Novelle per un anno/2

02 – By the grace of the Ocean. Seconda parte della storia narrata ieri, ispirata a White Pearl, parte II.

L’abbraccio gelido del mare mi conforta.

Apro gli occhi e scopro di essere poggiato prono su una spiaggia bianchissima. Dietro di me, il regolare moto ondoso. Su di me, sparse nuvole bianche.

“Sono vivo…”

È la prima cosa che mi viene in mente. Incredibile, in altre occasioni sarei stato più che sicuro che un volo come quello avrebbe ucciso chiunque.

Chissà perché sono vivo. La spiaggia fa da prefazione a un piccolo bosco pieno di alberi verdissimi e dai frutti che sembrano succosi.

Poi, guardo il cielo e i pensieri piombano di nuovo spietati, come se fossero caduti in ritardo dal faro.

Già. Avevo una casa fatta di luce, di tè e di mare; porto sicuro nella vita infelice che ho condotto. C’era anche una ragazza, che ha portato via il mio cuore e il farlo le è costata la vita.

Io, invece, a quanto pare sono stato risparmiato, ma… dove sono finito? E come mai ho questa veste bianca che mi copre dalle spalle ai piedi?

È curioso il fatto che non sia più turbato, invece dentro di me ho quasi una sensazione di… serenità. È come se il mare alle mie spalle abbia trattenuto tutti i veleni e mi abbia restituito la vita ripulita. Dentro di me, ho come la sensazione che anche Mary, la donna che ho perduto, sia anche lei serena e stia provando le stesse cose.

Ad ogni modo, sono curioso di provare questa nuova vita. Sono approdato in questo fazzoletto di terra, poco più che un atollo, e davanti a me si trovano palme e cespugli così fitti che non riesco a vedere bene l’interno dell’isola. Non mi resta che avvicinarmi, anche perché dovrò pur nutrirmi, no? Altrimenti il regalo che ho ricevuto dal dio del mare sarà stato vano, e morire di fame e di stenti, seppur qui, dove tutto è colorato e sembra invitante, non è una bella prospettiva.

Le mie speranze sono state ben riposte: ci sono un sacco di bacche di tutti i colori, dall’odore paradisiaco e dal sapore ancora migliore. E poi il cocco, facilmente prelevabile, e andando avanti fra le frasche, che solleticano le mie gambe, ho anche trovato un piccolo ruscello, dove l’acqua limpida scorre ininterrottamente.

Insomma un posto lieto in modo da poterci stare per sempre. Mentre mangio il mio cocco dopo averlo rotto sopra uno scoglio provvidenziale, guardo su nel cielo limpido.

Mary…  chissà adesso se si trova nella mia stessa situazione o adesso riposa in pace. È l’unica, l’unica che io abbia mai sognato, che abbia mai potuto sfiorare, e al ricordo del suo bacio e del profumo dei suoi capelli, mi sento più forte.

Mentre assaggio il mio cocco, sento un rumore dai cespugli.

Ma allora c’è qualcuno qui! Credevo di essere solo, di passare il resto dei miei giorni lontano dal contatto umano perché è ciò che meritavo!

Una veste bianca come la mia, esattamente identica, fa capolino in mezzo al verde. Al suo interno…

Mary.

Proprio lei. Esattamente come la ricordavo. Capelli, occhi, forma del corpo… tutto corrisponde.

“Ma allora…” comincio a dire, ma lei sorride.

Ho trovato la donna salvata dall’oceano. Non ha niente da dire, sorride e basta; ed ecco perché è l’unica che abbia mai amato.

Corro subito ad abbracciarla, mentre il prato dell’isola scorre sotto i miei piedi.

Mentre lei affonda fra le mie braccia, tutto mi sembra più vivo, più bello.

E, ancora una volta, Mary ha reso al mondo un nuovo me.

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