Kaden e le Fontane di Luce/11

Capitolo 11

Come detto, stava per cominciare una lotta all’ultimo sangue. Giulia, uno delle Quattro Potenti, da sola contro Kaden, Mary, Taider, Klose, Shydra e Caleb Hesenfield. Il ragazzo che aveva aperto la Fontana Lind era disarmato e pensava di colpire con le sferette d’aria magiche, mentre il Centauro aveva un’arma a doppia lama che sapeva maneggiare con assoluta maestria.

“Che aspettate? Cominciate, no?” incitò Flavia, la quale si era auto proclamata Magnifica e osservava quella che doveva essere una condanna a morte, ma fino a quel momento non aveva avuto fortuna. Non vedeva l’ora di sopprimere quei soggetti e comandare in tutta tranquillità. In effetti, Flavia non si aspettava nemmeno un ritorno di Cassius, il Magnifico legittimo, che invece era partito con Isaiah ad affrontare i Draghi.

Giulia arrivò a passo di carica diretta contro colui che reputava più impreparato, e Kaden si preparò mentalmente chiudendo gli occhi, ma, improvvisamente e in maniera del tutto inaspettata, un muro d’aria si frappose fra la morte e Kaden stesso.

“Ma… sei stato tu?” chiese Taider, stupefatto.

“Ehm… no?” rispose l’altro, stupito anche lui, vedendo Giulia adirata.

“Che sciocchezza. Non ho mai approvato la gente che posticipa di qualche secondo la propria dipartita. Che vi aspettate? Miracoli, forse? Oppure la mercede del vostro carnefice? Beh, se anche l’hai solo pensato, sappi che non accadrà nessuna delle due possibilità!”

Sollevò l’arma puntando dritto al collo, ma il muro d’aria si fece più spesso e addirittura si sentì il clangore della lama come se l’avesse aizzata contro l’acciaio.

“Sta accadendo qualcosa di molto strano… sei forse tu a proteggerlo, Caleb figlio di Abraham?” chiese Giulia, innervosita.

“No” rispose Caleb. “Ammesso e non concesso che facessi una cosa simile, preferirei applicare la barriera d’aria in uno scontro faccia a faccia”

Giulia sputò a terra. “Non appena avrò finito con questo sciocco”

“Osa toccarlo e ti ritroverai una freccia in fronte” dichiarò Klose. Aveva recuperato un arco e una freccia e adesso la stava puntando proprio dove aveva detto.

“Ma sentilo” commentò Giulia. “Ragazzo, hai un sacco di ammiratori!”

Se la Potente non riusciva ad attaccare Kaden perché era tranquillo e al sicuro in quella cupola d’aria, il popolo poteva anche cominciare a stancarsi e protestare contro la qualità delle condanne a morte.

Infatti, qualcheduno stava già cominciando a rumoreggiare.

“Va bene, va bene” constatò Flavia dalla sua postazione. “Giulia! A mali estremi, estremi rimedi!”

E, steso il braccio, calò il pollice verso il basso, segno inequivocabile di disapprovazione e morte.

Il soldato Centauro ridacchiò soddisfatta nel sentire uno dei cancelli aprirsi e presentarsi altre due sue simili. Una era armata di ascia, l’altra maneggiava un martello gigante.

“Queste sono Valeria e Adriana, due delle Quattro Potenti. Assieme a me e a Flavia la Magnifica, componiamo il quartetto più forte dell’Australia. E chi ci deve battere?”

Il gruppetto dei condannati partì alla carica; Klose e Taider avrebbero lavorato in squadra contro Valeria, mentre Shydra e Mary avrebbero affrontato Adriana, infine Caleb si ritrovò da solo ad affrontare Giulia, spada contro spada.

“Fammi uccidere il ragazzo delle Fontane!” esclamò quest’ultima, in piena estasi da guerra.

“No! Deve essere esaminato da mio padre!” rispose furibondo Caleb, rispondendo a tutti gli attacchi. Sapeva bene che continuando a difendersi non avrebbe concluso molto, ma per il momento la situazione richiedeva quello.

Nel frattempo, Klose, per quanto colpiva con le frecce Valeria, quella parava con l’ascia e se veniva colpita, non sembrava provare dolore. Taider invece provava con la magia, senza trovare soluzioni vincenti. Erano loro che attaccavano, ma Valeria si difendeva bene, e ogni tanto provava con un fendente a decapitare l’arciere o il Cavaliere Corrotto.

Infine, Shydra recitava la parte del braccio mancante per Mary, la quale aveva Tenebra in mano.

“Come farò adesso a protegge Kaden con un braccio solo?” chiese Mary, ancora demoralizzata. Ciò che tuttavia trovava strano era il fatto che i Centauri le avevano comunque fasciato il braccio, per curarla.

“Non hai un braccio solo” rispose Shydra. “Puoi farti impiantare una protesi” le ricordò, come se fosse ovvio. La scienza medica era la sola progredita nonostante la forte crisi che attanagliava la Nazione. Tuttavia, ci sarebbero stato ospedali disposti a installare un braccio nuovo a una ragazza ricercata e ritenuta criminale?

Mary pensava a quello, e lo fece notare a Shydra. “Ma… sono ricercata, e non posso certo interrompere la missione per farmi aggiustare il braccio al mercato nero, non credi?”

“Fa’ come credi allora, e non importunarmi!” tagliò corto Shydra, evitando per un pelo di essere colpita col Martello.

Adriana rise entusiasta. “Ragazze! Sto per dare il via allo spettacolo!”

Gli avversari rimasero perplessi, ma le altre due ridacchiarono e si allontanarono. Adriana allora sollevò il martello e lo affondò una, due, tre volte sul terreno sabbioso.

Il terreno si spaccò in più punti e si sollevarono crepacci piuttosto profondi, tanto che divenne sempre più difficile restare in piedi.

“Bisogna fermarla!” esclamò Kaden. Si alzò e concentrandosi senza riflettere, lanciò una sfera d’aria. Taider lo notò e riempì quella sdfera con un po’ del fuoco magico. In quel momento, la palla di fuoco saettò verso Adriana come se fosse stata una cometa, colpendola in pieno volto.

“Adriana, attenta!” esclamò Giulia, ma non si poté fare nulla per l’Amazzone, la quale, ancora presa dall’entusiasmo, non si accorse nemmeno di quell’attacco e prese fuoco abbrustolendo viva.

Giulia e Valeria osservarono la Potente urlare disperata. Le fiamme riempirono i loro occhi gelidi. Fu Giulia a rinsavire per prima e, colma d’ira, lanciò via la spada a doppia lama, riempiendo invece le mani con la magia del fuoco.

“La vendicherò, statene certi!” esclamò furibonda, sembrava pazza. Valeria guardò Giulia e sollevò la sua ascia, pronta a decapitare qualcuno.

Kaden si rese conto di aver fatto una sciocchezza e ripercorse in pochi attimi tutta la sua esistenza e, mentre rifletteva, notò con stupore che Caleb e Shydra si fecero avanti, camminando a fatica in mezzo alle crepe sul terreno.

“Venderemo cara la pelle” rispose Shydra, riempiendo le sue mani della magia del Fulmine, e fu così che le due arti si scontrarono a mezz’aria, causando un’esplosione violenta e, di seguito, un gran polverone.

Da questo, sbucò apparentemente dal nulla un’ascia che roteava minacciosa verso la faccia di Klose.

“Attento!” urlò Mary, lanciando Olocausto nella speranza di deviare l’arma, e fortunatamente riuscì nell’intento a pochissimi pollici dal volto dell’arciere. L’ascia e Olocausto caddero insieme e, invece di ucciderlo, si stavano offrendo come ottime armi.

Klose sentiva il cuore battere all’impazzata, aveva rischiato davvero grosso ma non c’era tempo per realizzare quanto avvenuto, perché Valeria stava galoppando per riavere la sua arma. “Come avete osato deviarla?” Alzò la mano destra per lanciare un pugno massiccio ma Klose rispose d’istinto, sollevando l’ascia e ponendola di fronte a lui. Il pugno e il piatto dell’arma collisero con un gong che risuonò nell’aria e successivamente Klose cadde a causa del rinculo.

Mentre l’arciere affrontava un Centauro, Caleb e Shydra affrontavano due contro uno Giulia, la quale però rispondeva bene a tutti gli attacchi.

“Maledizione! Come posso stare qui senza far nulla?” si chiese Taider, e andò ad aiutare Klose, mentre a proteggere Kaden rimase solo Mary.

I due erano soli per la prima volta da quando Kaden aveva sottratto il braccio alla ragazza, per quel motivo il ragazzo sentì un brivido freddo. Comunque, le doveva delle scuse, anche se non sarebbero bastate.

“Mary…” cominciò, ma la ragazza lo interruppe. “Non preoccuparti, Kaden” rispose calma. “Non ce l’ho… più, con te”

Seguì un attimo di pausa dove la ragazza sospirò. I rumori della battaglia penetravano fin dentro le ossa.

“È tutto questo casino che… insomma, tu cosa c’entri con la guerra? Non stai nemmeno combattendo, e non solo, se combatti fai più danno che altro… la tua unica sfortuna è aver aperto quella dannata Fontana”

“Già” rispose Kaden, non trovando altro da dire. Tutto quello che sentiva in quel momento era una grande e indescrivibile ansia. Ansia di non poter proteggere i suoi amici. Ansia di stare per morire. Ansia da prestazione, in quanto aveva usato la magia e non se n’era nemmeno reso conto.

Adesso si trovava lì, in balia degli eventi, mentre nel frattempo riusciva a sentire il pubblico entusiasta, che non vedeva l’ora che l’esecuzione potesse avere una conclusione, cosa che sarebbe potuta avvenire di lì a poco, se non avesse fatto qualcosa. Tutti quelli che lo stavano proteggendo erano in svantaggio.

Batté i pugni sul terreno: maledizione, non gli veniva in mente niente!

Poi accadde: sentì un tonfo poco più in là e il tempo si fermò magicamente, lasciando tutti col fiato sospeso.

Era fuoriuscita una specie di colonna dal terreno che aveva colpito sul plesso solare la povera Giulia, sfondandola da parte a parte. Sul volto, un misto di sorpresa e paura.

Caleb e Shydra, ancora in posizione di guerra, spalancarono la bocca stupefatti e si girarono all’unisono verso Kaden, sorpreso quanto loro.

L’arena fu come ammutolita.

“Interessante” commentò Caleb. “Davvero interessante. Ha la stessa esperienza magica di me stesso quando avevo sette anni. Ecco cosa c’è di interessante”

“Fa magie involontarie! È un pericolo per se stesso!” esclamò Shydra. “Maledizione, non avremmo dovuto insegnargli la magia!”

“Avremmo dovuto eccome” rispose Mary. “Ricorda che là fuori ci sono i Draghi”

Rimase dunque la sola Valeria da affrontare, la quale osservò Giulia e poi ciò che restava di Adriana, che ancora bruciava, dimenticata in un punto imprecisato dell’arena.

Flavia considerò la possibilità di entrare nell’arena lei stessa, delusa dalle sue compagne.

 

I Draghi, intanto, continuavano a seminare il panico fra le città, taluni indifferenti in merito a chi colpivano, altri ancora distruggendo solo le truppe della rivoluzione, avendo così un bilancio di morti esattamente alla pari. Pertanto, l’idea che aveva avuto Re Anthony non aveva sortito gli effetti sperati.

E poi Cassius il Magnifico e Isaiah Hesenfield erano riusciti, con molta fatica e perdendo parecchie unità, ad abbatterne uno. Nessuno dei due sapeva di chi si trattasse, ma adesso, chiunque fosse, giaceva inerme in pieno deserto roccioso, ricoperto di graffi, frecce avvelenate e lance.

“Avevo capito che gli Hesenfield e i Draghi fossero nemici giurati. Non è compito dell’avversario conoscere tutti gli aspetti del nemico?” chiese Cassius, osservando le squame e le ali, per poi passare al volto tetro e ormai innocuo.

Isaiah scrollò le spalle. “Non ne ho idea. È Caleb quello esperto, io mi limito solo ad uccidere. Diciamo che sono il braccio della morte della famiglia”

“Capisco” rispose Cassius. “Truppa! Continuiamo la spedizione, coraggio!”

Seguì un boato e i due capi, esaltati da quella stupefacente vittoria, proseguirono la marcia verso Perth.

Nel frattempo, il Drago chiamato Achtalesh  il Furbo, riconoscibile poiché aveva la pelle di un giallo vivido e le squame blu, osservò la fine del compagno dall’alto, senza tuttavia aiutarlo nella sua lotta.

“Maledetto… maledetti siano gli Hesenfield! E i Centauri! Che idea sciocca hanno avuto di mettersi contro di noi, loro che si definivano neutrali! Non sanno con chi hanno a che fare!”

Preso dall’ira, Achtlaesh fece rotta verso il Reame dei Centauri, ancora impegnato nell’Arena ad assistere alla propria sconfitta.

Flavia parlò alla folla e in particolare a Valeria, l’unica Potente rimasta in vita. “Abbiamo assistito ad una prova di eccezionale coraggio, ma quando il coraggio si traduce in assassinio, non lo è più e prende il nome di morte volontaria! Sarà la Magnifica stessa a eseguire questo verdetto! Valeria, fatti da parte!”

“No! Voglio anche io qualche testa! Me lo devi, Flavia!” rispose disperata quest’ultima.

Mentre le due decidevano, Kaden soppesò ciò che gli restava da fare. Ormai il momento della sua morte era vicino… dopotutto, lo sapeva già, visto che aveva ucciso l’Unicorno, ma sperava di accendere almeno un’altra Fontana.

Kaden decise di attendere la sua fine, avendo solo una vaga immagine del suo cervello che stava per schizzare da tutte le parti, quando improvvisamente la barriera d’aria ricomparve: Kaden riuscì a notarla, vedendo uno strano spostamento d’aria davanti a sé.

“Che bastardo” commentò Mary. “E non pensi alle tue amiche con un braccio solo? Fammi entrare dentro la cupola!”

“Perdonami, ma non ho capito come funzioni il meccanismo” sussurrò il ragazzo, mentre vedeva Flavia e Valeria avanzare accecate dall’ira. Un tamburo risuonò.

“La barriera non ti salverà” disse Flavia, decidendo di occuparsi di Kaden e Mary. “Io sono la Magnifica, posso trafiggere qualunque muro”

Alzò la mano destra, che divenne come di terra.

“Sta usando l’arte della Terra” disse Shydra. “È davvero potente”

“Pensa ai tuoi nemici piuttosto, Aldebaran” Caleb le ricordò che c’era un altro Centauro pronto ad uccidere.

“Quest’uomo ci ha insultato! Ha insultato la Stirpe dei Centauri! Non merita di vivere e nemmeno di morire! Pena! Dolore! Tortura!” furono le grida del popolo.

Flavia e Valeria lo sapevano, e la prima parlò sovrastando le voci. “In nome di Ottavianus, creatore del nostro Reame, e di Marco Aurelius, il Legislatore, in base ai poteri conferitomi vi condanno a morte!”

Kaden lo sentì tornare: il vivido ricordo della perdita del braccio di Mary e la sensazione di impotenza mentre osservava gli altri combattere al posto suo… due macigni che stavano facendo affondare la sua coscienza in un baratro senza fine, molto più doloroso di qualsiasi cosa potesse aver subito a livello fisico.

E tutto per colpa della sua idiozia. Pertanto, il minimo che poteva fare era sconfiggerle tutte e due, il massimo era morire con onore.

Flavia caricò verso di lui sollevando il pugno diretto allo stomaco. “Muori, verme maledetto!”

Stava per centrare il suo bersaglio mentre Mary non poteva fare nulla per impedirlo, quando improvvisamente una grossa folata di vento spazzò via tutti i guerrieri e Kaden dall’arena, schiantandoli ai limiti della stessa.

Al loro posto, un enorme rettile stava atterrando in tutta la sua maestosità.

“Oh, no… il mondo è finito” dichiarò Mary, sbiancata tutto ad un tratto.

“Il nostro viaggio finisce qui…“ disse Klose. “E dire che Kaden stava anche migliorando”

Le Amazzoni si schierarono compatte, tutte pronte con l’arco.

Kaden non aveva mai visto un animale così grosso in tutta la sua vita, tanto da coprire anche il sole.

Le creature leggendarie, temute e rispettate da tutti, tranne che da Isaac Hesenfield, che le ha sconfitte, ma nella sua avidità non le ha uccise.

Achtalesh il Furbo aveva appena fatto irruzione nel Reame dei Centauri.

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