Kaden e le Fontane di Luce/13

Capitolo 13

Caleb conosceva a memoria tutti i nomi dei Draghi e non poté non provare un brivido quando sentì quel nome.

Kolmetoistant… la Femmina Ammaliante. Era famosa nei tempi antichi per illudere gli uomini con la sua voce melodiosa, eppure quella che aveva usato non lo era stata affatto. Forse, milleottocento anni di inattività avevano indebolito anche delle razze supreme come i Draghi.

O forse, più semplicemente, era la sua vera voce, e quella descritta nelle Memorie del suo antenato era quella che usava per attirare gli Uomini in una trappola.

A differenza della razza maschile, quella femminile si caratterizzava per il colorito rosa della pelle.

Ogni parte del corpo aveva una sua sfumatura: rosa pallido per il busto, rosa acceso per le ali, rosa scuro per le quattro paia di corna e le unghie parevano smaltate di rosso.

Anche le pupille erano rosa.

Intanto, notò che i quattro soggetti che avrebbe dovuto rapire erano tornati nell’arena sconquassata dalla prima lotta contro Actalesh. Adesso che erano due, Caleb poteva solo accettare la sua morte.

“Mio caro Achtalesh…” salutò Kolmetoistant, accovacciandosi. Non sembrava avere intenzione di combattere, inoltre lo spostamento d’aria delle sue ali aveva spento molti incendi. “Ancora fedele a Kraken, eh?”

“Kraken?” si chiese Taider.

Achtalesh annuì. “Sì, non nominarlo con la tua viscida bocca, umano. Lui è il nostro signore, e se ha deciso per una tregua temporanea con un Re noi dobbiamo obbedirgli”

Ma Kolmetoistant scosse la testa come a voler scacciare quella frase che trovava orrenda. “Un vero Drago non si piega alle logiche umane. Potrebbe tradirci, potrebbe scaraventarci ancora in quella dimensione! Non puoi prevederlo, quindi è meglio che giochiamo d’anticipo e lo tradiamo prima noi, non credi?”

“No, non credo! Un vero Drago ripaga sempre i propri debiti!”

“Un vero Drago non si piega a nessuno!”

Si misero uno contro l’altro. Caleb non poteva crederci: stavano per combattere fra di loro! Una fortuna inaspettata!

Nel frattempo, anche Kaden e gli altri avevano il fiato sospeso.

“Che cosa succederà?” chiese il ragazzo a Taider.

“Beh, se è vero ciò che ho sentito, a quanto pare fra i Draghi si è creata una spaccatura. Come pensavo, è stato Re Anthony a risvegliarli, era l’unico che poteva farlo, visto che aveva sempre accesso alle biblioteche segrete. Tuttavia, se alcuni Draghi hanno deciso di collaborare con lui eliminando solo i suoi nemici e lasciando vivere gli altri, un’altra fazione ha deciso di fare per conto proprio così com’è sempre stato, ponendosi nemici di tutti e tutto. Bisogna vedere quanti e chi sono coloro i quali hanno lasciato Kraken l’Angusto e chi sarebbe il loro porta bandiera”

“Ma che importanza ha per noi?” chiese Mary.

“Molto poca, in effetti. Non conosco i nomi dei Draghi, inoltre visto che siamo nemici del re ci siamo inimicati tutti e diciotto. In effetti, sono elucubrazioni che potrei anche non fare! Tuttavia, è interessante sapere quali sono le manovre dei Draghi”

“Io direi di fuggire, piuttosto!” esclamò Mary, attonita nel sentire le stranezze del Cavaliere Corrotto.

I quattro e Shydra cominciarono a fuggire, ma vennero fermati da Flavia, l’unica Amazzone rimasta.

Si leggeva fin troppo bene il tormento e la disperazione nei suoi occhi. Aveva visto tutte le sue compagne morire, il Reame distrutto dalle fiammate del Drago e per di più coloro i quali aveva condannato a morte erano ancora in vita. Poco più lontano, i due Draghi si stavano affrontando in un duello fisico, sotto gli occhi di un impaurito Caleb Hesenfield.

“Noi abbiamo una legge… e secondo questa legge dovete morire” disse Flavia.

“Affronta me” si propose Shydra. “Affronta me e lascia andare loro, mi sacrifico io”

“Shydra, credi che te lo potremmo permettere?” s’intromise Mary.

“No, ma vedi: siete troppo importanti per la missione. Io, invece, ho fallito qui” disse Shydra, riferendosi alla trattativa con Cassius, che aveva preferito gli Hesenfield alla rivoluzione.

“Siamo cinque contro uno, direi” interloquì Klose.

“Ah, sì? E allora perché…” ma s’interruppe, perché un violento scossone dovuto allo scontro fra i Draghi fece tremare la terra, generando altri crepacci.

“Maledizione…” commentò Flavia. “Non riesco a ragionare! So bene che potrei sconfiggervi tutti e cinque, ma i due Draghi mi tolgono la concentrazione! Non so più cosa fare!”

Era straziante vederla in quello stato. In realtà, non erano i Draghi a bloccarla, ma la paura e la disperazione di aver perso così tante compagne in un giorno solo, ed essere sopravvissuta solo lei. Non poteva esserci scontro, non contro un avversario così prostrato.

Intanto, gli scossoni si ripetevano. “Flavia…” esordì Klose. “So che voi Centauri potete sconfiggere i Draghi e…”

Ma Flavia lo interruppe bruscamente “Zitto! Non rivolgermi la parola!” sollevò un pugno ma, avendo lo sguardo offuscato dalle lacrime, mancò il bersaglio.

Tentò ancora e ancora una volta, ma Klose schivò ogni qualvolta gli perveniva un attacco.

“Non riesco nemmeno a combattere” commentò Flavia. Guardò poi le sue mani. Era davvero ridotta in quello stato? Le altre Potenti non avrebbero voluto che il loro capo, leader di un colpo di stato senza precedenti nella storia dei Centauri, cadesse in quella maniera.

“E va bene… combattiamo!” esclamò Flavia, con una nuova verve in corpo. Guardò i cinque avversari… non sembravano gran che, a parte Shydra Aldebaran. Aveva sentito parlare di lei e non era affatto da sottovalutare.

Nel frattempo che Flavia e Shydra aspettavano l’una le mosse dell’altra, poco più in là i due Draghi continuavano a guardarsi in cagnesco. Adesso sì che Achtalesh aveva dimenticato Caleb.

Entrambi si stavano studiando, consci che avere in mano la prossima mossa avrebbe significato avere un enorme vantaggio sull’altro.

Kolmetoistant non aveva occhi che per il suo avversario. Lo conosceva benissimo, lo aveva frequentato per mille e ottocento anni. Ma c’era chi diceva che un Drago non lo si poteva mai conoscere fino in fondo, e la stessa cosa valeva anche per Achtalesh, o perlomeno per loro due, in tutti quei secoli era nata anche una sorta di rivalità.

Spalancò le ali e vide che anche il Furbo lo fece. Lei sapeva che ogni qualvolta il suo avversario voleva sparare una fiammata, era costretto a prendere molta aria per inspirarla dalle narici.

Nello stesso istante Achtalesh si stupì: credeva che la sua avversaria intendesse spiccare il volo, ma non lo aveva fatto. Perché? Quali erano le sue intenzioni? Pur essendo considerato Furbo, Achtalesh non aveva mai capito le sue simili femminili. Le considerava misteriose, e nemmeno in diciotto secoli, quando aveva affrontato in duello le altre compagne, era riuscito a spuntarla. Tuttavia, adesso erano tornati tutti quanti in vita, dunque sarebbe stata tutt’altra storia.

Infine, capì, ebbe come un lampo: nessuno dei due avrebbe mai fatto la prima mossa fintantoché si scrutavano negli occhi; così, con uno scatto repentino, rifilò una potente gomitata allo stomaco della compagna, che cadde producendo diverse capriole, distruggendo nel frattempo tutto ciò che incontrò, dagli spalti dell’arena agli alberi della foresta ormai disabitata, a parte Flavia che stava lottando contro Shydra, corpo a corpo.

Kolmetoistant si rialzò, ma troppo tardi: Achtalesh l’afferrò nella sua interezza e la portò verso l’alto, intento a rilasciarla per sbatterla a terra

L’avversaria si schiantò sul terreno dell’arena riducendola in milioni di piccoli sassi, costringendo infine Caleb a fuggire lungi da lì. Per tutto quel tempo, era rimasto ammaliato e spaventato allo stesso tempo. Ciò che aveva fatto Achtalesh poteva essere riprodotto solo da un Drago, poiché Kolmetoistant non ebbe nemmeno il tempo di utilizzare le ali ed evitare il fortissimo impatto. Nessun altro ci sarebbe riuscito. Caleb divenne sempre meno convinto della veridicità della leggenda secondo la quale Isaac li sconfisse tutti.

Così il figlio di Abraham scappò ma, purtroppo per lui, Achtalesh aveva memorizzato la sua sagoma e anche se non aveva più il mantello con l’emblema, lo fermò con la sola forza della voce.

“Hesenfield!”

Caleb deglutì. Il suo cognome urlato in quel modo sembrava un rombo di tuono. Poi rispose: “Vuoi uccidermi perché il mio avo ti ha eliminato, eh? Ebbene…”

Non finì mai la frase, perché Kolmetoistant si frappose fra lui e Achtalesh.

“Lui è mio! Lo eliminerò io!”

A Caleb venne in mente che vi erano altri sei membri della famiglia da poter eliminare. L’istinto di sopravvivenza era più forte di quello di appartenenza.

Poi si riscosse: ma che gli stava succedendo? Non era forse discendente di re Isaac? Che quella leggenda fosse vera o no, in ogni caso in Australia non erano più rimasti Draghi, pertanto adesso toccava a lui eliminarli. Anche da solo, se fosse stato necessario.

Riprese Mezzanotte fra le mani e tornò ad osservare lo scontro di sguardi che era ripreso.

“Quell’uomo è anche un mio nemico. Il suo avo mi ha sconfitto milleottocento anni fa esattamente come te, dunque voglio vendicarmi” disse il Drago femmina.

“Però l’ho visto prima io. Quindi, ti eliminerò, perché mi stai mettendo i bastoni fra le ruote”

“Perché non uniamo le forze, invece?” propose Kolmetoistant.

“Unire le forze? Con una come te?” rispose subito Achtalesh, tuttavia, in un secondo momento, si chiese: e se avesse ragione? In fondo, Isaac li aveva eliminati proprio perché erano sempre uno contro uno… nessun uomo si sarebbe mai aspettato due Draghi nello stesso posto. E se l’unione avesse fatto la forza?

“Va bene, te lo concedo” rispose infine. A Caleb parvero parole di morte.

Kolmetoistant si gonfiò, assumendo una forma molto più mastodontica, pronta per scatenare l’inferno su ciò che rimaneva del Reame dei Centauri.

Poco più in là, Shydra era riuscita a sconfiggere Flavia, ponendo fine alla sua lunga agonia.

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