Kaden e le Fontane di Luce/28

Capitolo 28

Era una bella stanza, illuminata e arredata col maggiore sfarzo possibile. In quel luogo era stato dato l’ordine a sir George di governare l’Ovest in vece del defunto Re William, in quel luogo era stato dato ordine di uccidere gente e data la grazia ad altre, in quel luogo la Regina Margareth vi viveva, e aveva sradicato la Fontana dalla piazza per averla sempre sott’occhio.

Infatti, Kaden la vide. Era molto più piccola della Fontana Lind, ma non per quello era meno importante. Forse era stata smontata per farla entrare dentro quella sala? Ad ogni modo, presentava gli stessi sintomi della precedente. Era sporca, maleodorante e dava l’idea di poter portare malattie anche al solo guardarla, e il contrasto con tutto ciò che la attorniava era quasi un pugno in un occhio.

Margareth aveva gli occhi viola, i capelli castani e un certo senso di tranquillità interiore, a detta di Kaden.

“Avete fatto bene a consegnarvi” disse infine la regina. “Tu sei il primogenito degli Hesenfield, vero? Bene, bene, alla fine tutti i nodi vengono al pettine”

“Non più, Margareth” rispose Caleb. “Sono qui per reclamare il trono che doveva essere di mio padre, e che apparteneva a Re Isaac, lo sterminatore di Draghi! Arrenditi, in nome della mia famiglia!”

“Perché la tua famiglia dovrebbe essere così importante? Cosa spinge un ragazzo come tanti altri a minacciare la propria regina in nome di parenti che nemmeno ha chiesto di avere?” chiese Margareth.

Caleb si chiese perché ed ebbe la risposta pronta.

“Questo perché tu non sei mai stata legata col sangue ad altri individui, se escludiamo il sangue che hai versato per sederti su quel trono maledetto. Sangue che adesso grida vendetta!”

Caleb sembrava molto sicuro di sé, a detta di Kaden, ma non aveva neanche una spada, in quanto si era infranta poco prima.

“Quindi? Vuoi affrontarmi a mani nude, pur sapendo che ho acquisito l’onnipotenza e l’immortalità?” chiese Margareth, divertita.

“Solo per dare il tempo al mio compagno di aprire la Fontana” disse Caleb, avanzando di un passo, sgranchendosi le dita delle mani. “Inoltre, non aspettarti un trattamento di favore solo perché sei una donna. È mio stesso interesse battermi con una Immortale, con una dei tre Re che hanno conquistato l’Australia nei tempi che furono e che adesso cadono, pur avendo l’apice del potere fra le mani”

“Io non sono ancora caduta!” esclamò Margareth, estraendo la propria spada, una delle migliori al mondo.

La teneva con la sinistra. “Io la chiamo Vanità. Osserva come splende alla luce della sala!”

E in effetti bastava solo la sua lama scintillante per limitare la vista agli avversari, ma non a chi la possedeva, che anzi ne traeva giovamento, aumentando le proprie diottrie.

Kaden sapeva di non poter perdere tempo, ma era stato quasi accecato da Vanità e dunque aveva perso di vista la Fontana.

“Maledizione… e va bene!”

Caleb decise di eliminare la possibilità di usare lo sguardo e si affidò agli altri sensi, ascoltando i passi pesanti di Margareth avvicinarsi alla sua persona.

“Assaggia la cura con cui affiliamo le nostre lame, qui al Centro!”

Ma Caleb bloccò la spada chiudendo entrambi i palmi sulla lama, appena prima che quella potesse affondare sul suo volto. C’era da dire che lo aveva fatto con la vista completamente oscurata, e anche in quella condizione la lama era talmente splendente che da dietro le palpebre Caleb vide un intenso colorito arancione, che lo costrinse a stringere gli occhi.

Allorché Margareth allontanò la spada da Caleb e tentò con un altro affondo, ma il figlio di Abraham, che si era macchiato dell’omicidio del suo stesso fratello per vendicare suo padre, schivò più di una volta, tuttavia non riuscendo a contrattaccare.

Nel frattempo Kaden e Mary concentrarono il loro sguardo sulla Fontana, che era il motivo principale per cui loro erano lì e infine aprirla, per dare un esito positivo allo scontro che Caleb aveva intrapreso.

Kaden non aveva le stesse proprietà di Caleb, non poteva affidarsi agli altri quattro sensi come con la vista, e invidiò parecchio il cavaliere, temprato da anni di guerre, invece lui aveva appena cominciato.

La Fontana Kashna era dunque apparentemente inoffensiva, e se Kaden solo in quella stanza poteva aprirla, allora doveva farlo, tanto per salvare la vita all’altro ragazzo, al quale Klose si era molto affezionato.

Klose… Kaden avrebbe tanto voluto che si fosse sacrificato Caleb al posto suo. Invece, di coloro i quali avevano deciso di accompagnarlo, era rimasta viva la sola Mary, per quanto impedita, e dunque sarebbe dovuto andare a Sidney con un animo pieno di incognite, anche se non aveva idea di che strada intraprendere.

Sempre che fosse riuscito a rimanere vivo fino ad allora.

Kaden osservò ancora la Fontana, mentre Caleb continuava a spostare lo scontro all’opposto della sala, per permettere al compagno di vedere.

Non c’era manopola, né leve, né qualcos’altro che potesse indurre a credere che si potesse attivare. Perso dal panico, si voltò verso Mary.

“Che facciamo? Non c’è niente qua che possa essere aperto!”

“Zitto e guarda meglio!” esclamò Mary, puntando la protesi di legno verso un buco che Kaden aveva trascurato.

Era della stessa forma dell’oggetto che avevano preso con fatica al Labirinto, così Kaden ebbe un lampo di ricordi e, pregando Taider affinché intercedesse per loro, infilò l’oggetto nel vano, aspettandosi gli stessi effetti osservati a Perth.

Tuttavia, non accadde nulla.

“Forse è messa male? Ma perché non si spiega per bene… eh?”

Mary notò qualcos’altro, una scritta appena leggibile:

Se tu codesta polla desideri azionare,

sappi che non userai né manopole da girare,

né leve da sollevare.

Tuttavia un modo semplice vi è…

E non si capiva più. Forse la Regina Margareth aveva cancellato la seconda parte proprio per evitare che qualcuno provasse a manomettere il monumento.

Anzi, Kaden scommise la testa che probabilmente una scritta simile vi era stata anche alla Fontana Lind!

Aver scoperto che vi erano incise delle istruzioni in cima alla Fontana indusse Kaden a dare degli stupidi a tutti quanti, ma forse le Fontane desideravano farsi aprire da persone scelte, puri di cuore e tutta quella roba lì che aveva sempre detestato.

Chi era davvero “puro di cuore”? In quei tempi tormentati, nessuno poteva affermarlo, ma neanche in tempi di pace le persone potevano considerarsi pure.

E forse era quello il motivo per cui Tre Re erano sbucati dalla Controversia e avevano legato il loro potere alle Fontane, tanto per ricordare che anche negli aspetti più positivi vi arrivava il diavolo e le sue manovre.

Eppure, vi era un modo semplice per aprirla… quale? Forse accettare tutto questo e supplicarla?

Nel frattempo, Caleb era riuscito a atterrare la potente Regina, la quale perse la spada e la luce intensa che proveniva dalla destra di Kaden si affievolì, e riuscì a ragionare con mente più fredda.

Un modo semplice… Kaden ne conosceva solo uno.

Pose le sue mani sulla Fontana e disse: “Apriti!”

Non successe nulla. Margareth si alzò, riprese la spada e digrignò i denti.

“Come osi? Non sai che non si deturpano i monumenti storici?” disse, adirata.

“Non sai che far adirare la Regina equivale a una condanna a morte? E che ho il potere per eseguirla io stessa?”

Sollevò Vanità per decapitare Kaden, e lui capì che non gli era rimasto alcun secondo nemmeno per pregare, ma improvvisamente la regina venne atterrata di nuovo, a causa di un calcio di Mary, che spedì la nemica di nuovo al cospetto di Caleb, che con un gesto fulmineo le sottrasse la spada.

“Questa la prendo io” disse. “Mi manca un’arma, e visto che Kaden sta pensando alla Fontana, fra poco non ti servirà più”

Kaden non ebbe il cuore di dirgli che era vicino alla soluzione quanto lui.

Un modo semplice… semplice, si ripeteva osservando la regina e Caleb rotolare sul pavimento accapigliandosi.

Il modo più semplice di tutti non era, quindi guardò Mary.

“Aiutami” disse sussurrando. “Quale potrebbe essere un modo semplice?”

Mary fissò intensamente l’oggetto che Kaden aveva posto e notò che i pezzi non combaciavano ancora perfettamente.

“Sei un cretino” commentò lei. “Hai messo male l’oggetto, un attimo, fammelo disincastrare”

Mentre Mary si dava da fare, Kaden assistette allo scontro, mentre rifletteva sulla morte di Klose e il suo sacrificio, che aveva portato fino a quel momento a nulla di fatto.

Adesso che era Caleb a maneggiare Vanità, la luce favoriva lui, e dunque tutti i fendenti che spediva la regina dovette accusarli, poiché nemmeno lei era molto pratica nell’usare la Vista interiore.

E tuttavia era immortale, dunque le ferite che riceveva avevano subito una pronta guarigione, quindi era come se non fosse scalfita.

“E se ti tagliassi a metà?” chiese Caleb, facendolo, e troncando in due metà la regina Margareth.

Chiunque sarebbe morto, ma la regina si ricompose come nulla fosse accaduto. Era stato come se il busto fosse attratto come calamita alla metà inferiore.

“Dicevi, Hesenfield?” chiese sarcastica Margareth, e preparò un potere magico dal palmo della mano destra.

“Ti imprigionerò col ghiaccio!” disse lei, e costruì un mostro glaciale, dal nulla e dalle notevoli dimensioni.

Il mostro possedeva anche una clava fatta dello stesso materiale.

“Attento a farti toccare, costui è… contagioso” disse la regina, tornando a sedersi.

Caleb realizzò che se Margareth aveva mandato in campo una delle sue creature, aveva realizzato che lei non poteva sopraffarlo, pur essendo invincibile e immortale. Ad ogni modo, aveva ancora Vanità fra le mani e Kaden stava riflettendo accanto alla Fontana, quindi gli si chiedeva altro tempo.

Doveva sopravvivere. Glielo doveva, soprattutto dopo quello che gli aveva fatto passare al Labirinto. Quel senso di colpa non l’aveva mai abbandonato, nemmeno per un istante, e adesso che Klose si era addirittura sacrificato, non poteva più sfuggire al suo destino.

E se il suo destino era perire per mano di Margareth, era pronto per riceverlo.

Ma nel frattempo, avrebbe affrontato il mostro con la clava, che era molto veloce e sapeva come combattere, ma dopo un breve ma intenso scambio di affondi Vanità fece valere le proprie ragioni e la mano esperta del figlio di Abraham lo condusse alla vittoria, sbriciolando l’uomo di ghiaccio davanti a un’attonita donna.

“Devi essere tu a distruggermi, stronzetta” disse Caleb, puntando la luce di Vanità tutta sulla faccia della Regina.

Margareth avrebbe tanto voluto incenerirlo con lo sguardo, ma non poteva, la luce le investiva persino gli occhi ed era costretta a tenerli chiusi.

E anche se fosse stato possibile, Caleb avrebbe evitato i raggi dagli occhi.

E nel frattempo Kaden pensava e pensava, incurante dello scontro che stava proseguendo accanito, e Mary non riusciva ancora a disincastrare l’oggetto malposto.

Al ragazzo non veniva in mente niente, ma Caleb molto presto sarebbe stato sconfitto.

Era un po’ come trovarsi nella stanza precedente, col gas che incombeva sule loro teste e ogni porta sbarrata. Il tempo mancava e lui non riusciva a concentrarsi bene. Inoltre, a volte la luce riflessa dell’arma maledetta gli perveniva in faccia e quindi doveva coprirsi il volto per non essere investito, e ciò gli sottraeva energia da inviare al cervello per riflettere.

E Caleb le rifilava colpi potenti, e Margareth rispondeva con affondi ancora più potenti, in un corpo a corpo senza esclusioni di colpi.

Vanità giaceva a terra, adesso.

E infine, Kaden capì.

Vanità, la Spada della Luce.

La Fontana di Luce Kashna, che se aperta avrebbe zampillato scintille, uccidendo la Regina.

E Kaden comprese anche perché avevano potuto smontare la Fontana senza che la Regina ne risentisse, e il motivo per cui l’arma conteneva così tanto chiarore.

Un modo semplice per aprirla.

Kaden si diede mentalmente dello stupido per non aver fatto subito il collegamento, ma in ogni caso, com’era che si diceva?

“Meglio tardi che mai”. E Caleb sarebbe sopravvissuto.

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