro, alberi enormi e silenziosi, e la sconcertante sensazione di essere osservati.

C’era un solo sentiero percorribile, tuttavia ben lastricato; il rumore dei passi era quindi amplificato data l’assenza di altri suoni.

 

Man mano che avanzavano, i quattro percepirono una forte angoscia accompagnata da un graduale abbassamento della temperatura. Da che era sudato, Kaden cominciò a starnutire. “Non mi sento al sicuro” comunicò ai suoi protettori.

Distratto com’era dallo starnuto, Kaden non si accorse di aver messo un piedi in fallo e cadde in una trappola.

Il suo piede destro, andando avanti per i fatti propri, poggiò su un lembo di terreno circoscritto da un cappio, che automaticamente scattò e legò la caviglia del ragazzo, che in quel momento si ritrovò a penzolare come un salame.

Un secondo dopo, i quattro vennero circondati da Centauri accompagnati da Plexigos a forma di coccodrillo, in grado anche di sopravvivere fuori dall’acqua per molto tempo.

“Oh, no! Maledizione, Kaden! Non puoi stare attento, vero?” si lamentò Klose. Aveva perso la pazienza col ragazzo, era imbranato ed erano costretti a salvarlo sempre.

“Altolà” intimò uno dei Centauri, del tipo femminile. Ora che Kaden vedeva meglio, erano tutte di tipo femminile. “Siamo le Amazzoni, la tribù speciale che veglia sulla Foresta. Le sentinelle ultimamente sono molto generose, nel fare entrare chiunque in questo sacro spazio, soprattutto alla luce dei recenti avvenimenti”

“Che genere di avvenimenti?” chiese Taider, mettendo mano alla spada.

“Non sono tenuta a rivelarteli” rispose secca l’Amazzone. “Immagino che voi siate colui che Caleb Hesenfield stava aspettando, vero? A quanto pare, siete ricercati in tutta l’Australia e personalmente trovo poco credibile che siate riusciti a giungere fin qui senza danno alcuno”

Mary si toccò istintivamente l’orecchio in parte mozzato e rise amara.

“Caleb Hesenfield ci ha descritto molto bene chi sta cercando. Un ragazzo dalla pelle scura e John Taider, il Cavaliere Corrotto, colui che ha lasciato l’esercito di re Walter Argonath per unirsi all’Armata Rivoluzionaria. È per questa ragione che le sentinelle vi hanno lasciato passare. Ma noi Amazzoni non siamo più disposte a tollerare quel despota di Cassius il Magnifico!”

“Chi sarebbe Cassius il Magnifico?” chiese Klose, cercando di distrarre le Amazzoni e lentamente avvicinandosi a Kaden per slegarlo.

“Il nostro Sovrano” rispose vaga l’Amazzone. “Sin dall’origine del mondo i Centauri sono stati neutrali, senza amici né nemici, poi… pazienza, lasciamo perdere”

Taider capì, associando quella frase a Caleb. Evidentemente, Cassius aveva stretto alleanza con gli Hesenfield  e questo alle Amazzoni non aveva fatto piacere. Tuttavia, memore anche della lettera di Shydra, il cavaliere Corrotto chiese: “Avete notizie di una signora di mezza età dall’aspetto vigoroso? Si fa chiamare Shydra Aldebaran, che ne è stato?”

L’Amazzone rispose: “È con Caleb Hesenfield, adesso, ma non ti dirò se è nostra prigioniera oppure no”

“Maledizione! Shydra! Adesso noi ci faremo strada, stronze!” esclamò atterrita Mary, estraendo le sue due spade, ma l’Amazzone rise divertita.

“Forse non avete ben chiara la situazione. Le Amazzoni, da quando esistono, hanno sempre ucciso gli estranei, e continueremo a farlo, anche se questo significa scavalcare l’ordine del Sovrano. Un solo passo e siete morti, siete in netta inferiorità numerica”

“Tsé” disse Mary. “Tenebra e Olocausto valgono per quindici dei vostri eserciti” e le sguainò. Anche Klose cominciò a incoccare due frecce e le scagliò verso uno dei Plexigos, che cadde morto.

Al che una pioggia di frecce nemiche oscurò il cielo, puntando tutte dritto al piccolo gruppo di stranieri, che però si difese egregiamente, grazie a una cupola d’aria solida creata da sir Taider, il Cavaliere Corrotto.

“Dovete fare meglio di così” disse, ma dicendolo abbassò la guardia e un Plexigos gli morsicò la gamba, e cominciò a provare a staccarla di netto.

Taider si sentì sbatacchiare e perse conoscenza, cadendo in mezzo ai cespugli selvatici sul bordo della strada. Klose invece liberò Kaden dalla presa e si ritrovò ad affrontare tre Amazzoni tutte assieme, mentre Mary ebbe sei Plexigos addosso.

Tutto stava a Kaden, l’unico ignorato dall’agguato.

Cosa aveva in mano? Solo Raggio di Sole, e non era ancora bravo così tanto da poter affrontare un centinaio di Amazzoni esperte in lotta.

Si diede dei pugni sul viso. Quanto si sentiva debole! Ma non era ancora il momento di affrontare nessuno. Non finché… un momento, si disse.

Si guardò i palmi delle mani. Che strano, pensò, emanavano luce. Forse, a contatto con la magia millenaria della Foresta, anche la magia dentro Kaden si era sviluppata e quindi era in grado di affrontare la magia del Vento e gestirlo come meglio credeva. Inoltre, capì perché in una settimana non si erano mai imbattuti in nessuna tempesta di sabbia: era stato Taider per tutto quel tempo a tenerle lontane.

Così Kaden si alzò e riempì le mani di bolle d’aria, e cominciò a mitragliare non visto sia le Amazzoni sia i Plexigos.

Purtroppo, nella furia non si accorse di aver colpito anche Mary, la quale si vide staccarsi un braccio, proprio mentre questo si levava per colpire un’arciera nemica.

Kaden si mise le mani sulla bocca, mentre osservava Mary straziarsi dal dolore mentre il sangue le fuoriusciva copioso. Klose invece veniva atterrato e, perdendo i sensi, non ebbe tempo di vedere nulla.

“Oh, no… no…” si disse, ma perlomeno nessuno attaccava più, in quanto gli aggressori si erano dispersi, in seguito a un urlo remoto.

Adesso erano tutti e quattro soli, due dei quali in preda all’agonia.

E Kaden svenne, in preda ai sensi di colpa.

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