La Ropa Sucia/017

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I Salcido non erano una famiglia che credeva alle apparenze.

Tutti gli anni gli perveniva un invito molto colorato, da parte dei Gutierrez, per partecipare al compleanno del sempre più vecchio Jorge.

Nicolàs Salcido, il padrone di casa e ricco imprenditore, cercava sempre il modo di costruire un bel centro commerciale al posto delle sterminate coltivazioni che avevano i Sanchez e i Riquelme.

“E badate che debba essere bello” ripeteva spesso al consiglio comunale di Villa Nueva, composto da soli uomini ed eletti continuamente ogni cinque anni.

“Certo, señor Salcido” lo rassicurò il robusto sindaco di Villa Nueva, Augusto Martinez, sindaco per la settima volta consecutiva.

“Io non capisco perché tu debba volere un centro commerciale…” cominciò a dire Lucìa, la gravida moglie di Salcido.

“Un bel centro commerciale” la corresse lui, mentre leggeva il giornale nella maniera tipica degli imprenditori, ovvero col sigaro importato clandestinamente da Cuba.

“Un bel centro commerciale proprio nella pampa. Non ti basta la villa che abbiamo in paese, in modo da poter vedere tutti i pettegolezzi in diretta? Vuoi anche inquinare i campi le cui materie prime forniscono proprio i tuoi centri commerciali?”

“Silenzio, Lucìa” disse Nicolàs. Poi, ripensandoci e nel vedere la faccia offesa della moglie, corresse il tiro: “A quanto pare non hai capito il senso dei bei centri commerciali. Io voglio distruggere i Sanchez e i Riquelme. Sono due famiglie che non mi garbano e che sono ricoperti e coinvolti in ogni tipo di scandalo. Ad esempio il figlio dei Riquelme non si lava”

“Che cosa? Ma è l’hombre più ambito di questo posto!” esclamò stupefatta la signora.

“Eppure non si lava, a quanto si vede da questo giornale” rispose lui, nel vedere Jorge intento a pulire i panni di casa a mano. “Non sono disposti a comprare una lavatrice, vuoi che tengano alla loro igiene?”

“Appena lo saprà nostra figlia Catalina…”

Neanche a dirlo, Catalina Salcido entrò nel ricco soggiorno di famiglia, che comprendeva un armadio a muro contenente piatti da portata e varia argenteria che non veniva mai utilizzata, una grande finestra dotata di balcone e una piccola libreria. In mezzo, quattro divani che circondavano un basso tavolino da tè, che in quel caso sorreggeva un assortimento di porcellane Capodimonte.

“Padre, Madre, io ho intenzione di andare ai Caraibi con le mie amiche. Posso?”

I due coniugi si guardarono. “La partenza è prevista prima o dopo il compleanno di Gutierrez?”

“Oddio, è vero! C’è il compleanno di Gutierrez, il che vuol dire che ci sarà anche Josè! Allora posticipo, non preoccupatevi!”

Ed era per questo che i Salcido erano presenti alla festa. Tutti e tre, perché gli altri figli erano dispersi nel mondo. Non si sapeva quanti fossero.

“Ma come si agitano questi esseri” disse Nicolàs, intento a trangugiare due fette di torta. “Dov’è nostra figlia?”

“Sta cercando José il pezzente” rispose Lucìa, affranta. “pensa se riesce a sposarlo, devo avere come genere una discarica ambulante?”

“Ma ti prego! A questo meglio uno degli Espimas…” ne fermò uno a caso e gli chiese “Tu! Come ti chiami?”

“Miguel Espimas, señor Salcido”

“Ottimo” commentò lui. “Che ne dici? Se riesci a corteggiare mia figlia te la do per sposa. Ci stai?”

Miguel aveva sentito parlare della bellezza esplosiva di Catalina Salcido, che in effetti faceva la modella per alcune riviste. “Seguro! La corteggerò e la farò mia!”

“Bravo, datti da fare allora” disse Nicolàs, e lo lasciò andare. Avere come alleati quell’esercito di persone poteva sempre tornare utile.

E la lavatrice continuava a girare…

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