Kaden e le Fontane di Luce/17

Capitolo 17

Villa Hesenfield era stata costruita dal primo della famiglia, il cui nome si era perduto nel tempo, in seguito a un incendio che colpì l’edificio una lontanissima notte di ottobre, quando il futuro Re Isaac era solo il giovane figlio di un commerciante.

Col passare degli anni, tuttavia, la Villa divenne un vero e proprio monumento, ricco di opere d’arte, di biblioteche, di manufatti pregiatissimi e un enorme giardino curato alla perfezione. Si presentava agli occhi del visitatore come una casa squadrata, dotata di alte finestre,  composta da più piani e, in cima, un’alta torre dove campeggiava un orologio a lancette. Sotto di questo, faceva bella mostra di sé il simbolo degli Hesenfield: un grifone e un leone che sorreggevano uno scudo a sei strisce bianche e nere, infilzato da una spada e sotto il blasone un nastro azzurro recante il motto della Casa. Al di sopra, invece, sette stelle, una per ciascun membro attuale della famiglia.

Sarebbe stato un bel luogo, se non fosse stato per la costante e densa nuvola grigia che copriva il cielo, e la temperatura fresca dell’atmosfera.

“Sinceramente, non è un bel posto dove crescere” osservò Taider.

“Perché, tu dove sei cresciuto?” chiese Caleb. “Qualunque risposta tu mi possa dare, non sorpasserà mai la bellezza imperiale di questo posto, né la storia che ha la nostra Casa”

Taider sospirò pazientemente e, girandosi per guardare il panorama, notò una porta massiccia poco distante dal giardino.

“Cosa c’è oltre quella porta?” chiese.

“Il Labirinto” rispose Caleb, mentre bussava all’entrata di casa. “È la nostra… porta di servizio, che tiene lontano gli ospiti indesiderati. Voi, invece, siete attesi da mio padre, il futuro re dell’Australia, lord Abraham, che vi accoglierà nella Sala del Giuramento”

Una volta bussato, Kaden e i suoi compagni fecero attenzione a salire gli scalini in marmo che conducevano alla porta d’ingresso, in legno scuro.

Vennero accolti da una grande sala, lastricata in marmo lucido colorato a scacchi bianchi e neri, e in fondo Kaden vide un’ampia scalinata che portava ai piani superiori, potendo prendere la direzione destra o sinistra. Tuttavia, guardando poi Caleb, lui non sembrava dar segno di affrontare quella salita, piuttosto chiamò a gran voce un certo Frederick.

Dopo poco, un uomo alto e dai corti capelli grigi vestito in completo nero arrivò, dotato di un asciugamano posato sull’avambraccio destro.

“Signorino Caleb, vogliate seguirmi” disse, e tutti lo seguirono attraverso una porta fra quelle poste sulla sinistra dell’ingresso.

Una volta varcata, si seppe che nascondeva una scalinata ripida in pietra che conduceva verso il basso e pensata per essere scesa da persone in fila indiana, illuminata semplicemente da torce installate sulle pareti. Kaden, dopo qualche passo, non resistette e chiese a Frederick: “Posso chiedere perché avete un asciugamano sul braccio?”

“Farà molto caldo dove stiamo andando, e mi dà  fastidio avere il sudore sulla faccia. Siccome non mi è consentito allacciarmelo alla vita né metterlo sopra la nuca, lo tengo in questo modo”

“Ah” disse Kaden, chiedendosi dove accidenti stessero andando.

Il gruppo, alla fine della scalinata, si ritrovò dentro una sala molto simile all’arena dei Centauri, con degli spalti tutt’attorno e un trono inciso sulla pietra di fronte alla porta. Al centro dell’arena, una piccola colonna recante all’estremità superiore un fuoco, ma non era a causa di quello che si provava un caldo quasi soffocante.

Kaden gettò un’occhiata a Frederick, che aveva già affondato la faccia sull’asciugamano.

Ma colui che stavano aspettando non si fece attendere. Abraham Hesenfield in persona, con tanto di capelli argentei e orecchino di perla appeso sul lobo destro, era arrivato e si sedette sul trono, accompagnato da due dei suoi figli, che Kaden riconobbe: erano Jakob e il Mangiacuore, assieme e vestiti in maniera identica. Erano molto somiglianti al padre, tutti e tre avevano la stessa espressione altezzosa che non mancava nemmeno a Caleb.

Egli si pose alla destra di Abraham non dicendo nulla. “Benvenuti, ospiti” esordì il capo famiglia, aspirante Re, sedendosi sul trono. “Puoi andare, Frederick. Per la miseria, non lo sopporti proprio il caldo del vulcano, eh?”

Frederick si inchinò. “Vi ringrazio, mio signore. Mi dispiace, mio signore” e si dipartì con troppa fretta.

Abraham schioccò le labbra, sospirò e proseguì. “Siamo proprio nei pressi del vulcano che si trova vicino la mia proprietà, ecco perché il lieve tepore che si potrebbe avvertire. Ma stavo dandovi il benvenuto. Visto che siete miei ospiti, permettetemi di ragguagliarvi sul motivo della vostra visita”

Calò un silenzio surreale.

“Sin da quando Shydra Aldebaran mi ha comunicato il profilo del qui presente ragazzo dalla pelle scura, mi sono messo in moto per farlo giungere al mio cospetto… o meglio, al cospetto dell’oggetto che gli servirà per aprire le Fontane”

“Che genere di oggetto? La Aldebaran non me ne ha mai parlato… anzi, ha detto che se sono riuscito ad aprire la Fontana Lind sono capace altrettanto anche le altre due, essendo le Tre Fontane legate”

“Le sue informazioni sono inesatte” concluse Abraham.

“Forse, erano…” borbottò Kaden, ma Abraham riuscì a captarlo ugualmente e sogghignò, deducendo che Shydra fosse morta. Il fatto che non ne avesse  avuto ancora notizia contava poco, sarebbe potuto succedere in qualsiasi punto dell’Australia senza essere vista.

“In ogni caso, la compianta leader dell’Armata Rivoluzionaria sbagliava a credere che tutte e tre le Fontane fossero uguali. O perlomeno, l’informazione che aveva è incompleta. Vedete, noi siamo gli Hesenfield. Questo vuol dire che non siamo solo possessori di un cognome pesantissimo, ma che testimonia la nostra appartenenza alla famiglia più antica di questa terra martoriata. Pertanto, sappiamo meglio di chiunque altro cosa siano le Fontane e che importanza abbiano per il benessere della società che è venuta a crearsi dopo l’Apocalisse. Ciò che voglio dire è che il Re Isaac Hesenfield, nostro santo protettore e capostipite, una volta sconfitto i Draghi e preso possesso della corona dell’Australia unita, ha indagato e, sul suo diario, che ha continuato a redigere anche dopo la campagna contro i Draghi, scrisse che le Fontane sono oggetti diversi… ma uguali”

Abraham si interruppe, vedendo che aveva lasciato perplessi i quattro ospiti.

“Le Fontane possono essere chiuse, per farla breve” riprese, “ma richiede un prezzo elevatissimo, ossia l’anima della persona che intende chiuderle, per deviare il loro corso benefico e trascinarlo sul proprio corpo. Capite, dunque, che atto contro natura hanno compiuto i tre usurpatori? Accecati dall’avidità, hanno legato il proprio destino alle Fontane, sottovalutando la possibilità che qualcuno potesse aprirle, cosa che in effetti è successa”

Kaden sentì gli occhi gelidi del capo famiglia su di sé e represse un brivido.

“I miei antenati più prossimi, ossia mio padre e suo padre prima di lui, hanno versato in una condizione non proprio favorevole. Il nome degli Hesenfield era caduto in disgrazia col passare degli anni, da quando siamo stati spodestati, e la questione delle Fontane è decaduta, cancellata dalle maree dei secoli. Adesso che però io ho intenzione di riconquistare il trono che è nostro, sono venuto a sapere di questo ragazzo e ho ripreso in mano il sacro diario scritto dal pugno infallibile di Re Isaac. Ebbene, secondo le sue ricerche la Fontana Kashna la si può aprire solo in un modo, ovvero inserendo un gioiello nell’apposito scomparto”

“Quindi non basta andare lì e giurare la manopola?” chiese Kaden.

“Ovviamente no” disse Abraham. “Inoltre, le mie spie mi informano che la Fontana Chemchemi, che si trovava a Sydney, non vi è più”

“Eh?” chiese Mary attonita.

“È stata rimossa dal luogo dove sorgeva da un giorno all’altro… non è stata distrutta, poiché non è possibile farlo, e non è nemmeno stata aperta, perché  il re bastardo è ancora vivo. Direi che sia stato un piano per nasconderla, anche se ignoro dove. Ho dato ordine alle mie spie di cercarla, quindi nel frattempo vi suggerisco di prendere questo oggetto. Si tratta di una pietra smeraldina incastonata in una stella a sei punte in ferro, chiamata Smaragdi. Prendete lo Smaragdi e andrete a Kashnaville”

Kaden chiese: “Caleb non viene con noi?”

“No! Perché dovrebbe? Perché, dovrebbe? Caleb deve riprendere il comando dell’esercito. Non so se ne sei a conoscenza, ma gli Hesenfield sono impegnati in guerra su tre fronti: a Ovest nell’assedio di Perth, lì dove il re Fantoccio è stato smascherato, a Kashnaville contro la signoria della regina Margareth e infine siamo impegnati nell’infinita guerra contro i Draghi, nostra nemesi sin dall’alba dei tempi . Dovrete contare sulle vostre forze, anche se sono sicuro che una volta giunti a Kashnaville la troverete sgombra di lotte. L’unica cosa che dovete fare adesso è prendere l’oggetto di cui vi parlavo. Si trova nel Labirinto”

I quattro non erano troppo sorpresi da quella rivelazione. Era possibile che fosse un oggetto semplice da prendere?

“Perché mai l’avete collocata in quel luogo infernale invece di trovarsi nelle tue mani?” chiese il Cavaliere Corrotto.

“Silenzio, sir John Taider, il quale sotto il mio regno saresti già stato impiccato per aver disertato” sibilò Abraham. “La tua domanda è impertinente e sottovaluta l’infallibile intelligenza del mio avo, il Re Isaac Hesenfield sotto il quale l’Australia ha prosperato! Credi davvero che io, futuro Re dell’Australia, possa rischiare la vita dentro il Labirinto? Re Isaac ha scritto nel suo diario che, nella possibilità che qualcuno usi impropriamente le Fontane, deve esserci sempre un altro che le apra! Testuali parole! E nella sua incalcolabile saggezza, ha ritenuto che nascondere lo Smaragdi dentro un labirinto pieno di pericoli non potesse che essere l’unica opzione possibile per verificare l’effettiva validità del candidato alla riapertura della Fontana manomessa! Il vostro protetto ne ha già aperta una, è vero, ma chi assicura che sia destinato ad aprire anche le altre due? Bisogna avere una certezza definitiva e, per noi Hesenfield, la si può trovare solo alla prova del Labirinto!”

“Allora io non entrerò” disse Mary. “Ho soltanto un braccio, e ho intenzione di rischiarlo a patto che se ne è veramente necessario, e questo caso non lo è”

“È piuttosto legittimo” osservò Abraham. “Fra voi, solo il ragazzo è obbligato ad entrare”

Taider e Klose non biasimarono Mary. Era rimasta priva di un braccio, e da quando lo aveva perso, in lei se n’era andata anche un bel po’ di spavalderia. Così, senza dire nulla, risalirono le scale e uscirono, diretti al Labirinto. Successivamente, anche Abraham congedò i suoi figli.

“Figli miei” disse. “Caleb, puoi tornare a comandare l’esercito alla conquista di Kashnaville. Jakob, tu occupati di Josafat”

“Cosa?” chiese Jakob. “Non devo più combattere?”

“Se tu combattessi, chi si occuperebbe di Josafat? Deve tornare a far parte della nostra Casa, sarà un principe fra pochissimo” tagliò corto Abraham, mentre tornava verso il suo studio. “E, per inciso, è l’unica cosa di cui sei capace… occuparti del tuo fratello più piccolo. Fa un graziosissimo odore di pino silvestre, finalmente, e ciò è merito tuo”

Quelle parole ferirono Jakob più del proiettile al ginocchio che aveva ricevuto. Ma come? Allora tutto quello che aveva fatto? Aveva rischiato la vita, più e più volte, solo per la gloria degli Hesenfield… e per la sua, visto che come terzogenito non avrebbe mai ereditato nulla.

Per la prima volta gli venne da piangere, segnalato da un violento magone alla gola che non chiedeva altro di essere liberato.

Essere un Hesenfield era la cosa che lo rendeva più felice in assoluto… adesso sembrava solo un peso enorme da sopportare. E c’era la concreta possibilità (suo padre e Caleb la chiamavano certezza) che potessero salire al Trono, il che voleva dire diventare principi… per sempre, senza essere ricordato nelle canzoni, senza che nel grande albero di famiglia ci fosse posto per lui.

Non era possibile. Jakob, una volta visto suo padre chiudersi in quello studio maledetto, concluse che lui era un ciarlatano e i suoi fratelli dei perfetti deficienti che non riuscivano a vedere la verità nemmeno se gli avesse ballato davanti nuda e prosperosa.

“Noi siamo gli Hesenfield” era la risposta a tutto, anche se si trattava solo di passare il sale da un capo all’altro della tavola, a cena. E, di questo, Jakob era stufo, perciò gli venne un’idea. Tornò sui suoi passi percorrendo il lungo corridoio che portava allo studio di suo padre a ritroso, accarezzando il manico della spada.

Sapeva che quell’idea a lui non sarebbe piaciuta, ma quella voce della coscienza poteva anche tacere per quanto lo riguardava. Non era più un Hesenfield, era un… come si chiamava sua madre, da giovane? In effetti, non aveva mai avuto sentore di parentele da parte di madre e, a dire il vero, non aveva altri parenti al di fuori di quei fratelli, la sorella e dei genitori.

Che razza di famiglia erano, gli Hesenfield? Jakob stava cominciando ad avere il fiatone, in preda a un pensiero sciocco, folle e terribilmente realistico.

Doveva assolutamente saperne di più, così prese un altro corridoio e invece di uscire andò in biblioteca. Questa aveva un’ala del maniero tutta per sé: comprendeva archivi, saggi, biografie e centinaia di capolavori, tutti divisi in ordine alfabetico e temporale. Era molto ampia e illuminata alla perfezione da dei grandi lampadari di cristallo. Jakob, accompagnato solo dal rumore degli stivali sul marmo lucido, consultò l’albero genealogico di Abraham e lesse che erano venuti a mancare due fratelli e i relativi figli.

Non poté credere a quelle parole, ma più gli rimanevano impresse nella memoria, più il mondo gli cadeva addosso.

C’erano stati altri Hesenfield; ovvero lord Abraham non era figlio unico come aveva comunicato ai suoi figli. Assetato di conoscenza, andò a leggere le cronache degli anni in cui morirono i due fratelli, che incredibilmente coincidevano, risalenti a qualche anno prima che Abraham sposasse Katrina.

Nei giornali veniva detto solamente che vi era stato un doppio lutto nella famiglia Hesenfield, senza andare nei dettagli, in quanto era solo una notizia in fondo e di poca importanza: erano tempi in cui il loro cognome apparteneva al passato, che, seppur glorioso, non era più. Tuttavia, in quel frangente Abraham aveva dichiarato, secondo le parole del giornale: “Io e mio padre sentiremo per sempre la mancanza delle nostre anime, ciononostante il nostro nome continuerà a vivere imperituro”.

Per Jakob fu sufficiente: sapendo ciò che aveva fatto durante la sua vita e avendo avuto modo di avere a che fare col suo carattere ribelle e indipendente, era stato suo padre ad uccidere i suoi stessi fratelli, per poter avere l’eredità, che invece gli sarebbe stata preclusa, in quanto Abraham in base all’albero genealogico risultava essere il terzogenito.

Con la morte nel cuore, scorse ancora una volta l’archivio dei giornali e stavolta non dovette fare fatica nel cercare la notizia che aspettava, poiché campeggiava a nove colonne in prima pagina: “Clamoroso incendio nella notte” e nel sotto titolo “Una combustione di entità senza precedenti porta con sé villa McNobly e i suoi inquilini”. Nell’articolo si diceva che tuttavia era rimasto un solo sopravvissuto, poiché Katrina McNobly era assente la notte dell’incendio. Di conseguenza, qualche mese dopo, la bella ereditiera sposò il ricco nobile scapolo Abraham Hesenfield.

Jakob apprese in quel modo la verità sulla sua famiglia e, dopo aver pianto lacrime amare, il fuoco della vendetta cominciò ad ardere in lui.

Era il momento di distruggere il casato.

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