La Ropa Sucia/001

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L’estate del 1984 non l’avrebbe mai dimenticata più nessuno, a Villa Nueva.

Ma partiamo dall’inizio.

Era il ventuno gennaio. Del 1984, immagino. D’altra parte l’ho detto prima.

Pedro Sanchez, figlio di un ricco proprietario terriero, stava passeggiando fra i lunghi corridoi della villa di famiglia, sita in mezzo alle grandi vallate della Pampa.

Quella villa apparteneva a loro da generazioni, fruttata grazie ai guadagni che i prodotti della loro terra offriva loro.

Pedro era un ragazzo alto, il primogenito di questa famiglia, primo di tre rampolli. C’era lui, c’era la sorella minore Clara e la terzogenita Adela.

Per inciso, quel pomeriggio il ragazzo doveva assolutamente partecipare alla vita mondana, che in città si concentrava soprattutto nella discoteca.

“Oh, miseriaccia! Ma dove ho messo le chiavi della macchina?” andava dicendo, dapprima alle piante di ficus finte sparpagliate qua e là negli angoli del corridoio, poi a uno dei cani che lo guardò e rispose abbaiando. Avevano tre cani, e tutti e tre abbaiavano.

“Scusa, hai visto le mie chiavi della macchina?” chiese improvvisamente Pedro aprendo lo studio di suo padre, impegnato a giocare al dottore con la sua segretaria. Avevano anche il lettino, messo proprio di fronte la scrivania.

“Non ora, figliolo… come vedi, Carmen mi sta massaggiando le cosce dai crampi, con particolare attenzione a… sììì… oh, Carmen”

“Okay” tagliò corto Pedro, chiudendo la porta.

La madre di Pedro sapeva tutto, quindi non restava che chiedere a lei. A quell’ora, stava sicuramente scrivendo il suo romanzo apocalittico in cui suo marito moriva e lei se ne scappava con il bel pirata ancora senza nome.

“Scusa madre, sai dove sono…”

“Le chiavi della macchina?” disse lei, senza smettere di picchiare i pulsanti della sua macchina da scrivere. “Sono tue, cercale tu”

Pedro si scoraggiò non poco.

Andò a chiedere alle sue due sorelle, e dove poteva trovarle? Insieme, nella stessa stanza, a scambiarsi pareri su questo o quel ragazzo, sullo shopping e sui vestiti.

“Sapete dove sono le chiavi?” chiese, aprendo la porta della loro stanza usufruendo dei suoi poteri da primogenito.

“No, non lo sappiamo” risposero in coro, tornando a parlare di Alvaro o Àlvaro, non aveva compreso.

Infine, dopo aver guardato persino dentro la lavatrice che si stava riempiendo di panni sporchi, arrivò al salotto.

Stava di fatto che al salotto c’era una delle cameriere che di mattina lavoravano per sistemare la casa, nello specifico la giardiniera di famiglia, che si occupava anche delle piante interne.

Pedro non aveva mai fatto caso a loro o anche solo a qualcheduno dei molteplici inservienti, perché era presissimo dagli affari propri: uscire con gli amici, bighellonare al paese tirando secchi d’acqua alle persone con la macchina e partecipare alle feste mondane. Insomma ciò che farebbe un erede attento a proseguire l’attività di famiglia senza sperperare tutto.

Pedro notò la tizia di spalle che stava dando l’acqua a una pianta grassa e le bussò per attirare la sua attenzione. Faceva un buon odore.

Cavolo, era bellissima! Grandi occhi neri, riccia, carnagione olivastra, labbra carnose. Com’era che non l’aveva mai notata?

“Ehm… scusa, sei libera stasera, hermosa?”

Non era quello che voleva dire, perché stava cercando le chiavi della macchina, ma gli era venuto spontaneo.

“Oh, mio Pedrito” rispose la cameriera giardiniera, rapita dalla voce maschia dell’interlocutore. “Ti ho sempre sognato, ad esempio che ti lavavo i vestiti e prima di farlo te li levavo di dosso”

Pedro strinse a sé la caliente… “Come ti chiami?” chiese, perché non sapeva come si chiamasse.

“Marìa” rispose lei. “Sono una povera poverella che si occupa delle vostre piante da poco”

“E adesso dimmi” rispose Pedro. “Dove sono le chiavi della mia macchina, ché andiamo a farci un giretto?”

Marìa avvampò di calore. Fra la voce e lo sguardo tenebroso era difficile resistergli.

“Ma smettila che sembri un pesce lesso!” esclamò tonante nonna Ana Lucia, che levò per un attimo lo sguardo dal lavoro a maglia che stava eseguendo e apostrofò in quel modo il nipote.

Pedro arrossì lievemente e, sfortunatamente, trovò le chiavi proprio sopra il basso tavolino colmo di porcellane, così poté uscire davanti agli occhi di una semi divertita Marìa, che tornò a dare l’acqua alle piante, mentre pensava al bel focoso Pedro.

Nel frattempo, la lavatrice venne messa in moto e cominciò a girare.

6 pensieri su “La Ropa Sucia/001

  1. Se posso permettermi ho trovato qualche piccolissimissimo errore (chiamiamolo così, magari è voluto e allora ritiro) ma si tratta di inezie. L’attesa è stata ripagata: per un attimo ho visto il mondo con gli occhiali opachi del filtro per interni usato in tutte le migliori telenovelas in onda su Mediaset da che mondo è mondo. Allons-y!

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