La Ropa Sucia/023

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“E così” commentò un uomo seduto su una poltrona scura, nel buio della sua stanza “Clara Sanchez ha detto di avere una lavatrice, eh?”

“Sì, signore. Io ero lì, ho sentito tutto” disse una delle sue spie, ritto in piedi, ma che tuttavia non riusciva a vedere da chi prendeva ordini, dato che la poltrona copriva il suo signore.

“E chi ti ha detto di spiare un appuntamento galante di cui non ci interessava assolutamente nulla?”

“No, signore” rispose l’uomo ritto in piedi “mi trovavo lì per caso”

“Bene” rispose il suo capo. “Tuttavia, il caso non esiste. Tu eri in piazza a bighellonare come fanno tutti i paesani di Villa Nueva in questo periodo dell’anno. Dì la verità”

“La verità” rispose lui.

“Perfetto. Puoi andare” disse il suo capo, sospirando. Che cosa stava succedendo a Villa Nueva? E come mai Clara Sanchez aveva affermato di avere una lavatrice così a cuor leggero?

Purtroppo, sentire discorsi a spizzichi e bocconi non gli era mai stato congeniale, ma decise ugualmente di conservare quell’importante informazione in un angolino della sua mente, perché sicuramente gli sarebbe tornata utile.

Nel frattempo Marìa, la bella giardiniera proprietaria della villa dei Sanchez, si era appena ritrovata con decine di incarichi da svolgere, pertanto se aveva pensato che gestire una villa fosse solo inseguire i vecchi proprietari, chiuderli dentro il suo ufficio e avere rapporti con loro, si sbagliava di grosso.

Ad esempio, una volta saputo che i contadini della terra che avevano in proprietà si erano messi a scioperare, dovette scendere a vedere.

Nel frattempo che scendeva dal suo studio al portone principale, la nonna Ana Lucia la fermò con la usa voce autoritaria.

“E così siete andati alla festa di Alfio Gutierrez, eh?” chiese lei, senza smettere di  sferruzzare. “Come sta?”

Marìa si bloccò appena prima di aprire il portone. Da notare che le era passata davanti senza degnarla di uno sguardo. Aveva paura di lei, un terrore così radicato che si spaventava persino a guardarla di sottecchi, per cui non c’era da stupirsi se la ragazza cominciò a tremare e a guardare ovunque tranne che a lei.

“L’ho v-visto in o-ottima forma” cominciò Marìa. “E poi è tornato anche il fratello morto di Jorge el pipa

Ana Lucia si corrucciò. Lo aveva anche letto sul giornale, ma per dirlo anche una testimone oculare doveva essere per forza vero. Che cosa voleva dire tutto quello?

Matìas era stato dato per morto, dopo che aveva affrontato il destino che accomunava tutti i desaparecidos. Ma in quel preciso periodo storico… la dittatura era finita e Matìas era sopravvissuto. E Matìas sapeva… sapeva chi erano Ana Lucia e Alfio, oltre alla verità su Jorge, e di sicuro non avrebbe tenuto la bocca chiusa, perché se i morti non parlavano, i morti tornati in vita per tradizione non vedevano l’ora di recuperare l’uso della favella.

Bisognava fare qualcosa. Ana Lucia si pentì di non aver presenziato al compleanno.

“È… è successo qualcosa?” chiese Marìa, vedendo la vecchia che si era abbandonata nelle sue elucubrazioni.

“Silenzio! Sparisci!” tagliò corto la vecchia. “Non devi assolvere i tuoi compiti di proprietaria?”

“Già… scusatemi” disse Marìa, e lasciò la scena troppo velocemente.

Una volta fuori, tutta la cappa di tensione che aveva provato fino a quel momento era andata via, e si sentì più sollevata e sicura nell’andare ad affrontare gli operai che lavoravano da mattina a sera in quei sterminati campi. Di sicuro, loro non erano stati invitati al compleanno di Gutierrez.

E la lavatrice continuava a girare…

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