La Ropa Sucia/006

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“Così mi stai dicendo che Marìa, la procace giardiniera di casa Sanchez, è diventata ricca?” chiese un uomo, seduto su una poltrona il cui schiena lo proteggeva dallo sguardo ansioso del suo interlocutore, che sudaticcio stava in piedi a raccontare quello che aveva visto.

“Esattamente, signore” rispose quello. Si stava chiedendo perché c’era la necessità di stare al buio, illuminati solo dalla finestra che lasciava filtrare vagamente la luce del sole, impedita da una tenda scura.

“Bene” fu il laconico responso del capo. Poi proseguì, pensando ad alta voce. “Le cose si stanno facendo interessanti, in questa estate afosa del 1984. Vuoi vedere che stando a continuare a guardare poi succede qualcos’altro? E così faremo, aspettando il momento giusto per agire”

“Sì, signore” rispose il servetto.

“Adesso vai, devo riflettere” e rimase solo a riflettere. Si disse: “Ormai il momento è vicino… sapremo essere pronti quando arriverà? Prendere il potere quando lo si è sempre desiderato è diverso dal desiderarlo”

Nel frattempo, la famiglia Riquelme stava osservando, marito e moglie, il povero figlio intento a sbracciarsi per pulire un panno particolarmente sporco.

“Ammettetelo” sibilò fra i denti José “l’avete fatto apposta”

“A fare cosa? A non lavare i nostri stessi panni ed essere costretti a vestirci di sacco?” chiese la madre di lui.

In effetti i Riquelme adesso vestivano di sacco, pur di attendere il figlio che finiva di sbrigare le pulizie a mano.

“No, avete fatto apposta a non comprare la lavatrice. I Sanchez ne hanno una che usano spesso”

“Non c’interessano i Sanchez” disse la madre di José. “O meglio, ci interessano solo nel momento in cui non ci saranno più”

José si fermò un attimo. Come potevano interessare delle persone che smettevano di essere? Allora, capì che sua madre alludeva allo sterminio totale della famiglia rivale, per poi avere il loro podere tutto per loro e controllare così ettari sterminati di Pampa.

José sapeva che gente come loro meritavano solo di essere esiliati, ma i suoi guai non erano limitati solo a sentire parole d’odio dei suoi, lavare i panni e a stenderli, ma anche e soprattutto da una certa fotografia.

Stava di fatto che José, facendosi carico di tutti i panni lavati fino a quel momento, uscì fuori dalla villa per stenderli, appunto. Se si stendevano i panni, il sole li asciugava.

Click.

José si guardò a destra e a sinistra. Cos’era stato? Non era certo il rumore di un gallo, e nemmeno il solito rumore dei muratori, sempre alle prese coi lavori dell’Ala Est della villa. Pertanto, poteva essere solo una cosa.

“Chi ha acceso la luce a casa di giorno?” chiese turbato. Poi, però, una frasca si mosse sospetta, proprio a pochi passi da lui.

E quello non era qualcuno che aveva acceso la luce. Era difficile trovare interruttori in mezzo ai cespugli.

“Mmmh…” José non era ancora arrivato alla conclusione più ovvia del mondo, ma solo perché era un po’ lento di comprendonio. Ma di lì a poco la sua vita stava per cambiare.

E la lavatrice continuava, imperterrita, a girare…

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