Kaden e le Fontane di Luce/20

Capitolo 20

Taider si risvegliò dal torpore in cui era caduto. Ricordava solo che lui e Mary erano stati attaccati dai Demoni, e mentre stava per utilizzare una Tecnica del Fuoco era sparito nel nulla.

Probabilmente Mary stava pensando che lui fosse un traditore, o chissà cosa… quel pensiero lo faceva stare male. Non avrebbe mai accettato che Mary, proprio lei, lo potesse considerare meno di un uomo. Nel pensarlo, si rese conto che forse c’era qualcosa in lui che… qualcosa che fino a quel momento gli era stato precluso.

L’amore.

I Corrotti potevano ancora innamorarsi?

Ricordava benissimo il primo giorno in cui l’aveva vista, con quella faccia da schiaffi e il sorrisetto sardonico che lo facevano impazzire.

Si erano avvicinati in maniera impensabile solo qualche settimana prima, quando avevano cominciato quel viaggio folle e pericoloso, e avevano cominciato a sostenersi a vicenda a causa degli arti mancanti, lei il braccio e lui la gamba.

Quindi forse sì, i Corrotti potevano ancora innamorarsi, poiché erano tutti uomini sotto quel cielo… ma vedersi il loro amore ricambiato? Non era forse esclusivo dei cuori puri?

Ricordava benissimo quella notte. Era il suo turno di guardia, quindi persino uno come Caleb Hesenfield stava concedendosi qualche ora di sonno. La luna crescente gli sorrideva e le stelle erano luminose, per quello scelse loro come testimoni. Taider, colto da un’improvvisa ispirazione, o forse solo follia, si avvicinò al corpo caldo della ragazza e la baciò mentre lei stava dormendo. Un bacio così, a fior di labbra, mentre lei era inconscia, ma lo doveva fare. Innanzitutto per dimostrare a se stesso che non era ancora diventato un cavaliere senza anima e che covava ancora sentimenti umani dentro di sé, a parte il suo tipico atteggiamento calcolatore, e in secondo luogo perché amava Mary più di se stesso e, nonostante sapesse che lei non avrebbe mai accettato un rapporto in quei tempi così terribili, perlomeno un bacio doveva meritarlo.

Purtroppo non accadde perché in quel momento erano stati scovati da alcuni briganti e dovettero combattere per mantenersi in vita e non farsi derubare.

Ricordava che Kaden si era messo ad urlare perché un tizio gli aveva puntato la lama in gola, svegliando tutta la compagnia e quindi dando inizio a una violenta baruffa, in cui lui aveva eliminato tre briganti soltanto lanciandogli addosso un po’ di fuoco.

Ad ogni modo da allora non si era più avvicinato a quelle labbra secche, e forse non lo avrebbe mai più fatto, anche se il mondo fosse tornato in pace.

Mary probabilmente era adirata con lui, in quel momento era scappato senza lasciare traccia, e lui si trovava dentro un luogo buio, eccetto forse per degli stretti spiragli che gli permettevano una visione molto limitata dell’esterno.

“Cosa ci fa una capanna in mezzo a un labirinto?” chiese al vuoto.

Nessuno gli rispose. Era stato davvero catturato e abbandonato lì in attesa che diventasse cadavere?

Oppure vi era qualcuno che aveva un piano ben preciso?

“C’è nessuno?” chiese Taider, dubbioso.

Ancora una volta nessuno gli rispose, anche se un rumore di passi gli comunicava che effettivamente qualcuno di guardia c’era. Ancora Taider non sapeva che avrebbe potuto andarsene quando voleva da quel posto. Mary, comunque, poteva essere in trappola o catturata… o morta, e lui non sapeva nemmeno dove fosse.

“Dunque… dunque” disse una voce che non era quella di Caleb, ma quella di suo fratello, Jakob, il terzogenito della Casata, che aveva conosciuto nell’episodio in cui aveva sottratto Josafat dalla loro vista. “Il Cavaliere Corrotto, sir John Taider. Volevo proprio te, perché desideravo farti una proposta. Sei il più titolato fra coloro che mio padre vuole come ospiti, quindi di sicuro anche il più intelligente”

Jakob Hesenfield. Non era l’erede, ma di sicuro era molto forte. Ecco perché scartò l’idea di distruggere il capanno e sfruttare l’effetto sorpresa per andare a soccorrere Mary: uno come lui avrebbe pensato anche quell’eventualità. Davvero, era come un canarino in gabbia, e la cosa più saggia quel momento era ascoltare cosa Jakob desiderava dirgli.

Inoltre, non aveva capito perché Jakob aveva citato suo padre mettendo un’enfasi strana… quasi di disprezzo. Che stava succedendo in quelle mura tetre?

“Quale sarebbe questa proposta? Se si tratta di tradire, io…”

Ma Jakob tirò troppo col naso, evidentemente si era scandalizzato. Taider non poteva vederlo bene fra gli spiragli della sua prigione. “Tradire? Oh, no! che parola villana! Solo i mercenari tradiscono, e tu non lo sei. No, non ti chiederei mai di farlo. Siamo nemici, e se l’ordine delle cose desidera così, io non sono nessuno per metterlo in discussione. Tuttavia, desidero farti comunque una proposta, da nemico a nemico”

“Non tirarla troppo per le lunghe, Hesenfield!”

Jakob si prese una lunga pausa prima di parlare ancora. “Dunque, consideriamo i fatti. Tu, la tua amichetta Mary e il tuo compare Klose siete prigionieri della nostra Casata, che vi state ingegnando per oltrepassare la porta di servizio di Villa Hesenfield. Assieme a voi c’è un ragazzo che per un caso fortuito ha aperto la Fontana Lind, permettendo a noi di attaccare l’Ovest e con ottime probabilità di impadronircene. Il fatto è che non siete nelle vostre condizioni ottimali: provenite da giorni bui, incatenati e costretti al volere di mio fratello Caleb e per di più tu ti ritrovi senza una gamba, mentre la tua amichetta Mary è priva di un braccio. Gli unici illesi sono colui che ha aperto la Fontana e Klose, che però non sono molto forti, in confronto a voi. Pensate se moriste: loro che fine farebbero? Verrebbero mangiati dai corvi, ne sono sicuro, sempre ammesso che riescano a risolvere l’intricato enigma del labirinto, il che mi pare alquanto improbabile. Questi sono i fatti, Taider. Se tu avessi libertà di scegliere, di cosa pensi abbiate bisogno per passare indenni la nostra porta di servizio?”

Taider non rispose.

“Su, avanti, rendi tutto più difficile così” incalzò Jakob.

Alla fine il Cavaliere Corrotto disse: “Io ho bisogno della mia gamba, Mary del braccio destro”

“Esattamente, sir. E come potreste ottenerlo? Solo avendo una protesi. La nostra scienza medica può compiere veri miracoli, e meno male, perché se anche quella si fosse regredita ai tempi antichissimi in cui le spade si usavano davvero entrambi non avreste avuto speranza alcuna. Per fortuna questo periodo storico, in cui l’uomo degenerato ha voluto regredire da sé in maniera patetica, ha mantenuto le stesse conoscenze mediche che aveva prima della venuta dei Wergonth e quindi avete concrete possibilità di riavere i vostri arti. Ma come pensate di ottenerli? ”

Taider rispose: “Arrivando a Kashnaville e…”

Jakob lo interruppe con una risata senza gioia. Era logico che stava recitando una parte, e che non aveva interesse alcuno a fare alcunché. “A Kashnaville? Misericordia, ti credevo più intelligente. Siete i quattro individui più ricercati dell’intero reame, il Re dell’Est vi ha scatenato contro i Draghi e migliaia di cacciatori di taglie e tu pensi di poter penetrare in una città, dove peraltro è stata costruita una Fontana, così, come se niente fosse? E per di più pretendendo una visita medica? Andiamo, chi ci crede? Sai a quanto ammonta la tua taglia, ad esempio? Si parla di un miliardo, perché sei un Cavaliere che ha tradito. Per non parlare di colui che ha aperto la fontana Lind, lui ha più di dieci miliardi sulla testa. Roba da far impallidire il Sovrano stesso. Si potrebbe vivere di rendita per generazioni, se qualcuno riuscisse a catturare entrambi. Evidentemente è solo un sogno infantile, non credi?”

Taider era stato così occupato con il compito assegnatogli da Shydra che non aveva pensato a tutti questi aspetti, così dovette ammettere che Jakob aveva ragione.

“Gli Hesenfield” riprese Jakob “hanno come obiettivo primario il tornare a regnare sull’Australia,  riportandola sotto un’unica bandiera. In realtà, io non credo che mio padre sia capace di regnare, quindi ho intenzione di fermarlo. Vi ha invitato qui per prendere un oggetto che nemmeno io conosco, ma non importa. Ciò che mi interessa è dire che il compito di aprire le Fontane spianerebbe a mio padre la strada facilitandolo enormemente. Ora, siccome ho un… disaccordo con lui e intendo ucciderlo quanto prima, mi piacerebbe averti dalla mia parte, tu e Mary, colei che possiede Tenebra e Olocausto, due delle spade più forti del mondo. In cambio vi offrirò gli arti che vi mancano. Mi sembra una proposta conveniente, no? In questo modo, avrete di nuovo i vostri arti e io, in quanto nuovo capofamiglia degli Hesenfield, garantirò sulla vita di Klose e di quell’altro ragazzo”

“Avevi detto… avevi detto che non mi avresti mai proposto un tradimento!” esclamò Taider. “Inoltre, c’è qualcosa che non mi torna. Perché vuoi uccidere tuo padre? Non è forse un vantaggio il fatto che tornerete in auge, comandando sull’Australia?”

Jakob esitò un attimo. “Tu non capisci” borbottò. “Io… io detesto mio padre. Mi ha fatto lavare Josafat, per l’amor del cielo, e…”

“C’è chi direbbe che è un tuo preciso compito badare al fratello bisognoso! Per di più un pazzo criminale non responsabile delle sue azioni!” ribatté Taider, scandalizzato dal modo di ragionare di Jakob.

“Josafat è morto nel momento in cui ha scelto di essere il Mangiacuore! Io non ho niente da spartire con lui, né con i gemelli!”

Taider ne dedusse che si riferiva a Caleb e Isaiah.

Jakob disse: “Insomma, li odio tutti e TU mi darai una mano. So bene che la defunta Aldebaran non approvava Abraham Re, pertanto nell’aiuto ci guadagniamo entrambi”

“E tu cosa farai, se come Re vuoi un altro? O forse vuoi te stesso al trono?” obiettò il Cavaliere Corrotto.

“Io sul Trono?” ripeté Jakob. “Be’… non dico che non ci abbia mai pensato, ma… se è questo che il mondo chiede, sia”

“Quindi da un sanguinario come tuo padre passeremmo a un altro sanguinario che ignora la difficoltà del suo stesso fratello, no?” chiese sarcastico Taider. “E non solo, chiedi di tradire i miei compagni, laddove persino Shydra Aldebaran aveva accettato Abraham Re, nonostante non lo approvasse”

“Non ho mai parlato di tradimento, infatti” rispose Jakob, senza scomporsi. “Voi non dovete tradire proprio nessuno. Vi è stato detto di aprire le Fontane. Bene, fatelo, a me non interessa. Tuttavia, a me interessa avere un esercito forte, e per questo ho bisogno di uomini valorosi che credano nei miei stessi ideali. Siccome, come abbiamo appena stabilito, entrambi desideriamo la caduta dei Re attuali, passa dalla mia parte e ti darò la possibilità di vederli cadere coi tuoi stessi occhi. Sono sicuro che né Klose né quell’altro, l’incaricato ad aprire le Fontane, ne soffrirebbero”

“Mi è parso di capire che non ti importa se morissero” obiettò Taider.

“Morirebbero se restassero qui. Fuori chissà?” precisò Jakob. “Lo scopriremo solo vivendo, e di sicuro non è qui che vivrai, ma fuori. Una volta che ucciderò mio padre Abraham e io diventerò Re, cancellerò tutti i tuoi peccati e tu avrai la tua protesi, così potente che tutti ti chiameranno il Cavaliere d’Acciaio, riceverai terre, donne e prestigio e la Casa Taider sarà venerata quasi quanto la nostra. Devi solo piegarti qui ed ora”

Taider tuttavia aveva già deciso. Comunque la volesse mettere Jakob, si parlava proprio di tradimento nei confronti di Kaden e Klose, che da soli non sarebbero andati molto lontano, tanto più che vi erano sedici Draghi a piede libero. Inoltre, a pelle, Taider decise che era meglio Abraham di quel folle.

“No, non lo farò mai e poi mai. Scordatelo, Jakob Hesenfield. Preferisco morire monco piuttosto che avere entrambi gli arti ma vedere i miei amici morire”

Taider non seppe dire se il suo interlocutore avesse cambiato espressione, ma la sua voce rimase ferma. “In tal caso, non insisto. Morirete tutti assieme, se questo vi compiace. Ma non dire poi pietà quando ti ucciderò brutalmente, io una mano per salvarti te l’ho anche data . Adesso esci fuori, che combattiamo”

Taider non se lo fece ripetere due volte e, con l’arte del fuoco, distrusse il capanno dov’era rinchiuso e poté osservare finalmente il suo avversario.

“Oggi combatteremo, anche se parliamo di un copione già scritto” commentò Jakob, l’espressione gelida sul viso. “Non vorrei certo sporcarmi le mani. Ti rendi conto dove siamo? Ci sono tantissimi modi per morire, qui. Come avevi pensato di crepare?”

Taider digrignò i denti. Quanto era viscido! “Avevo intenzione di morire a novant’anni, circondato dalle persone care”

Jakob fece spallucce. “Solo i nobili muoiono di vecchiaia, o meglio, i nobili che prevalgono sugli altri. Tu non sei più nobile perché hai rifiutato il cavalierato, perciò sei meno di un verme!”

Jakob schioccò le dita e creò dalla terra polverosa un mostro alto e con la schiena ricurva, con due braccia che finivano al posto delle mani in un paio di artigli.

“Vediamo come te la cavi con lui”

Il mostro si avventò su Taider, che però evitò la prima sfuriata e si pose dietro di lui, in modo da poterlo attaccare alle spalle.

“Maledetto! Non si attacca alle spalle!” esclamò Jakob, e schioccando ancora le dita fece comparire un grosso pugno dalla terra sotto i piedi di Taider che colpì proprio la schiena del Cavaliere Corrotto.

L’onda d’urto causata dal pugno spostò il corpo del guerriero mago dall’altra parte, in modo da essere visibile al mostro, senza contare che così facendo aveva proprio perforato la creatura stessa, creando un buco nello stomaco polveroso oltretutto già ripristinato.

“Che stai facendo? Alzati e combatti, no?” incitò Jakob, rivolto a Taider. “Ti facevo un po’ più resistente, maledetto!”

Taider era un maledetto, su quell’aspetto non vi erano dubbi.

Aveva abbandonato Mary al suo destino, mentre lui aveva sonnecchiato dentro quella capanna. Forse qualcuno avrebbe detto che era stato catturato a sua insaputa, ma la verità era un’altra.

Avrebbe potuto mandare a quel paese Jakob e le sue proposte, ma non lo aveva fatto.

Avrebbe potuto distruggere quella prigione in qualsiasi momento, invece si era fermato ad ascoltare il figlio di Abraham Hesenfield come se fosse un suo vecchio amico.

E Mary? Mary sarebbe anche potuta morire, per quel che ne sapeva. Non poteva permetterlo.

Sperando per il bene e confidando nel fatto che probabilmente non tutto era perduto, il Cavaliere Corrotto si alzò e fissò spavaldo il mostro che lo attaccava, scansandosi ad ogni affondo.

“Morirai, Hesenfield” disse e, stendendo le braccia orizzontalmente fece apparire dal nulla una densa colonna di fuoco, che bruciò il mostro creato dal suo nemico.

“Oh, allora non sei inutile” commentò Jakob, compiaciuto. “Ma saprai combattermi a singolar tenzone?”

Estrasse la spada, chiaro segnale che desiderava un corpo a corpo.

“E va bene” rispose Taider, facendo scricchiolare le ossa delle dita. “Ti combatterò anche senza spada”

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