Kaden e le Fontane di Luce/14

Capitolo 14

Shydra aveva sconfitto Flavia la Magnifica non senza sforzi, usando solo l’arte della Magia e i semplici pugni. Adesso, Flavia giaceva morta davanti a lei.

“Se non fosse stata afflitta dagli ultimi avvenimenti, avrei perso” constatò Shydra, stanca da quello scontro. Era indolenzita e non credeva di poter andare molto lontano, qualora ci fosse un modo per fuggire da quell’inferno. A poca distanza da loro, due Draghi si stavano alleando sotto gli occhi di un disperato Caleb.

“Che ne dici? Uccidiamo questo verme?” chiese Achtalesh rivolto a Kolmetoistant, leccandosi i denti.

L’altra rispose: “No, teniamolo per ultimo. Guarda lì: c’è dell’ottima carne fresca che non chiede altro di essere cotta alla fiamma”

“Oh, no… ragazzi?” Klose richiamò all’attenzione gli altri compagni. “Si sono accorti di noi! Vogliono ucciderci!”

“Maledizione!” rispose Mary. “Se fossi stata nel pieno delle forze li avrei affrontati sicuramente!”

“Non credo cambierebbe molto. Sei un’umana, non puoi sconfiggerci” tagliò corto Achtalesh.

“Dicevate così anche al mio avo, eppure…” Caleb aveva raggiunto i suoi obiettivi. Non aveva certo dimenticato che il suo compito era quello di rapire gli incaricati all’apertura delle Fontane e condurli al cospetto di suo padre. “Eppure siete stati entrambi sconfitti da lui, e non dimenticate che sono ancora io il vostro avversario!”

Puntò Mezzanotte verso di loro, ma loro lo ignorarono. “Sta’ zitto, tu” disse Kolmetoistant. “Abbiamo detto che ti avremmo lasciato per ultimo, adesso abbiamo fame. Io direi di cominciare dal più giovane…”

“E comunque” volle aggiungere Achtalesh “Sei a portata di tiro, mi basta anche solo una leggera fiammata e di te non rimarrà neanche il ricordo. Lo sai questo, vero?”

Ma Caleb non rispose nulla. “Senti, perché non dai un taglio a questa faccenda? D’altro canto, il mio avo è morto da secoli, ormai, e io non ho nessuna colpa se non quella di essere nato da mio padre. Si dice che le maledizioni valgano fino alla settima generazione, ed essendo passati milleottocento anni, ormai, della settima generazione non sono rimaste nemmeno le ossa”

“Come osi parlarmi in questo modo?” Achtalesh si adirò alquanto. Dalle sue narici fuoriuscì del copioso fumo, un fumo nero che indusse alla tosse tutti gli umani.

“Sono quasi due millenni che attendo il momento per vendicarmi” proseguì Achtalesh. “Non puoi nemmeno immaginare il dolore e la sofferenza che abbiamo patito noi Draghi, sentimenti che ci porteranno alla vendetta completa e allo sterminio della vostra famiglia! Kolmetoistant, procedi!”

Il Drago femmina non se lo fece ripetere sue volte. Spiccò il volo e si diresse verso Kaden. Nessuno dei suoi compagni poté fare nulla, paralizzati com’erano dalla paura.

Nessuno… tranne Shydra, la quale percepì il pericolo prima degli altri.

Lei era stata una madre. Aveva due giovani maschi, uno dell’età di Kaden e l’altro dell’età di Caleb. Entrambi erano morti sotto i colpi della guerra, e preferiva ricordarli quando si rincorrevano per casa, piuttosto che… ma non poteva pensarci.

Non voleva pensarci. E in quel momento, Shydra Aldebaran decise.

“Peter, Jack… e anche tu, Paul. Sto tornando” pensò fra sé, prima di fare l’unica cosa che poteva essere fatta.

Balzò verso il ragazzo e lo spinse con tutta la forza che aveva ancora in corpo, spingendolo via dalla traiettoria dritta della fiammata, che invece colpì proprio lei, lei che era stata potente fra le donne e aveva preso in mano, non desiderandolo, le redini della Rivoluzione.

Con quel suo gesto, ogni singolo muscolo del suo corpo era cosciente che avrebbe posto fine alla sua vita, ma avrebbe garantito la pace ai posteri, la luce alle Fontane e probabilmente la fine di quegli anni neri.

La fiammata del Drago investì Shydra Aldebaran in pieno, recando dolore fisico al suo corpo e una stilettata al cuore di molti, lì presenti.

Ciò che successe avvenne in un lungo e doloroso attimo e, fra le risate dei Draghi, si poterono sentire le urla disperate di Klose, Mary e Taider, che videro il sacrificio della donna e svuotò loro di ogni speranza.

Il Cavaliere Corrotto bloccò appena in tempo la spadaccina e l’arciere che erano andati a spegnere il fuoco inestinguibile del Drago, poiché lui aveva capito e non occorrevano addii pieni di parole. Allo stesso tempo, la conosceva abbastanza bene da sapere che non desiderava essere salvata.

I tre che Shydra Aldebaran aveva scelto per accompagnare Kaden poterono solamente constatare il lento bruciare del suo corpo, che divenne sempre più nero, come se si stesse riproducendo dal vivo ciò che stava succedendo anche nei loro cuori. Lei li aveva salvati da una vita scialba e senza regole, arruolandoli nell’Armata, aveva dato loro una seconda possibilità, e nel suo gesto si stava offrendo gratuitamente, esattamente come quando aveva deciso di prendersi cura della Rivoluzione, che altro non era che un gruppo di sbandati e tuttavia vogliosi di vivere. Shydra girava nell’Arena come una trottola, mentre lembi di vestiti, ormai inceneriti, cadevano a terra.

Kaden, dal canto suo, non capì molto di quegli istanti. Era rimasto ammutolito nel vedere la vecchia Preside, che nel suo passato le aveva dato tanti grattacapi e altrettanti insulti. Non riuscì a muoversi, scosso dalla paura, mentre lei gli stava salvando la vita offrendo la sua, gridando a causa del dolore delle ustioni. Il ragazzo seppe che non avrebbe mai dimenticato quella danza mortifera, l’ultimo canto di una donna che era andata al di là di ogni umana concezione.

Il lamento di Shydra, che accompagnò lenti ma inesorabili istanti, divenne poco più di un rantolo; poi, improvvisamente, cessò. Era libera adesso, libera di tornare dai suoi figli, i quali le erano stati strappati troppo presto. E, allo stesso tempo, anche i suoi soldati erano liberi di vivere una seconda vita, e anche una terza, tutto per dare un futuro a quelle terre martoriate. Kaden, tuttavia, una volta rimessosi in piedi, poté solo constatare il cadavere nero che adesso giaceva a pochi metri dai suoi occhi.

A parte le grida disperate di Mary che ancora riecheggiavano, non c’era nemmeno il momento di piangerla, perché i Draghi stavano accordandosi sul prossimo obiettivo.

“Achtalesh, adesso tocca a te” lo invitò Kolmetoistant.

“Chi ce la fa, scappi” disse Mary con un rantolo, sedendosi sul terreno pieno di crepe.

Era finita, si disse, Shydra si era sacrificata per Kaden, ma di lì a poco l’avrebbero tutti raggiunta.

“Voi non andrete da nessuna parte” annunciò Caleb, Mezzanotte sguainata e brillante alla luce del sole.

“Voglio proprio vedere come farai a fermarci” rispose Klose. “Anche tu sei acciaccato e fuori forma, mentre io sono quello relativamente più fresco. Diciamo che sarà uno scontro impari, inoltre i due Draghi sono più interessati a te che a noi”

“Intelligente, l’arciere” constatò Kolmetoistant. “Ma dimentichi che abbiamo stabilito che Hesenfield sarà l’ultima delle nostre vittime di oggi. Come premio alla tua arguzia, sarai tu il prossimo ad ardere. Contento? Achtalesh, procedi”

Il Drago si avvicinò a grandi passi nella zona di Klose, ma quest’ultimo non voleva morire. Aveva tanto da fare, da dire… da salvare.

Aveva le sue frecce e si sentiva piuttosto bene, per uno che aveva affrontato così tanti patemi. Così, incoccò velocemente una freccia e sfidò la sorte.

La freccia sibilò sospinto anche dal vento favorevole e penetrò non vista nell’occhio destro del Drago, che preso com’era al suo obiettivo non vide il pericolo e dunque fu costretto a patirne le conseguenze.

Copioso sangue viola cadde dal punto ferito e urla agghiaccianti si sentirono per tutta la zona.

“Maledetto! Maledetto!” esclamò furibondo Achtalesh, il quale cercò di fermare l’emorragia con la sua sola zampa.

“Sei distratto, Achtalesh… meno male che ti chiamavano Furbo” osservò Kolmnetoistant.

“Stai zitta!” esclamò l’altro. “Zitta, o colpirò anche te!”

La minaccia non andò a vuoto, perché con l’altro occhio Achtalesh cercò di colpire il secondo Drago con un raggio laser partito dall’altro occhio, che tuttavia Kolmetoistant parò con una mano.

“Maledetto, e la nostra alleanza?”

“Non c’è nessuna alleanza! Combattiamo!”

I due tornarono a scambiarsi colpi velocissimi, sia con le mani che con la coda, e grandi fiammate partirono da entrambe le bocche, generando violente esplosioni.

“Dobbiamo scappare” disse Caleb, ormai avendo raggiunto gli altri. “Andremo a Villa Hesenfield. Là saremo al sicuro”

“Non è la vostra casa? I Draghi dovrebbero averla già rasa al suolo, no?” osservò Taider, con la voce spezzata a causa del gran pianto che aveva fatto. Erano le prime parole che pronunciava da quando aveva visto Shydra morire.

“Certo che no, noi siamo gli Hesenfield” tagliò corto Caleb. “La nostra casa non può essere corrotta dal fuoco. Credi che hai a che fare con degli stupidi? Sappiamo chi è il nostro nemico, e la Villa fu costruita da Isaac stesso. Pertanto, andiamo!”

Non ebbero nemmeno il tempo di fare un passo che, infine, lo scontro fra Draghi ebbe termine. L’uno aveva perforato il torace dell’altro con i rispettivi pugni, copiando fra loro la stessa tecnica.

Kolmetoistant e Achtalesh… due idee diverse, una sola fine possibile. La loro potenza era assolutamente pari e dunque entrambi conclusero la loro vita lì, nel Reame dei Centauri, proprio coloro i quali si diceva potessero affrontarli senza troppo timore di morire.

“Incredibile” commentò Mary, accertandosi lei stessa dell’effettiva fine del Drago più vicino a loro. “E dire che Achtalesh stava festeggiando la vittoria… invece è morto al pari della sua avversaria”

“Ma siamo sicuri? Voglio dire, non è che poi si risvegliano?” chiese Kaden.

“No, non credo… anche se, parlando di Draghi, non è del tutto da escludere” disse Taider, aggrappato alla spalla di Klose. Poi gli si rivolse. “Non voglio essere di fastidio per nessuno, ma credo… credo che mi faccia male la gamba”

Caleb controllò ed effettivamente la gamba destra dell’uomo era vistosamente fratturata.

“Il dolore ti fa impazzire, vero? Ciononostante, non possiamo fermarci. Ricordatevi che siete attesi a Villa Hesenfield, al centro delle Fosse Demoniache e nessuno, dico nessuno, ha mai fatto attendere un Hesenfield, nemmeno nel loro periodo più buio. Ricordatevi che abbiamo cominciato l’Invasione dell’Ovest dopo aver occupato i territori della Regina Margareth. Ci sono ottime probabilità che persino l’assedio che io e i miei fratelli stavamo comandando sia terminato. Ho lasciato tutto nelle mani del mio Capitano, ed egli sa bene che destino lo attenderebbe se fallisse”

“Non avete ancora vinto” disse Klose. “Shydra non ha dato la sua vita per… per far tornare gli Hesenfield sul trono”

“Tuttavia è ciò che accadrà” concluse lui. “E una volta morto mio padre, il Regno spetterà a me, e dopo di me mio figlio, e così via. Inoltre, Isaac è a caccia dei Draghi con Cassius il Magnifico, e nel frattempo l’Ovest tremerà di fronte alla potenza del suo esercito”

Seguì un attimo di pausa.

“E va bene” disse infine Taider. “Verremo con te a Villa Hesenfield, a patto che, dopo, ci lascerete aprire le Fontane”

“Su questo non c’è alcun dubbio” disse Caleb. “Mio padre vuole solo conoscere… il prescelto”

Esitò un attimo. Aveva dei forti dubbi che Kaden, quel ragazzo che sembrava così fuori luogo, avesse potuto aprire la Fontana Lind dando nuova speranza alle ambizioni della sua famiglia.

“Mi sa che Klose dovrà per forza tenermi ancora per un po’” aggiunse Taider sorridendo all’arciere.

“Ma figurati. Quante volte hai aiutato me e Mary? È il minimo che potessi fare. E poi potremmo sempre darci il cambio”

“Scordatelo! Io non porto nessuno!” esclamò Mary, volendo fare l’acida; infatti i tre ne risero, ma Kaden non capiva cosa vi fosse da ridere.

Prima di partire, seppellirono Shydra proprio in mezzo all’Arena, e le dedicarono qualche minuto di silenzio. Kaden, dal canto suo, non sapeva a cosa pensare: era per merito suo che adesso stava vivendo quell’esperienza, lontano da casa.

Già, la casa. Adesso che Shydra era scomparsa, chi avrebbe protetto i suoi genitori? E come stavano procedendo i disordini a Perth? Nessuno gliel’avrebbe più potuto dire. Poi guardò Caleb, che aveva ripreso il mantello e lo annodò sulle sue spalle. In quel momento, seppe di non essere l’unico così affezionato ai propri consanguinei.

“Grazie, signora Preside” si ritrovò a dire il ragazzo, e tutti si volsero a guardarlo. “Farò in modo che questo suo sacrificio non sia stato vano. Aprirò le altre due Fontane e… vivrò, vivrò perché è il mondo che me lo chiede”

“Questo è parlare” commentò Mary, fiera del ragazzo. “Anzi, guarda” sparì senza dire nulla a nessuno, poi tornò dopo qualche ora.

“Questa è Olocausto” disse infine, mostrando la spada che era riuscita a trovare chissà dove. “È la spada che ho rubato a quel lord l’altro giorno… ora è tua, l’hai meritata. Io mi terrò Tenebra e diventerò mancina”

Kaden non seppe cosa dire, mentre Klose e Taider si scambiarono un’occhiata stupefatta. “La chiamerò Giustizia” disse Kaden. “Giustizia, perché… perché la Preside vuole giustizia, e ci sono ancora troppe cose ingiuste qui fra i vivi”

“Fai sempre schifo con i nomi, eh?” ridacchiò Mary, e infine, guidati da Caleb, si avviarono verso le mura del Reame, rimasto vuoto e grigio, dopo che le fiamme vennero domate.

Nel frattempo, un ultimo raggio di sole abbandonò quelle terre, lasciando spazio alla sera.

 

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