Kaden e le Fontane di Luce/12

Capitolo 12

Achtalesh osservò tutti gli astanti, anche coloro i quali si nascondevano dietro di lui.

Il difetto di non avere un collo visibile era compensato dalla maestosità del suo busto, dalle sei zampe, di cui due anteriori che fungevano da braccia, e dalla coda lunga diversi metri.

“Mi presento” esordì. “Mi chiamo Achtalesh, detto il Furbo, e uccido uomini, Centauri, Plexigos e ogni altro essere vivente senza eccezione alcuna”

Ed ecco la bugia, si disse. Fintantoché aveva un accordo col Re non poteva uccidere né lui né i suoi seguaci.

“Achtalesh il Furbo, eh?” disse Flavia. “Ebbene, noi siamo le Amazzoni, e possiamo sconfiggerti!”

“Certo” rispose il Drago. Osservò la schiera e sorrise. “O forse… non tanto certo. Chissà! Sta di fatto che morirete tutte qui e adesso, mi basta solo una fiammata!”

Kaden sudava freddo. Davvero gli bastava solo una fiammata? Guardando le sue dimensioni, non si stentava a crederlo. Gettò uno sguardo agli altri, ma nessuno sapeva cosa fare… nemmeno Caleb, il quale aveva ancora la spada in mano, ma in quel momento sembrava poco più di uno stuzzicadenti rispetto all’avversario.

Trasse il respiro mortifero e lanciò dalle narici un paio di fiammate, non abili a bruciare tutto, ma capaci di disintegrare un paio di dozzine di Amazzoni. Kaden era esterrefatto, e mentre le fiamme coprivano il suo campo visivo dando l’idea di trovarsi all’inferno, Achtalesh ridacchiava. Sembrava il Diavolo in persona, che si divertiva a torturare le sue vittime, le quali non potevano scappare; e godeva nel sentire le urla disperate delle Amazzoni sfortunate… o fortunate, perché perlomeno la loro agonia era finita.

“Mantenete i ranghi! Mantenete i ranghi! Formate la Testuggine!” ordinò Flavia, ma anche lei stava sudando e non aveva idea di che pesci prendere.

“Non serve!” rispose il Drago, che trasse un altro respiro e colpì verso gli scudi, tutti formati uno accanto all’altro, ma per quello che valsero, le Amazzoni avrebbero potuto affrontare a viso aperto e trarre la stessa conseguenza: la fiammata infatti bruciò tutto, sia gli scudi che le Amazzoni dentro la protezione, e altre urla si aggiunsero a quelle precedenti, e Flavia si strappava i capelli, mentre Valeria sembrava diventata innocua.

Kaden realizzò di non sapere dove andare, poiché le fiamme si stavano espandendo occludendo ogni possibile via di fuga.

Il solo rimasto impassibile sembrava Caleb, il quale maledisse Isaiah mentalmente per aver portato con sé il grosso dell’esercito, quello valido.

Lui era comunque un Hesenfield, la famiglia grande nemica dei Draghi, e se davvero in lui scorreva il sangue dello Sterminatore doveva dimostrarlo.

Così, con una certa sicurezza, si frappose fra il rettile e i pochi rimasti, mentre la temperatura saliva vertiginosamente e la fuliggine cominciava a provocare accessi di tosse.

“Non puoi aggredire i Centauri, perché sono delle pappemolli” disse ad alta voce.

“Noi… prova a ripeterlo, bastardo!” esclamò Flavia, tirando un colpo di freccia che mancò completamente il bersaglio, avendo lei la vista offuscata dalle lacrime disperateVedendo lo scarso risultato, lanciò l’arco fra le fiamme, e nel farlo, vide Valeria avvicinarsi anche lei al rogo.

“Flavia” rispose lei, sorridendo. “È stato un onore servirti, ma ormai è finita… è tutto finito”

Detto quello, si gettò fra le fiamme, lasciando tutti sbigottiti.

Achtalesh ridacchiò. Godeva nel vedere soffrire le persone, e la sofferenza nascosta nel suicidio era inimmaginabile. “Hai ragione, soldato” rispose a Caleb. “I Centauri sono ormai l’ombra di ciò che sono stati. A questo punto, noi non abbiamo più nemici, a parte… te. Tu chi sei, vestito con quell’armatura pesante?”

Caleb sorrise. “Il mio nome è Caleb Zacharias Abraham Hesenfield. La mia Casa ti ricorderà qualcosa, no?”

Si voltò per fargli vedere lo stemma araldico ricamato sul mantello e Achtalesh capì.

Il suo tono, se dapprima era divertito, si era innervosito.“TU! Tu sei l’Erede di colui che mi ha sconfitto? Di quell’Isaac?”

“Proprio così, sono l’Erede di Isaac, in quanto primogenito della mia generazione. Non ho più Apocalisse, perché la spada si è infranta, ma credo che Mezzanotte sarà una più che valida sostituta”

“Mezzanotte… Caleb è single?” chiese Mary, impazzita d’un tratto per la spada che il cavaliere aveva appena estratto. Klose e Taider si voltarono preoccupati per la salute mentale della ragazza. La situazione era disperata, e ciascuno di loro doveva inventarsi qualcosa.

“Shydra, tu hai qualche idea?” chiese Taider.

“No… dobbiamo lasciare tutto nelle mani di Caleb, ha il sangue Hesenfield nelle vene e, per quanto mi scoccia dirlo, sono gli unici che hanno affrontato i Draghi ”

Caleb estrasse Mezzanotte e la sollevò in alto. Era un ottimo manufatto: l’acciaio era stato lavorato dai migliori fabbri in circolazione e la lama era in grado di tagliare qualsiasi cosa, forse anche la scorza durissima dei Draghi. Caleb non ne era sicuro, ma doveva tentare, e non avrebbe permesso a nessuno di interferire col suo scontro.

Achtalesh non era eccessivamente sorpreso né spaventato. I suoi occhi, tuttavia, erano solo per Caleb, che doveva morire quanto prima. “Credi che io mi faccia fregare ancora una volta? Ti ricordo che io sono un Drago, tu soltanto l’erede di colui che mi sconfisse. I miracoli non si ripetono mai due volte”

Caleb non lo ascoltò nemmeno, ponendosi in guardia. “Sarà anche così, ma perlomeno permetto a questi idioti di scappare. Guarda alla mia destra, c’è gente che ho l’interesse a  mantenere in vita e non posso permettermi di perdere neanche una pedina in questo momento!”

Infatti nell’arena, oltre a Kaden, vi erano Klose, Shydra, Mary e Taider e Flavia, la quale era entrata in uno stato di shock.

“Che speranze ha?” chiese l’incaricato ad aprire le Fontane. “Morirà senza dubbio!”

“Non posso credere che lo stia facendo per noi, a meno che gli Hesenfield non abbiano davvero un tornaconto” disse Mary. “Inoltre, la rivalità millenaria che esiste fra i Draghi e quella famiglia gli impone di combattere da solo”

Quell’aspetto Mary lo capiva appieno. Era spadaccina anche lei, o perlomeno lo era stata, pertanto comprendeva le motivazioni dietro la scelta di Caleb di lottare da solo.

Caleb cominciò il suo monologo. “Fatti sotto. Come hai detto, sono solo un minuscolo uomo di fronte a te che sei enorme, provvisto di ali, sei zampe e spuntoni affilati. Disintegrami e riporta in auge l’onore della tua specie. Non farlo e sarai la vergogna del tuo casato”

Actalesh non ribatté, preferendo inspirare quanta più aria possibile per sparargli contro una fiammata apocalittica, ma Caleb approfittò del busto scoperto del Drago per infilzargli la spada dritto sul cuore. Una volta estratta, il ragazzo capì di aver fatto centro perché il cuore stesso era rimasto infilzato sulla lama, mentre colate di sangue viola imbrattavano tutta l’armatura e il busto del Drago.

Quest’ultimo tuttavia non se ne curò e lo schernì con una risata. “Povero stolto. Non vali un centesimo di Isaac” commentò. “Non sai che i Draghi hanno sette cuori?”

“Ah, un intero banchetto per mio fratello Josafat” ribatté Caleb sarcastico, togliendo il cuore che aveva infilzato e gettandolo via. Ancora pulsava.

Actalesh non poté che pensare che la storia si ripeteva. Aveva detto la stessa cosa ad Isaac milleottocento anni prima.

“Dovremmo approfittarne per scappare, no?” propose Klose agli altri, che erano ancora imbambolati ad assistere allo contro fra l’uomo e il Drago, fra la fallibilità e il cinismo della natura, fra i sentimenti e la guerra.

“Allora?” incalzò l’arciere, vedendo gli altri quattro imbambolati.

“Dove credi di poter scappare, Klose?” borbottò Taider. “Siamo di fronte a un Drago, quello ci ammazza. Inoltre, siamo circondati dalle fiamme. No, è finita”

“Invece no, e mi meraviglio di te, Taider” ribatté Klose, ostinato. “Se noi non ci facciamo notare possiamo sgattaiolare sotto il Drago e trovare una via di fuga dietro di lui e…”

“E? Cosa?” chiese Shydra in tono ironico. “Trovare una coda gigantesca che ci ammazzerebbe? Restiamo qui, Klose. Troveremo un modo più intelligente di salvare la pelle”

Klose tuttavia non riusciva ad afferrare quale fosse quel modo, ma se Shydra stava affermando che ci si poteva salvare, c’era da crederle.

In effetti, avevano ragione entrambi, si disse Kaden. Era vero che potevano scappare fintantoché Caleb teneva impegnato il Drago, ma era anche vero che non sapevano dove andare senza essere visti. Inoltre, il reame era circondato dalle mura, che non potevano essere oltrepassate senza l’autorizzazione delle vedette.

Quindi, che fare? La cosa migliore era avere sott’occhio Achtalesh oppure tagliare la corda e trovare un modo per sfondare le mura?

Nel frattempo, lo scontro continuava, con Caleb che cercava di difendersi dagli artigli aguzzi del mostro ed evitando ad intervalli regolari le potenti fiammate.

Cominciava a stancarsi, l’armatura era pesante e anche la spada non era indifferente.

Ma non poteva tirarsi indietro, ne andava dell’orgoglio del suo antenato, che era anche riuscito a sconfiggere lo stesso Drago, e anche gli altri suoi compari.

Nel frattempo Achtalesh decise di utilizzare anche la coda, tentando di far perdere l’equilibrio al suo avversario, il quale però la vide appena in tempo. Saltò utilizzando la tecnica dell’Aria, sollevò Mezzanotte e la puntò dritto all’occhio sinistro, esattamente come fece il suo antenato secoli prima.

Ma stavolta Achtalesh era preparato, così si sollevò usando le ali e mandò a vuoto l’attacco, facendo precipitare Caleb da un’altezza di ventisei metri, tale era la statura del Drago dal livello del mare. Il ragazzo si schiantò infrangendo l’armatura, che tuttavia gli salvò la vita; quanto alla spada scivolò via dalla mano cadendo altrove.

A terra e dolorante, Caleb comprese fino in fondo cosa voleva dire il detto “Mangiare la polvere”. Non era mai stato atterrato, a quanto ricordava. Non da un Drago, comunque. Chiedendosi quante volte lo era stato Isaac prima di sconfiggere anche solo il primo Drago, si rimise in piedi, togliendosi un po’ di sudore dalla fronte.

Achtalesh sovrastava il sole, con la sua imponenza, tanto che Caleb non vide raggio alcuno, e comprese di essere sotto tiro. Il problema stava nell’avere la forza di rialzarsi e schivare il colpo, poiché ormai l’armatura era inutilizzabile e non avrebbe retto nessun altro attacco. Cercò a destra e a sinistra, ma non la vide, infine notò un bagliore a tre metri da lui. Occorreva strisciare e prenderla, oppure raccogliere le ultime forze, correre e afferrare la lama al volo?

“Preparati a recitare le ultime preghiere!” annunciò Achtalesh, in procinto di sputare una fiammata davvero colossale.

Né Kaden né gli altri sapevano come aiutarlo, tranne Klose.

Era vero che si trattava pur sempre di un nemico, Shydra parlava degli Hesenfield come una famiglia pericolosa e volta alle malignità, il cui unico scopo era quello di conquistare l’Australia per assoggettarla, ma l’arciere non considerò questo aspetto. Lui era pronto ad aiutare tutto e tutti, indistintamente.

Era la sua natura, e ciò per cui era nato.

Così incoccò la freccia e prese la mira, dritto alla giuntura fra l’ala destra e quella che poteva essere considerata una sorta di spalla.

Scoccò, ma sfortunatamente il Furbo tenne fede al proprio nome. Con un colpo violento di coda, spazzò via la freccia prima che potesse diventare un pericolo, ma in ogni caso Caleb venne risparmiato; tuttavia, a dispetto delle aspettative, il Drago emise una fiammata che venne scagliata nell’Arena, a cui aggiunse altro fuoco a quello che già era presente nell’Arena.

Se qualcuno voleva scappare, non poteva più. Kaden capì di trovarsi all’Inferno, in quanto credeva di essere morto.

Inoltre, la risata agghiacciante del peggior dei Demoni riempì le sue orecchie. Alzò lo sguardo, e nel fumo nero la faccia orribile del rettile sembrava disegnata con la matita a carboncino, e successivamente Kaden ricordò solo due grossi orrendi occhi gialli.

“Cos’è? Vi siete stufati di combattere contro di me?” li provocò il Drago, che, apparentemente dimentico di Caleb, cominciò a cercarli dimenando i quattro arti che aveva per muoversi facendo rimbombare la terra.

L’Hesenfield non aveva visto cosa aveva fatto Klose, visto che si trovava ancora a terra in quanto occupato a strisciare per prendere la spada, che sperava potesse sferrare il colpo risolutivo. Il trucco era colpire agli occhi, e Caleb ci sarebbe riuscito. Così, del tutto ignaro del gesto cavalleresco che aveva ricevuto, si rialzò e, vedendo che si trovava alle sue spalle, attirò la sua attenzione. “Dove vai, Drago? Non ho ancora finito con te!”

Achtalesh si voltò verso di lui e mostrò i denti aguzzi.

“Non hai mai cominciato, Caleb” rispose. “Ho sempre creduto di avere io le redini del gioco”

“Gioco in cui tu perderai! Non vuol dire nulla avere le redini, se poi il tuo avversario approfitta dell’ultimo secondo per infilarti!”

Caleb stava scoppiando di caldo e tossiva, e la fatica di tenere l’armatura palesemente scheggiata stava cominciando a sentirsi. Così, Caleb la rimosse, rimanendo solo con la cotta di maglia nella parte superiore, e un paio di pantaloni e gli stivali nella parte inferiore.

Se quello scontro richiedeva la sua vita, Caleb era pronto a darla, per poter presentarsi davanti ai suoi padri senza vergogna.

Il Drago sogghignò, poi prese un altro po’ di aria, pronto per un’altra gittata di fuoco e morte.

Ma improvvisamente, un’altra voce squarciò l’aere. Una voce molto diversa da quella di Achtalesh, che ricordava più una cornacchia che un Drago.

“Che stai facendo, Actalesh?”

“Non posso crederci!” esclamò Kaden, in preda all’angoscia.

Ne era spuntato un altro. Quel posto stava diventando territorio dei Draghi, piuttosto che un Reame isolato dal resto della Nazione.

“Ma i Draghi non attaccano mai in coppia! Che significa tutto questo?” chiese Klose.

“Non lo so… dobbiamo andarcene da qua!” rispose Taider, ma aveva le gambe bloccate, perché la curiosità lo vinse. Non era una cosa comune vedere due Draghi nello stesso posto e voleva assolutamente sapere il motivo di tale sciagura, che rese tutti i sopravvissuti al primo attacco ancora più insignificanti.

Adesso, agli occhi di Kaden, il gesto di Valeria la Potente non sembrava così insensato.

Per di più, era chiaramente un Drago femmina. Lo si era capito dalla voce e dalle forme più morbide e meno spigolose del precedente.

“Kolmetoistant!” esclamò Achtalesh, irato.

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