Kaden e le Fontane/15

Capitolo 15

Una volta giunti al limitare della Foresta, nessuno del gruppo conosceva il modo di oltrepassare le mura senza il permesso delle sentinelle, morte durante l’invasione dei Draghi.

Davanti a loro, si presentava un muro di legno insormontabile a meno che non si utilizzasse la Tecnica del Volo, e Caleb, l’unico del gruppo a saperla usare, era troppo stanco per trasportare uno alla volta gli altri. Occorreva dunque distruggere le mura, difficili da scalfire pur essendo di legno.

“Caleb, tu hai qualche idea?” chiese Kaden, ma neanche il ragazzo aveva un’illuminazione, a parte la tecnica del Volo, e nel frattempo Klose e Mary si consultarono per trovare un’idea che potesse risolvere il problema sopraggiunto; mentre Taider si riposava sotto un faggio.

“Attaccarlo con Tenebra e Giustizia?” propose Kaden, ormai del tutto dimentico dell’atteggiamento che aveva avuto prima di entrare nella Foresta e trasformato definitivamente come membro effettivo del quartetto rivoluzionario.

“Sai che non è malaccio come idea?” rispose Mary. “Proviamo! Lo presenterò a me stessa come un’occasione di migliorarmi con la mano sinistra.”

Così estrassero entrambe le spade gemelle e attaccarono con tutta la forza, ottenendo come risultato ben poco. Tenebra aveva solo scalfito il legno che adesso presentava un grande taglio diagonale, mentre Giustizia non aveva risolto proprio nulla, eppure era una spada affilata.

“Maledizione, ho finito le forze dopo aver combattuto nell’Arena e adesso non riesco a calibrare bene l’arma!” commentò frustrato Kaden.

“Ma stai zitto” lo rimbeccò Mary. “Tu sei fortissimo, potresti anche diventare più bravo di me. Ma ancora non lo sai e quindi commetti sciocchezze, come quella di tranciarmi il braccio oppure di non fidarti di Olocausto”

“Si chiama Giustizia” precisò Kaden, irritato.

“Non mi piace come nome” tagliò corto Mary. “Il punto è che devi fidarti completamente della tua spada. Ti fidi del tuo braccio destro con cui la usi?”

“Certamente, è il mio”

“Ecco. È la stessa cosa con la spada, che è solo un prolungamento affilato di un braccio. Quindi, pensa a questo aspetto e comincia a tagliuzzare. Mi sa che Olocausto è molto più forte della mia Tenebra”

“Eppure l’hai sconfitta” osservò il ragazzo.

“Sì, be’, non che sia stato difficilissimo”

Kaden comunque trasse qualche respiro profondo.

Era vero, sembrava un muro invalicabile, al quale persino una spada come Tenebra aveva inflitto solo un taglio diagonale. Poi gli venne un’idea: e se avesse cercato di approfondire quel taglio? Ci sarebbe stata qualche miglioria nella loro condizione?

Forse, e valeva la pena tentare. Ma tutto dipendeva da Giustizia, la quale doveva piegarsi ai voleri del suo nuovo proprietario, che non l’aveva vinta dopo un duello né l’aveva rubata, ma era stata un dono.

La sollevò verso l’alto, come a volerne prendere tutta l’energia.

“Che stai facendo, il parafulmini?” chiese Klose.

“Spiritoso” lo rimbeccò Kaden. “Adesso vedrete che cosa sono capace di fare. Giustizia! Fa’ vedere la tua forza!”

Prese una breve rincorsa e mosse la spada dall’alto verso il basso, impugnandola addirittura con due mani, ma probabilmente perché era abbastanza pesante, per il fisico di Kaden, da tenerla con una mano sola.

Il ragazzo che aveva aperto la Fontana Lind tenne gli occhi chiusi. Dopo qualche secondo, lì riaprì e vide che il taglio originariamente fatto da Tenebra si era leggermente allargato.

“È la strada giusta!” esclamò, ma non sapeva ancora se avrebbe proseguito o se si sarebbe fermato proprio sul traguardo.

Ma non ottenne mai questa risposta, in quanto Caleb si avvicinò al muro e osservò attentamente il lavoro compiuto fino a quel momento.

“Come previsto, non avete risolto nulla. Tocca sempre agli Hesenfield risolvere” commentò ghignando e accarezzando il manico della sua Mezzanotte riposta sul fodero.

“Ah, no? E come ti spieghi quel graffio considerevole?” abbaiò Kaden.

“Lo spiego come un graffio normale” Caleb fece spallucce. “Se davvero volete uscire, dovete fidarmi di me e di me soltanto”

Estrasse Mezzanotte e, puntando la lama contro la muraglia, le corse incontro e la riempì di fendenti potenti e precisi, quasi come se stesse disegnando una porta invisibile, poi stette a vedere il suo operato.

I risultati non tardarono ad arrivare. La parte del muro tagliata cadde rivelando il mondo al di fuori, dove continuavano a compiersi gesta brutali ed azioni eroiche.

“Ecco fatto, adesso possiamo procedere col piano. Invece di andare a Kashnaville vi condurrò al cospetto di mio padre Abraham, figlio di Abel della Casa Hesenfield, ma soprattutto futuro Re unico dell’Australia unita. Forza, dunque”

Ma i quattro non si mossero.

“Temo che dovremmo ucciderti, Caleb figlio di Abraham” disse Taider. “Abbiamo una missione troppo importante e noi non abbiamo tempo per visitare nessun monumento storico che non siano le Fontane, pertanto grazie per l’aiuto ma non ti seguiremo… Shydra non avrebbe voluto”

Caleb stavolta rise di gusto. “Non mi seguirete? Amico, ma sai con chi stai parlando? Quale spada tengo in mano? L’hai vista anche tu, è estremamente superiore a Tenebra e a Olocausto che adesso si chiama Giustizia. Inoltre, avete bisogno del nostro aiuto… credete che a Kashnaville vi aspettino col tappeto rosso? Verrete con me, e non costringetemi a usare la forza!”

“Dimentichi che io pratico le arti magiche e Klose è un ottimo arciere” osservò Taider.

“E sia, a noi due!” esclamò l’arciere, pronto a combattere.

“Arco contro spada… due filosofie di guerra diverse, una sola soluzione: la vittoria… per me, ovviamente. Con questo metteremo la parola fine all’annosa questione in merito a quale arma sia meglio”

I tre si squadrarono in cagnesco, pronti per uccidersi a vicenda. Dietro di loro, una leggera brezza stava penetrando nella breccia creata da Caleb.

 

Nel frattempo, il gruppo dei Centauri guidato da Isaiah, unito ai quindicimila uomini che avevano avuto precedentemente, si era allargato a poco meno di ventimila uomini, questo all’inizio del suo percorso.

Ma una volta giunta la fine della battaglia della città del Signore del Deserto (ne era stato eletto uno nuovo), le truppe aumentarono ancora, conquistando città dopo città e promettendo guerra diretta a Perth e a ciò che ne era rimasto. Nel frattempo, avevano ucciso un secondo Drago, rimanendo dunque così quattordici esemplari ancora da abbattere, tutti ugualmente molto pericolosi.

L’entusiasmo di quella spedizione convinse dunque Isaiah ad assediare Perth, soprattutto dopo che l’inganno era stato svelato: il Re fantoccio, il cavaliere George Carlson, era stato scoperto e assassinato dalle guardie fedeli a Re Walter, scatenando una violenta guerra civile e lasciando il trono dell’Ovest vacante.

“È un’ottima occasione per noi” commentò Isaiah, una volta finito di leggere il dispaccio che conteneva quell’informazione. “Conquisterò Perth e la donerò a mio padre”

“Sei un po’ inquietante, Isaiah figlio di Abraham” commentò Cassius, notando negli occhi verdi del suo alleato un certo bagliore folle. “Ma non posso negare il tuo valore in battaglia”

“Già, lo credo bene!” rispose l’altro. “E sono sicuro che anche Caleb sta facendo la sua parte… anche se è un po’ addormentato, a volte”

Egli ripensò molto al periodo in cui erano ancora tre generali: lui, Caleb e Jakob. Invece, i rumori della guerra li avevano separati.

Ma non appena sarebbero stati tutti e tre principi avrebbero spadroneggiato sull’Australia importunando tutte le ragazze possibili. Almeno, da parte sua sarebbe stato così.

“Bene, Centauri” esordì, prendendo la parola per un discorso post bellico. “Abbiamo vinto una battaglia, ma non la guerra. I miei Uomini lo sanno, combattono con me da un bel po’ di tempo, ormai. Se abbiamo conquistato il Sud è solo merito loro! Adesso fatemi vedere di cosa siete capaci dominando il più ampio Ovest! E, come hobby, voglio la testa di tutti i Draghi sulle vostre picche!”

Urla generali si udirono e ricominciarono a partire, il villaggio del Deserto ormai raso al suolo e saccheggiato di ogni primizia.

 

Nel frattempo, appena davanti alle mura del Reame dei Centauri, Caleb, Taider e Klose stavano ancora studiandosi.

Il figlio di Abraham avanzò, intenzionato a troncare il capo del suo avversario, ma Klose si abbassò repentinamente e attaccò mettendo una gamba in mezzo a quelle del nemico in modo da fargli perdere l’equilibrio. Come previsto, Caleb cadde, ma finì rovinosamente su Klose, il quale non riusciva a togliersi di dosso il nemico, piuttosto robusto nonostante la giovane età. L’unica soluzione era che Caleb stesso si alzasse, ma ciò non avvenne: l’uomo cercò invece di attentare alla gola di Klose, ma il ragazzo riuscì a bloccargli le mani in tempo. Lo scontro tra i due si tradusse in una serie di capriole, dove ciascuno dei due si ritrovava ora sopra, ora sotto.

“Forza, Taider! Spara un tuo incantesimo e decidi le sorti dell’incontro!” esortò Kaden, ma il Cavaliere Corrotto scosse la testa.

“Non ti hanno mai detto che uno scontro a due non può essere interrotto da terzi?” rispose, gli occhi puntati sullo scontro. Era vero, si disse Kaden, la tensione lo stava uccidendo dentro, ma poteva farci ben poco: l’etica andava rispettata.

Caleb si rialzò dal corpo di Klose e si portò a distanza di sicurezza, la guardia alzata: non potendo strangolarlo, doveva rimettere in atto una nuova strategia.

Klose invece, che si era un po’ coperto di lividi dopo la breve colluttazione, incoccò una freccia e prese la mira, dritto in mezzo agli occhi del suo rivale.

“Non riuscirai mai a colpirmi con quella freccia, sei troppo lento” lo provocò Caleb, sicuro di sé come pochi al mondo.

“Chissà, dovrei provare, non credi?” ribatté Klose, anche lui abbastanza sicuro della velocità della sua freccia. Inoltre, aveva colpito bersagli persino più lontani, il che gli ricordava i giorni del tiro al piattello con la freccia.

Era molto fiero della sua mira e vinceva spesso, e ripensava a quei momenti come i giorni più felici della sua vita. Alla fine, la guerra civile lo aveva allontanato da quelle vicende. Adesso che era il più bravo tiratore dei Rivoluzionari, gruppo nel quale era entrato proprio per vendicare i suoi compagni di tiro, morti tutti a causa della guerra, non poteva essere battuto da Caleb, il quale non aveva mai toccato in vita sua nemmeno una fionda.

Caleb, dal canto suo, non temeva il suo avversario: sapeva cosa voleva dire perdere un amico, aveva visto cadere molti suoi compagni in battaglia e adesso doveva vendicarli, ponendo la sua famiglia là dov’era stata un tempo, seduta sul Trono a governare con scettro di ferro.

Improvvisamente, il figlio di Abraham sparì nel nulla, utilizzando la Tecnica Arcana del vento, per confondere l’avversario, che, poco pratico, non sapeva affidarsi al senso dell’udito per sentire i flebili passi sull’erba, e quindi non poté mai aspettarsi una forte ginocchiata alla schiena che lo fece ruzzolare per diversi metri sull’erba.

Klose si rialzò e, constatato che fortunatamente la freccia era ancora incoccata, la scoccò ma sbagliò mira, andando a colpire un albero nelle vicinanze.

Caleb lo schernì. “Avresti dovuto colpire me, al collo! Al collo, capito? Non certo quell’albero laggiù, il quale sarà ferito per sempre!”

Klose sbuffò. Stava cominciando a stancarsi, ma sapeva di non potere perdere. Poi sgranò gli occhi: Caleb aveva appena preso in ostaggio Mary.

“Vigliacco!” esclamò.

“Mi chiami vigliacco, eppure io sapevo che in guerra tutto è concesso” ribatté Caleb. “Stai fermo o le taglio la gola con Mezzanotte, e lo faccio”

Ma nemmeno Mary era disposta a morire in quel modo e, ignorando il fatto che le mancava il braccio destro, diede una potente gomitata col sinistro e Caleb cadde a terra, tuttavia senza sentire dolore poiché aveva ancora la cotta di maglia a proteggerlo, da quando l’armatura si era infranta a causa dello scontro col Drago.

“Un altro scontro…” borbottò. “Non ho mai combattuto contro una donna, sempre se di donna stiamo parlando”

Kaden constatò che le parole del cavaliere erano cattive. Non era poi così brutta!

“Ti farò rimangiare ciò che hai detto, vedrai” disse Mary, pronta a vendere cara la pelle.

Ma Caleb ebbe la sensazione che la mezzanotte giungeva a grandi passi. Non credeva che lo scontro con Klose potesse essersi protratto per così tanto tempo.

Così decise di combattere seriamente. Aveva Mezzanotte in mano, e tutti gli altri erano fuori forma, motivo in più per concludere lo scontro.

Accadde tutto in pochi attimi: compì quattro passi molto lenti e sferrò un fendente micidiale che colpì sia Mary che Klose. Lo scontro era con loro, Taider e Kaden non si erano mossi.

“Raccogliete questi due e andiamo. Ti donerò una protesi, in modo che tu possa soccorrere i feriti”

Così, il Cavaliere Corrotto dovette accettare la sconfitta e seguire Caleb, diretto a Villa Hesenfield. Non era un posto sicuro, soprattutto con Kaden ancora da proteggere e sicuramente sarebbe stato l’ultimo posto al mondo dove Shydra li avrebbe mandati, ma la piega che aveva preso la storia lo stava richiedendo.

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