Kaden e le Fontane di Luce/31

Con questo capitolo voglio festeggiare le mie ventisette primavere. Tanti auguri a me e grazie a voi per tutto il vostro supporto ❤ 

Capitolo 31

Villa Hesenfield, 14 aprile 2039

Caro diario,

sapevamo tutti e due che prima o poi sarebbe successo perché papà lo diceva sempre, e alla fine è successo.

Ricordi il vecchio albero di mele? È diventato vecchio, e l’abbiamo sradicato. Papà dice che gli serviva “spazio”, ma io penso che è perché abbiamo provato a far rimanere nostra sorella Isabel sui rami più alti.

Ma insomma, che possiamo farci se io, Caleb, Isaiah e Jakob pensiamo che sia scema? E allora le abbiamo detto che c’era un gattino (sai quelli che sparano i laser? Wow!) così è salita ma non trovando niente ci siamo fatti tante risate fino a sera.

Quanti ricordi! E adesso non c’è più niente. Mi mancherà quell’albero di mele.

Villa Hesenfield, 12 giugno 2039

Caro Diario,

come stai? Era da un po’ di mesi che non ci scrivevamo, vero?

Insomma, qui è tutto come al solito. Mamma e papà litigano e nessuno vuole dirmi perché.

Sono troppo piccolo? O forse perché non posso parlare?

Villa Hesenfield, 15 agosto 2039

Caro Diario,

la gita ad Adelaide è stata spettacolare! C’era il circo, tanti animali feroci e giuro di aver visto un Plexigos! Uno vero, che sparava raggi! Fichissimo!

Però mamma ha detto che vorrebbe vivere qui con Isabel. Chissà cosa voleva dire. Forse vuole curarsi il pancione che le sta venendo?

Villa Hesenfield, 9 settembre 2039

Carissimo Diario,

è stata una bella estate, dopotutto! Caleb e Isaiah mi hanno portato al lago e ci siamo divertiti tantissimo! Abbiamo pescato le carpe, le anguille… una l’ho presa con le mani, ma Caleb mi ha detto che non si fa.

“Non devi fare come Isaiah! Quello è stupido!” e infatti poi si sono presi a colpi di anguilla in faccia!

Ma oggi è il mio compleanno, come ben sai. Papà mi ha fatto entrare nel suo studio, finalmente! Ma non è questo il regalo.

Mi ha fatto aprire un pacchetto e… non potevo crederci! Un apparecchio per parlare!

Come ha detto che si chiamava? Laringofono, se non sbaglio.

Sono troppo contento! Potrò realizzare il mio sogno: svegliare Caleb nella notte!

Villa Hesenfield, 8 gennaio 2040

Caro Diario,

buon anno! Lo so, dovrei scrivere un po’ più spesso, ma che vuoi farci. Sono molto triste.

Mamma ha detto di andarsene. Gridava, sai. E poi, ho visto una cosa brutta.

Stavo passeggiando nei corridoi cantando, come ormai sono abituato, e la porta della stanza di mamma era un po’ aperta.

Ho visto… lo voglio scrivere, magari mi passa.

Mamma ha mangiato il cuore di una bambina! Era piccola, sul tavolo, coperta di sangue! Non riesco a pensarci! Non riesco a dormire più!

Qualcuno mi aiuti!

Villa Hesenfield, 10 gennaio 2040

Sto diventando pazzo, credo, Diario.

Mamma e Isabel sono partite per non so dove. Pioveva, e io mi sono messo anche a piangere, ma non c’è stato niente da fare, anzi, papà mi ha dato anche una sberla.

“I veri Hesenfield non piangono per queste cose!“ mi ha detto.

Però io sto impazzendo, davvero! La mia mano trema e devo stare calmo! Ho anche visto il nonno morire e avevo il braccio sporco di sangue… tutti mi guardano con occhi strani, ma giuro che non ne so niente!

Villa Hesenfield, 13 gennaio 2040

Diario, ti prego, aiutami! Io… sono di nuovo sporco di sangue e ci sono momenti in cui non ricordo dove sono! E il momento dopo ho il cuore in mano! Papà dice che vuole buttarmi fuori di casa e non mi vuole più come figlio.

Ma io non so dove andare e ho bisogno di mangiare cuori! Dimmi, come mai nessuno mi capisce?

 

C’era una pagina vuota, poi, solo altre due parole.

 

Aiutami, Diario…

 

Non c’era altro, se non scarabocchi incomprensibili, che proseguivano per diverse pagine. Altri scarabocchi erano stati impressi così forte da aver bucato la pagina.

Se Kaden avesse mai voluto sapere cosa fosse successo al Mangiacuore, se ne pentì amaramente.

Aveva cominciato a leggere quel diario. Prima si era divertito, vedendo i pensieri di un bambino di sette anni molto viziato, ma poi, col passare del tempo, le vicende riportate diventavano sempre più oscure, fino a quella terribile ultima pagina.

Josafat Hesenfield, macchiatosi di omicidio alla sola età di sette anni.

“Quindi, tuo fratello… ha ucciso il padre di Abraham?” chiese Mary ad Isabel, ancora disperata e coccolando il Mangiacuore.

“Sì… lui non si è mai reso conto del vero motivo per cui è cambiato. Neanche noi, a dire il vero. Nessuno ha mai saputo cosa gli fosse successo. Sapevamo solo che a un certo punto nostro fratello aveva scatti d’ira che lo portavano a mangiare il cuore delle persone, e Caleb me lo comunicava attraverso le lettere, ma finché non abbiamo trovato questo reperto, nessuno avrebbe mai potuto indovinare che fosse per quel motivo. Il fatto è che nostra madre ha dato alla luce un’altra bambina, solo che lei… non ce l’ha fatta. È nata, ma dopo qualche secondo è morta. Sarah Ester Mariah Hesenfield, così compare nella tomba. Ed è anche per questo che i miei litigavano. Sapevamo che quella bambina sarebbe nata con qualche problema. Papà voleva che mamma abortisse, piuttosto che allevare uno “sgorbio”, come diceva lui, mamma invece l’ha tenuta, facendo di tutto per portare avanti la gravidanza. È stata talmente… disperata, forse, che le ha mangiato il cuore, in un tentativo di tenerla per sé, però purtroppo Josafat l’ha vista compiere questo atto scellerato, ed è diventato pazzo”

Kaden deglutì. “E il diario, come l’avete trovato?”

Isabel rispose: “Volevo tenere qualcosa dei miei fratelli, il giorno in cui partimmo da Villa Hesenfield. Ad esempio a Caleb ho rubato una coppa d’oro massiccio, un pezzo introvabile e preziosissimo, riservato agli eredi della Casa, da cui dovevano bere quando raggiungevano la maggiore età e quindi l’effettiva eredità. Isaiah invece mi ha regalato il medaglione” e lo sollevò dal petto per mostrarlo meglio. “Se lo apri c’è la foto di famiglia, ovvero quando Josafat era ancora piccolino e in fasce. Lo rimuovo solo quando dormo. Del mio fratello più piccolo ho questo diario, che ho prelevato solo in un secondo momento. Ho chiesto a Caleb di darmi un qualsiasi oggetto, e lui mi ha dato questo, non so nemmeno come lo abbia trovato. Non credo che lo abbia mai letto. E infine, io. Ho donato ai gemelli il mio anello preferito… adesso non mi entra più, ormai, ma credo che tutti questi oggetti rappresentino il legame fra i figli Hesenfield, a prescindere dalla distanza e dalla lontananza che abbiamo patito.”

Caleb aggiunse: “È Isaiah che tiene l’anello, Isabel. Dice che è il suo portafortuna”

“Lo so” rispose lei. “Mi scrive tutti i giorni, come dovrebbe fare qualcun altro”

Caleb arrossì di dispiacere.

“Jakob cosa ti ha regalato?” chiese Kaden. D’un tratto si rese conto che le stava parlando, ma una volta passato il primo impatto e dopo aver letto il diario, non rimaneva che una ragazza impaurita e bisognosa di affetto.

“Oh, sì… come Caleb, Jakob è molto geloso delle sue cose. Così, prima di andarmene e dopo aver trafugato la coppa, a Jakob ho preso questo”

Si alzò e prese da un busto collocato in un angolo della stanza una tiara. Sembrava preziosissima, e terminava con una pietra blu.

“Bella, vero? Si indossa sul capo, solo che è molto pesante perché la pietra è uno zaffiro vero. Non ho idea del perché Jakob, così giovane, avesse una tiara nella sua stanza, ma ritengo che sia stata un dono di papà per quando si sarebbe sposato. Voglio dire, non avrebbe mai ereditato la Villa, il minimo che lui potesse fare era donare alla futura amata un oggetto degno di questo nome. Solo che io me ne sono impossessata, e adesso lo metto solo quando devo ballare davanti a tutti”

“Certo che Abraham è proprio strano… mettere in testa ai suoi figli cose come eredità, successione e matrimonio sin da piccoli” osservò Kaden. Il paragone lo faceva con suo padre, il quale non si è mai interessato di quegli aspetti.

Isabel fece spallucce. “Devi capire che noi siamo gli Hesenfield, non siamo come gli altri. Siamo una famiglia superiore, che esiste da secoli. Per questo dobbiamo mantenere il nostro nome vivo e per questo Caleb deve diventare Re, per mantenere inalterate le volontà di Padre Isaac, il quale ha anche inventato il nostro motto a memoria imperitura per i posteri: totus tuus

Seguì un lungo momento di silenzio, rotto solo dall’orologio a pendolo della camera di Isabel.

“Immagino che resterete per cena e per la notte, vero? E poi partirete per Sydney” disse lei. “Siate buoni con mia madre, ha subìto diversi lutti e adesso che Josafat è a casa credo che i dolori si amplificheranno”

“Ma figurati” la rassicurò Mary. “Non siamo certo dei guerrafondai. Siamo partiti perché dobbiamo, e stiamo conoscendo noi stessi attraverso le mille difficoltà che abbiamo passato”

“Mi fa piacere sentirlo dire. Adesso mi cambio e andiamo a cenare, voi fate come se foste a casa vostra, vi saranno assegnate delle stanze per stanotte”

Kaden aveva sperato che non ce ne fossero costringendosi quindi a dormire con la ragazza e si vergognò per averlo pensato. Invece trovarono dei vestiti maschili adatti a lui e si presentò in maniera molto elegante alla cena preparata per cinque persone, con Katrina a capotavola.

Se Kaden vide per la prima volta Mary vestita in maniera appropriata a una femmina, secondo il suo stereotipo, non era nulla in confronto a Isabel, che sembrava scesa direttamente dal cielo col suo vestito rosa molto elegante che le lasciava aperte le spalle e sedeva alla destra della madre, quindi di fronte a Caleb, che aveva scelto un normale completo nero.

Una portata dopo l’altra, tutto sembrava procedere per la normalità, anche se a detta di Kaden mancava un po’ il dialogo, sembrando costantemente di essere dei pesci fuor d’acqua. Niente a che vedere con i cenoni molto poco austeri che si organizzavano periodicamente nella sua famiglia, pieni di caciara e cibo di bassa lega.

E, d’un tratto, Kaden sentì una fitta al cuore. Gli mancavano, gli mancavano davvero, tutti quanti e si ripromesse di accendere l’ultima Fontana quanto prima.

“A proposito, dov’è Josafat?” chiese Mary d’un tratto, dopo aver finito la sua porzione di dolce. “Non lo avevi incatenato?”

Solo allora Kaden notò che Caleb si era slegato da Josafat, forse per poter mangiare meglio.  Quegli stava per rispondere, ma Katrina fu più veloce. “Hai… incatenato mio figlio? Caleb, è tuo fratello, tuo fratello, misericordia!” e sbatté le mani sul tavolo, alzandosi.

“Madre” cominciò Caleb, ma Katrina era ormai un fiume in piena. “Disgraziato!” esclamò, lanciando una sfera d’aria sul petto del primogenito, che volò e sbatté sulla porta della stanza, essendo stato catapultato lontano dalla tavola.

“E voi?” chiese Katrina, come se si fosse solo allora resa conto della presenza di estranei. “Che ci fate in questa casa? Non siete graditi, per niente… son sicura che anche voi siete stati d’accordo nell’ammanettare mio figlio come se fosse il peggior criminale, ma la verità è che non sapete nulla, NULLA!”

Sollevò in aria il tavolo e tutto ciò che vi era sopra venne scaraventato ovunque, persino il candelabro, che a contatto col pavimento si ruppe lasciando che le candele si incendiassero.

Katrina sembrava folle, mentre Isabel piangeva, ancora inchiodata sulla sedia, biascicando: “Madre, basta… Josafat è…”

“ZITTA! Hai lasciato che questi plebei entrassero nella nostra dimora e dettassero legge A CASA MIA! Ma lo sai chi sono io? La moglie di Abraham Hesenfield, la Regina di questo Paese! E non permetterò che facciate qualcosa a mio figlio! Il mio adorato!”

E, usando un colpo a due mani, colpì anche Isabel, che cadde trasportata dalla sedia.

“Ehi, basta!” esclamò Kaden, alzandosi e fronteggiando la donna.

“Sì, basta! Hai ragione, negro” disse lei. “Adesso chiamerò il mio animale domestico, che vi mangerà tutti!”

Kaden e Mary si guardarono, come aspettandosi un cane o un gatto, ma da sotto il pavimento spuntò fuori un vero e proprio serpente enorme, che stava schioccando la lingua.

“Ecco a voi l’unico esemplare di Basilisco rimasto sulla Terra” disse Katrina, sibilando le parole. Era totalmente fuori di sé. “Il mio bambino! Pagherete tutti per ciò che gli avete fatto!”

“Madre!” esclamò Caleb, ancora massaggiandosi il petto. Era disperato quanto la genitrice fosse furibonda. “Non è colpa di nessuno! Ha solo visto ciò che non doveva vedere!”

Al che, mentre il Basilisco cominciava a colpire Kaden e Mary, Katrina si guardò a destra e a sinistra, mentre le fiamme cominciavano ad intrappolare tutti i presenti. “Io… io ho fatto questo? Ma Sarah… Sarah vive in me, dovevo farlo!”

Isabel smise di piangere, rendendosi conto che sua madre aveva smesso di vivere nel momento in cui aveva compiuto quel gesto folle. Aveva davvero capito solo allora tutte le volte che lei era stata assente e distratta in tutti quegli anni, e parlava di Sarah come se fosse ancora viva. Anzi, qualche volta chiamava lei stessa col nome della piccola defunta.

“Mi dispiace… JOSAFAT! PERDONAMI, SE PUOI!”

Come se fosse stato chiamato, Josafat entrò nel soggiorno spaccando un vetro da fuori e, in preda all’ira e sapendo che tutta la sua esistenza lo aveva portato a quel momento, allungò la destra e prese il cuore della madre, sfondandola da dietro.

Kaden non aveva mai visto quel momento in diretta, anche se ci era andato vicino più volte, ma sapeva che non avrebbe mai dimenticato la voracità, il sangue e il ghigno soddisfatto misto alle lacrime che Josafat stava mostrando in quel frangente, mentre si nutriva del cuore della genitrice.

Che Josafat stesse vendicando Sarah, nessuno l’avrebbe mai saputo.

“KADEN!”

La voce di Mary che lo traeva a sé mentre le enormi fauci del Basilisco scattavano a vuoto lo riportò alla cruda realtà. Era in mezzo all’inferno, con un Basilisco che girava loro attorno, e Josafat gustava il suo pasto del tutto ignaro.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...