Kaden e le Fontane di Luce/34

Capitolo 34

Una volta archiviata la lettera provocatoria di re Anthony, Caleb, Mary, Isabel e Kaden fecero il punto della situazione attuale, mentre i loro mezzi di trasporto marciavano lenti, poiché sapevano di essere cacciati anche dai Draghi.

“Ricorda che Sidney ha altissime mura e cancelli in acciaio pesante e inoltre è gremita di soldati pazzi” stava dicendo Isabel al gruppo, poiché lei era stata l’unica ad aver visto la capitale coi suoi occhi, avendo comandato un esercito anche se per breve tempo. È quindi inespugnabile. Ma noi non dobbiamo espugnarla, dobbiamo solo farti entrare indenne. Per questo ci ingegneremo in questo senso”

“Sidney non dà sul mare? Non potremmo tentare quella via?” si chiese il ragazzo.

Ma Isabel scosse la testa. “Non avremmo l’imbarcazione, e né io né Caleb sappiamo costruire una barca, e immagino nemmeno qualcuna delle nostre guardie che ci stanno scortando. Dobbiamo tentare via terra, sì”

Kaden sospirò. Gli sarebbe piaciuto sentire il rumore del mare da vicino, apprezzare la sensazione delle onde che sbattevano sulla barca, annusare la brezza che gentile gli avrebbe lambito la pelle…

Sì. Si era innamorato del mare, decisamente. Da quando lo aveva visto immenso e fiero il giorno in cui aveva “conosciuto” Patrick l’Esploratore, non se lo era più levato dalla mente e non vedeva l’ora anche di tuffarvisi.

Magari con Isabel… chissà come si tuffava, forse teneva un lungo vestitino bianco per pudore o completamente nuda?

Di sicuro sarebbe stato lo spettacolo più bello che… insomma, Kaden scosse la testa.

Aveva promesso a se stesso che i suoi pensieri sarebbero stati puliti.

E così vide ancora battibeccare i due fratelli, sorridendo.

La strada che stavano percorrendo era la via che costeggiava il mare, come sempre da quando l’aveva presa. Era la via più veloce ed era meno plausibile che i briganti attaccassero che non piuttosto dentro la Foresta che, a detta di Isabel, ospitava addirittura un branco di Licantropi.

“Licantropi?”chiese Kaden. “Cosa sarebbero?”

“Uomini che ogni luna piena sono costretti a diventare un lupo. Si cibano delle persone” spiegò lei. “Ne ho incontrato uno, una sera mentre ballavo all’aria aperta, mentre gli sguardi degli uomini si perdevano fra le mie grazie. L’ho visto in mezzo a loro, e ne ho visto tutto il processo. Non è stato piacevole, ma in qualche modo il Licantropo è fuggito via una volta trasformato in animale. Oh, anche le creature perverse non osano farmi del male!”

E ghignò malefica, compiacendosi di se stessa. Caleb scosse la testa desolato.

“Oh, e pare che nella foresta che stiamo costeggiando siano presenti anche i fantasmi delle vittime sventurate finite fra le fauci dei Licantropi!” aggiunse Isabel in quella stessa occasione.

“Ora stai esagerando, sorella” affermò Caleb, ma lei insisté.

“Te lo giuro, fratellone! Una volta sono voluta andare dentro la Foresta per conoscere il Licantropo che mi ha vista ballare ed è stato allora che ne ho visto uno. Si nascondeva, il maledetto: era tutto vestito di bianco, a piedi nudi e a testa bassa in modo da essere visibili solo i capelli lunghi, e riluceva alla luce della luna. Dico che si nascondeva perché metà della sua figura era nascosta da un tronco, e poi quando mi sono avvicinata non era più”

Caleb però era ancora scettico. “Sai, Isabel? Mi viene quasi voglia di addentrarmi in questa foresta per verificarne l’effettiva esistenza”

Kaden invece si era spaventato al racconto della ragazza. “Io invece penso che continuerò il mio percorso verso Sidney”

Mary partecipò alla discussione riportando tutti sui binari prefissati. “Domani a mezzogiorno saremo a Sidney, se continuiamo a procedere con questa velocità e mantenendo la strada” annunciò, dopo aver studiato attentamente la mappa mentre gli altri farneticavano su Licantropi e fantasmi.

“Oh, quanta nostalgia! Chissà chi troveremo? Spero di rivedere Von Galetan, è così bello!” esclamò Isabel, e si perse nei suoi pensieri.

Kaden non aveva idea di chi fosse quel Von Galetan, ma provò una punta di gelosia. Perché lui non era bello?

Caleb assunse un’espressione come per ricordare qualcosa e chiese: “Von Galetan? Sarebbe il bruto a cui hai lasciato il posto di Capitano?”

“Sì, è una persona stupenda! Devi conoscerlo!” cantilenò la ragazza.

Kaden, stufo di sentire parlare di Von Galetan, tornò piuttosto ad osservare il panorama all’esterno della carrozza, riflettendo con se stesso.

Stava recandosi a Sydney, in compagnia di gente sulla cui redenzione, fino a poco tempo prima, non avrebbe scommesso neanche un soldo. Paragonò Caleb e Isabel con Klose e Taider, e si rese conto che, per quanto loro fossero stati davvero leali e coraggiosi, i due Hesenfield trasmettevano molta più sicurezza. Subito dopo, si pentì di averlo pensato, considerandolo un oltraggio alla loro memoria e si ripromise di smettere di fare paragoni inutili.

Adesso, si accingeva a giungere nella temutissima capitale, chiusa al pubblico dall’inizio dell’assedio.

Nessuno aveva mai capito come oltrepassare le spesse mura, difese dunque con una grande resistenza.

Isabel e Caleb avevano detto che avrebbero trovato un modo una volta giunti sul posto, ma Kaden non era del tutto convinto. Egli invece presagì la sua fine proprio a un passo dal traguardo.

E poi vi era re Anthony, il quale aveva messo una taglia sulla sua testa, ma non aveva mai saputo a quanto ammontasse.

Ne era venuto a conoscenza in maniera abbastanza fortuita. Era giunto sulle loro teste un’ora prima un corvo portatore di giornali, diretto chissà dove, ma Isabel lo aveva colpito con una freccia, che aveva trovato dentro una delle tante bisacce dei cavalli che avevano prelevato dalla villa di Katrina.

“Non avrai rubato un giornale a qualcheduno?” chiese Mary scandalizzata, ma Isabel fece spallucce e lesse molte informazioni, per poi passare al fratello maggiore.

Ogni volta che si trovavano giornali, Kaden rimaneva col fiato sospeso, temendo che si potesse parlare di Perth o della nuova capitale, Port Hedland, e quindi qualche accenno sui civili dispersi.

I giornali infatti raccontavano tutto, tutti gli aspetti che potevano interessare al regno, e quel giorno in prima pagina campeggiava la vittoria di un certo Mark Enevoldsen, presentato come Capitano dell’Esercito che stava assediando l’amato regno di Anthony, il bastardo che divenne Re.

E inoltre, un altro articolo ricordava che mancavano sei giorni all’incoronazione del sovrano, che lo avrebbe rivisto comandare l’Australia, di nuovo tutta intera, e pertanto non riconoscendo il regno provvisorio di Isaiah Hesenfield, condannato a morte poiché auto proclamatosi protettore dell’Ovest. Infine, all’ultima pagina, la lista dei ricercati più pericolosi, e Kaden era il secondo della lista.

“Il primo sei tu, Caleb” notò Kaden, ma Caleb scorse la lista ancora una volta e sentenziò: “Qui il tuo Von Galetan non c’è, Isabel, il che vuol dire che è morto” ma Isabel non ci volle credere, ed ecco perché stava danzando attorno al fuoco che avevano acceso per il pranzo, emozionata in attesa di incontrare l’uomo che le aveva rubato il cuore.

Dopo il pranzo, Caleb parlò a Kaden e Mary: “Siete pronti? Non sarà facile. Sydney è protetta, potreste anche morire senza aver aperto la Fontana, e noi non potremo aiutarvi in città. Pensate bene a quello che volete fare, la notte porta consiglio. Farò io il primo turno di guardia.”

La notte portava consiglio, già. Attesero la sera, mentre il pomeriggio se n’era andato ancora in carrozza, senza parlare, anche se Caleb e Isabel avevano interloquito a bassa voce, come se stessero pianificando qualcosa che gli altri due non dovevano sapere.

Quella sera, Kaden vide Isabel portare al fratello maggiore un sacco di patate aperto ai lati e una corda di canapa e ci capì ancora meno, poi si coricò, proprio con lo sguardo di fronte alla luna, che in quel momento era a un quarto, crescente. Il ragazzo si rivolse a lei e alle stelle che adornavano la notte altrimenti nera.

Era errante da diverse settimane, ormai, e quante cose erano successe! Aveva incontrato i Draghi, aveva avuto fra le mani due spade, aveva anche ucciso un Unicorno, accidentalmente, e aveva visto morire tre fra le più coraggiose persone che avesse mai conosciuto, tutti e tre per salvargli la vita.

E non solo, si era macchiato anche di omicidio, per la prima volta in vita sua.

Sapeva cosa aveva fatto a Josafat, ma i fratelli di lui non lo avevano biasimato.

Lo aveva ucciso, tagliandogli le mani e la testa. Quante volte aveva desiderato uccidere i professori fastidiosi e i compagni spazzatura, ai tempi di quando andava a scuola? Sembrava passato più di un secolo.

Eppure, nessuno gli aveva detto che uccidere lacerava l’anima. Persino se si trattava di un pazzo che mangiava i cuori delle persone, era ormai entrato nel limbo dei peccatori in attesa di redimersi.

E come farlo? Aprendo la Fontana Chemchemi e portando a compimento la missione che Shydra Aldebaran gli aveva affidato, colei che era morta fra le atroci sofferenze che solo le fiamme di un Drago poteva dare?

Poi chiuse gli occhi, smettendo di pensare. Mary gli diede una coperta in più  e lui se la mise addosso. Le notti gelide erano un vago ricordo dell’Inverno Nucleare che era durato ottomila anni, pertanto era d’obbligo portare coperte con loro.

“Non vai a dormire, Isabel?” chiese Kaden, che vedeva ancora la ragazza fare esercizi di ginnastica.

“Fra un minuto, non vedo l’ora di mettermi fra le braccia di Morfeo! Ma prima, il mio corpo deve continuare a essere tonico!”

Kaden guardò le proprie braccia. Erano piene di tagli e scottature, ma in quel momento credeva che non avessero niente da invidiare a quelle di Morfeo. Poi si rese conto di aver formulato ancora una volta un pensiero scomodo sulla ragazza più bella del mondo. Ma che ci poteva fare? Infine sbuffò, cercando di togliersi dalla testa Isabel Hesenfield, che era decisamente troppo bella, e troppo in avanti per lui, soprattutto. Era la figlia della Luna, avuta dopo una relazione col Sole.

Un lupo ululò in lontananza, quella foresta riservava sorprese dopo sorprese.

E alla fine, Kaden si addormentò, ipnotizzato dal russare di Isabel. Quanto era bella! Quando faceva la scema col fratello, quando ballava, quando si esercitava, quando beveva, ma non l’aveva mai vista lavarsi!

Non credeva che sarebbe riuscito a resistere a quella tentazione, e poi…

Fu con quei pensieri che Kaden si addormentò.

In quello stesso momento, un gruppo di persone spiava il terzetto da dietro un cespuglio.

“Che ne dici, Gloria? Sono ricchi, no?” chiese una ragazza smilza, che teneva un coltellino fra i denti e aveva disegnato sulle guance linee orizzontali rosse.

“Uhm… non saprei, Bletta” rispose Gloria, che stringeva gli occhi per vedere meglio. “Certo, i cavalli sono ottimi e l’armatura di quel tizio sembra vero acciaio, con inciso uno stemma, che purtroppo non si vede da qua, cazzo!”

“Va beh, pazienza. Quando dici di attaccare?” chiese un terzo uomo, che reggeva una torcia, recante una profonda cicatrice sull’occhio destro.

“Appena l’uomo con l’armatura si dà il cambio con quel ragazzo sdraiato, Philip” rispose Gloria. “Già pregusto il sapore del sangue… uhuhuhu”

“Che schifo. Non ho mai capito questa tua passione per gli aspetti macabri. Comunque sia, li uccideremo adesso che è notte. Come osano, voglio dire? Questo è il nostro territorio” asserì Bletta, rivolta ai compagni, squadrandoli con quei suoi occhi sporgenti.

“Sì, ma nessuno lo sa” osservò Philip. “Noi siamo i rifiuti della società, e ci nutriamo dei suoi rifiuti, appunto. Pertanto, è fattibile che la gente passa, noi li trucidiamo e prendiamo le loro cose, e continuiamo a vivere. Certo che però, anche tu, vestirti di bianco… li fai scappare, ecco”

“Che ci posso fare se mi piacciono i fantasmi? Questo posto ne è pieno e voglio essere una di loro!” esclamò Bletta, arrossita.

“Comunque, sembra che il tizio stia alzandosi” disse Gloria.

E in effetti, gli altri due osservarono Caleb che, alzatosi, affrontò e uccise un Plexigos di passaggio con l’aiuto della sua sola spada.

Gloria era semplicemente affascinata.

“Ehi! EHI! Bill, vieni qua! Il ragazzo che abbiamo trovato è fortissimo!”

Ci fu un grugnito di risposta. Poi, alcuni passi e un uomo molto più anziano dei ragazzi scrutò con occhi cisposi di sonno con l’ausilio di un binocolo.

Poi, il sonno svanì del tutto in lui. Non poteva essere!

“Ma è Caleb Hesenfield! Non si vede bene, ma deve essere lui! Ho riconosciuto l’armatura! Chissà chi accompagna! Chi sono quei due coricati? Sono morti?”

“Magari” disse Gloria, leccandosi le labbra.

“Secondo me invece sono vivi e sotto la protezione di sir Caleb, il bellissimo” osservò Bletta. “Voglio dire, che ci fanno qui? Stanno andando sicuramente a Sydney, o tornano da lì per fuggire dall’assedio”

“Giusto, Bletta, ma ti ricordo che Caleb è un Lord, non un sir, poiché figlio di lord Abraham, che a quanto pare è deceduto, ma non si hanno notizie certe” osservò Bill. “Allora, ecco il piano, ragazzi. Le ragazze rapiranno il tizio più vicino, quello coricato, così sicuramente Caleb andrà incontro a lui, mentre io comparirò dal nulla e lo distrarrò rubando i cavalli.”

“E io che faccio? Mi gratto?” chiese Philip.

“No, tu ci farai luce. Vedo che c’è anche un secondo figuro sdraiato, e poi un terzo. Puoi rapire quelli”

Attesero qualche altro minuto interminabile, poiché Caleb non si era ancora alzato dacché si era seduto, dopo aver sconfitto il Plexigos.

A un certo punto, il ragazzo si alzò e svegliò il tizio disteso a terra, mormorandogli parole incomprensibili da quella distanza.

“ORA!” esclamò Bill, e assieme ai suoi attaccarono l’accampamento.

Tutto accadde molto in fretta: Caleb riuscì a vedere solo due ragazze che portavano via il corpo di Kaden e un terzo che portava via uno dei cavalli, che tuttavia scalciò imbizzarrito, svegliando Isabel, Mary e il resto della carovana.

“Ehi! Ma questa è una ragazza! E che ragaz… ah”

Isabel uccise Philip tagliandogli la gola.

“Chi cavolo sei tu che mi palpeggi i seni mentre dormo? Eh?” chiese la ragazza, lievemente isterica.

Poi si rivolse a Caleb, ma era occupato assieme alle sue guardie ad affrontare un uomo più anziano, così concentrò la sua attenzione al corpo mancante di Kaden, poi riprese lo stiletto e andò a cercarlo fra le frasche, non poteva essere lontano.

“Isabel! Vieni con me, cerchiamo Kaden!” esclamò Mary, che aveva avuto la stessa pensata.

Infatti, lo trovarono oltre un cespuglio, mentre due ragazze bislacche lo spogliavano.

“Oh, ma qui non c’è niente” si lamentò Gloria.

E anche Bletta che rovistava fra le vesti, si disse delusa. “A parte la spada, non ha altro di prezioso. Beh, uccidiamolo”

“Ehi” esordì Mary, inviperita.

Le due si voltarono, ma non considerarono lei, ma colei che l’accompagnava. Era ben visibile, il fuoco che avevano appiccato all’accampamento faceva risaltare ogni singolo spigolo di Isabel Eva Charlotte Ester Hesenfield.

Ma non c’era niente di sensuale, stavolta, nel suo essere: solo morte, fame di sangue e disperazione altrui, come nei giorni in cui comandava l’esercito che stava minacciando la capitale.

E soprattutto, odio profondo. Uno sguardo che nessun uomo desidererebbe mai di vedere dipinto nel volto angelico della ragazza.

“Cosa state facendo a quel ragazzo?” sibilò, carica d’ira.

Kaden si svegliò proprio in quel momento e vide Isabel e Mary pronte a salvarlo dalle grinfie di… riconobbe due ragazze, ma una somigliava a uno stuzzicadenti.

“Ridateci il nostro amico e nessuno si farà del male” sibilò Mary, anche lei infuriata, come ai vecchi tempi. Per una volta, Kaden la vide adirata con gli altri e infine non poté non provare un moto d’affetto per l’amica che tante ne aveva passate. Erano amici, e lui l’avrebbe protetta dedicandole l’apertura dell’ultima Fontana.

“No che non lo faremo, maledette” rispose stizzita l’altra ragazza, quella più attraente fra le due rapitrici. “Ti riconosco, a te: tu sei quella che danza! Come ti chiami? La danzatrice della Luna crescente, non è vero?”

Kaden rimase perplesso per quel nomignolo.

“Beh, sappi che hai ipnotizzato anche il mio fidanzato, James! E si è suicidato sapendo di non poterti avere! E per questo morirai!”

Gloria si avventò su Isabel, ma lei la tenne a bada con quel semplice stiletto, tagliandole la gola con un movimento semplice e fluido. Successivamente, puntò il coltello su Bletta.

“E tu? Che problemi psicologici hai?”

Bletta rispose candidamente: “Beh, mi piacciono i fantasmi, parlo da sola e ho un particolare interesse verso gli uomini nudi”

Sia Isabel che Mary la guardarono allibiti.

“Scappa, piuttosto, o l’ira degli Hesenfield si abbatterà su di te.”

Bletta annuì e fuggì via.

“Bene” affermò la ragazza. Poi sorrise a Kaden e disse “Rivestiti, andiamo via”

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