La Ropa Sucia/008

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Era incredibile come le cose fossero cambiate in meno di pochi minuti, nella tenuta dei Sanchez.

Ed era incredibile come Marìa, la bella giardiniera capricciosa, adesso era accompagnata da una limousine e da un autista, che secondo la targhetta di ottone appuntata sul completo nero, si chiamava Ambrogio.

Marìa stava dunque passeggiando sul tappeto rosso, sventagliandosi con un ventaglio ricercato e gli occhiali da sole, dove file di inservienti a destra e a sinistra, l’accoglievano. Era la nuova proprietaria della villa di famiglia, ma ciò che ci si chiedeva era come mai l’avesse comprata, e soprattutto perché proprio quella, presentandosi peraltro con un vestito che poco aveva a che fare con l’estate.

Ad osservare quella scena, c’era anche una frasca messa lì quasi per caso.

Quella stessa frasca sollevò le gambe e fuggì via, pronta a usare una specie di ricetrasmittente.

“Qui Cespuglio Verde, a te Corvo Nero” disse infine.

“Qui Corvo Nero, qual è la situazione?”

“C’è una procace ereditiera che sta entrando in villa per la prima volta, nella tipica posa da vamp delle note riviste che utilizziamo per sfogliarle mentre cerchiamo di espellere le feci”

“Capisco” disse Corvo Nero, che altri non era che un tizio in completo nero, gli occhiali da sole e cappello, seduto al posto del pilota su una macchina altrettanto nera. “Continua a monitorare la situazione, e ricorda che le frasche non si muovono”

La frasca si rese conto di aver commesso una leggerezza e pregò che non fosse stato visto da nessuno.

Nel frattempo Marìa completò di salire le scale e si rivolse alla servitù e alla famiglia Sanchez:
“Mi proclamo proprietaria della villa e delle terre a cui essa spettano. I precedenti proprietari, la famiglia Sanchez, saranno tenuti ad offrirmi un affitto, in quanto continueranno ad abitare qui. Nel frattempo potete tornare alle vostre mansioni. Pedro Sanchez, nel mio studio”

Pedro subì una capriola al cuore. Che voleva Marìa nel suo studio? In ogni caso andò, cercando di ignorare lo sguardo torvo della nonna che, non solo non era scesa a vedere la nuova padrona fare la sfilata, ma era rimasta sulla sedia a dondolo a fare quel lavoro a maglia che sembrava interminabile e al di sopra di tutte le altre mansioni che poteva o doveva fare Ana Lucia stessa.

Pedro arrivò nel ben noto studio, che era stato di suo padre, e chiuse la porta alle spalle. Non fu sorpreso di vedere Marìa, anche se non aveva fatto lo stesso percorso di corridoi quella donna era sorprendente ed era arrivata prima di lui.

“Allora” esordì la ragazza, trovatosi milionaria da un giorno all’altro. “Fammi vedere i tuoi tesori nascosti”

Pedro, che di suo aveva il cervello inceppato, non capì affatto il riferimento. Tuttavia, quella non sembrava aver bisogno di risposte, perché gli si avvicinò e lo baciò appassionatamente. Pedro aveva perso la cognizione del tempo e dello spazio.

E la lavatrice continuava a girare…

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