La Ropa Sucia/005

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Marìa stava potando le piante. Le piaceva potare le piante, ed anche annaffiarle.

Da sempre, da quando ne aveva memoria aveva sempre avuto il pollice verde e, se questa sua passione era diventata un lavoro ottimamente retribuito e faceva di lei per qualche motivo la donna più ambita fra la servitù dei Sanchez, tanto meglio.

Era a Pedro che pensava mentre con la cesoia tagliava qua e là. Quant’era hombre! Muy hermoso! Con quelle sue mani… la faceva impazzire e al solo pensiero ebbe un fremito. Insomma, credeva di essersi innamorata. Le capitava spesso.

Si era innamorata di molte persone, però poi l’avevano sempre piantata in asso. Ma con Pedro… con lui era diverso, l’odore intenso di dopobarba, quella voce, le mani, insomma tutto lasciava presagire una storia d’amore che sarebbe durata secoli.

Tuttavia, c’era solo un problema: lei era una serva o poco più, lui invece era il delfino di un ricco proprietario terriero. Non era consono che si mettessero insieme, posto che comunque lui poteva averla tutte le volte che voleva.

Mentre respirava il fresco odore delle piante del mattino, squillò il telefono con la tastiera a rotella.

Di solito c’era qualcuno addetto a rispondere, ma quel giorno tutti sembravano disinteressarsi di quell’unico squillo che dava peraltro fastidio.

“Qualcuno vuole rispondere?” ordinò infine la voce imperante della nonna Ana Lucia, sempre intenta a lavorare a maglia e che, essendo la sua sedia a dondola posta davanti al telefono, era la prima a subire quei fastidiosi rumori.

Marìa si decise a prendere in mano al situazione e rispose. “Pronto?”

“Casa Sanchez?” chiese la voce al di là della cornetta.

“Sì, chi parla?” chiese la signorina, sotto lo sguardo di fiamme di Ana Lucia, intenta a capire di cosa si stesse parlando.

“Sono il padre di Marìa… ma sei tu?”

“Papà! Che cosa succede?”

Seguì un brutto silenzio, in cui Marìa temé il peggio.

“Papà?” incalzò la ragazza, sudando freddo.

“Sì, Carlos, dopo te le compro le figurine…”

“Papà! Allora?”

Il padre di Marìa si rese conto che stava ancora parlando al telefono con la figlia. “Ah, sì! C’è una notizia brutta e una cattiva”

Marìa temé il peggio. “Partiamo da quella cattiva…”

Non riguarda il mio coniglietto, si disse.

“Lo zio Jorge è morto la notte scorsa” annunciò eccitato il padre di Marìa.

“Ah”. Beh, se non altro il suo coniglietto stava bene. “Comunque era vecchio e malato di cuore. Ottantasette anni, prima o poi te lo aspetti. E la buona notizia?”

Il padre non rispose.

“Ma allora sei scema? È morto lo zio JORGE! È miliardario! Ha lasciato in eredità tutti i suoi averi a noi! Siamo RICCHI!”

Marìa lasciò cadere la cornetta sul pavimento, basita. Ana Lucia era altrettanto basita, dalla goffaggine della sua serva.

“S… sono ricca! Sono ricchissima! Basta piante, chi se ne frega, mi hanno sempre fatto schifo!”

Detto quello scappò via proprio sotto il naso di una sconvolta Ana Lucia, non senza essere vista da molteplici occhi nascosti fra le finestre e i cespugli stessi.

E la lavatrice, nel frattempo, continuava a girare…

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