La Ropa Sucia/004

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“COSA? E TU TE LO SEI FATTO DARE?”

Ezequiel Riquelme, perfido capofamiglia della famiglia, guardò torvo il figlio unico, che si era presentato a casa accompagnato dall’autista ma sanguinante.

Era sconvolto: non poteva credere che suo figlio potesse prenderle.

“Sì, padre, ma mi ha colto di sorpresa” precisò José, mentre veniva medicato dalla madre, che parimenti lo guardava torva. Erano malvagi allo stesso modo, si erano conosciti così e si erano ripromessi di uccidersi a vicenda quando sarebbe stato il momento.

La madre si chiamava Sofia. Sofia disse “Caro, ho trovato la punizione esatta per nostro figlio”

“Stupendo, Sofia. Dicci cosa deve scontare” disse Ezequiel, provando un sadico piacere nel vedere gli occhi di suo figlio terrorizzati. Era stato punito spesso e di solito non era piacevole. Intimamente, sperava che non gli capitasse…

“Dovrà lavare i panni a mano” concluse Sofia. “per una settimana. Olio di gomito, mi raccomando”

Ecco. Lo sapeva. Ezequiel era sconvolto. “No, dai! Tutto ma non quello! Darò da mangiare agli orfanelli, ma non quello!”

Era risaputo che a casa Riquelme gli orfanelli non erano molto ben accetti. A volte capitava anche che bussassero alla loro porta in cerca di qualche spicciolo, ma a detta di Ezequiel, “l’odore è troppo insopportabile anche solo per aprire”.

“Invece laverai i panni come il peggiore degli schiavi, e fa’ attenzione soprattutto agli intimi, hanno bisogno di essere pulitissimi” sibilò Sofia.

In quel momento José si sentì sprofondare. Lavare i panni era la cosa peggiore che potesse capitargli. Perché a casa Riquelme la lavatrice non c’era.

Così si alzò, dopo essere stato curato, per andare con aria affranta a prendere il cesto della biancheria sporca, già pronta per essere pulita. Ovviamente, sfortuna volle che proprio quel giorno dovesse essere giorno di pulizia.

Sofia ed Ezequiel si guardarono.

“Domineremo il mondo” disse lui.

“A cominciare dai Sanchez, li spazzeremo via con la nostra perspicacia imprenditoriale e li ridurremo alla fame.” disse lei.

“E poi mangeremo anche pollo con le patate” aggiunse lui.

“Esatto. Il pollo con le patate è il massimo” disse Sofia, sognante, mentre cominciarono una specie di balletto tenendosi per mano.

Erano d’accordo su tutto.

Nel frattempo, Pedro era tornato a casa e ad accoglierlo c’era Ana Lucia, la cara vecchia nonna. Nessuno sapeva quanti anni avesse, era vedova da molto tempo e peraltro la morte del nonno era nascosta da un velo molto nero, lo stesso velo che aveva in testa la vecchia.

Faceva quel lavoro a maglia da anni, e si sarebbe detto che non si alzava mai da quella sedia a dondolo.

“Dove sei stato? Sono la quattro e mezza” disse Ana Lucia.

“E tu nonna non dormi?” chiese Pedro, stanchissimo.

“No, non dormo mai” rispose lei. “Soprattutto quando ho nipoti perdigiorno!”

Quella esclamazione fece tremare alcuni soprammobili.

Perdigiorno? Lui?

“Casomai” si difese “sarei un perdi sera, ma sei ingiusta”

Ana Lucia sospirò. Non sarebbe mai voluta arrivare a tanto. “E va bene. Domani, niente lasagne per te”

Pedro perse qualcosa della sua anima.

La lavatrice, nel frattempo, continuava a girare…

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