La Ropa Sucia/003

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“Allora, che mi dici?”

Una voce proveniente da oltre la poltrona, che quindi dava la spalle a un uomo vestito con un impermeabile nero, chiedeva lumi sulla serata passata in discoteca.

“Non lo so… quale argomento volete che intraprenda?” chiese l’uomo in piedi.

La poltrona girata rispose seccata: “Senti, fai poco lo spiritoso. So che il figlio dei Sanchez e il figlio dei Riquelme sono venuti alle mani pestandosi a sangue. È vero?”

La stanza era illuminata solo da alcune candele messe qua e là, quindi non si poté interpretare l’espressione confusa che assunse il tizio in piedi. “Io veramente mi sono perso quella parte. Ho solo visto Riquelme e Sanchez ordinare un Electric Lemonade e poi acchiappare ragazze come io stesso non ho mai saputo fare”

“Certo, tu sei così anonimo vestito di nero” disse la voce. “Comunque, continua ad osservare questi due. Prima o poi verrà fuori qualcosa di buono per noi. Riusciremo ad ottenere quello che vogliamo”

“Sarà fatto, signore” e il tizio uscì fuori dalla stanza, lasciando l’uomo seduto da solo nella stanza.

Nel frattempo, a casa Sanchez, il facoltoso proprietario terriero Gonzalo, passeggiava per casa intento a disturbare le proprie figlie femmine che si stavano scambiando alcune confidenze. Era molto simile al figlio, solo che li aveva enormi basette che percorrevano i lati della faccia.

“Sapete dov’è Pedro?” chiese Gonzalo, ostentando indifferenza quando in realtà tutti sapevano della sua tresca con la segretaria Carmen e non lo sopportava più nessuno. In pratica, era accettato solo perché era molto, molto ricco. Inoltre, forse anche la moglie aveva una tresca con qualcuno, anche se non era certo.

“… Sì, anche se poi alla fine si è scoperto che era soltanto un fanfarone” concluse Clara, ridacchiando alla fine di un suo monologo contro un compagno di classe. Era a scuola privata in quel periodo e le piaceva valutare tutto quello che l’istituto le poteva offrire, comunque forte del suo status tutti cercavano almeno un appuntamento. Poi rispose a suo padre: “Sì, è uscito con la Mustang”

“Con la Mustang? Accidenti a lui!”

Detto quello, terminò la sua ricerca del figlio. Era con la Mustang, quindi alla fine sarebbe tornato. Se non tornava lui, tornava l’automobile.

Sospirò, Gonzalo, e guardò alcune rose piantate su un vaso appena fuori dalla finestra. Non pensava a niente di particolare, solo che doveva ringraziare la sua giardiniera per come le teneva curate.

In quella, mentre sua madre Ana Lucia lavorava al suo lavoro a maglia, Gonzalo notò la donna giardiniera, mentre dava l’acqua ad altre piante.

Era davvero bellissima. Non aveva mai visto una serva così bella. Doveva averla assolutamente, anche solo per il modo in cui si abbassava per innaffiare le piante. Forse aveva trovato un altro gioco erotico da fare.

Pensato quello, la chiamò dalla finestra. “Tu! Ti va di giocare al cactus?”

Marìa, che nel frattempo stava appunto innaffiando le piante, non aveva ancora smesso di pensare a Pedro. Poi notò il suo principale, che fino ad allora non aveva mai visto, impegnata com’era stata a guardare la sua busta paga piuttosto che lui.

“No, spiacente, signore” rispose lei. “Sono già impegnata con Pedro, vostro figlio!”

“Dannazione!” commentò Gonzalo. Il figlio stava diventando un impedimento…

E la lavatrice continuava a girare…

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