La Ropa Sucia/024

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“Non possiamo più lavorare diciotto ore al giorno, ogni giorno! Serve nuovo personale che faccia i turni! È una vergogna, non posso nemmeno presenziare alla recita scolastica di mia figlia, e se lo ricorderà per sempre!” esclamò impettito il capo dei braccianti, responsabile dello sciopero, il primo da quando c’era la democrazia.

Marìa era allibita. Dopotutto, quando era stata giardiniera non le era mai interessato di ciò che producevano quei robusti operai. Non solo, vide che erano tutti uomini. E tutti robusti…

Marìa si riscosse doveva ritrovare il suo consueto aplomb. “Va bene! Allora, ricapitoliamo: con la nuova gestione di questa villa le cose cambieranno in positivo per tutti. Innanzitutto ditemi di cosa vi occupate”

Al capo degli operai cascarono le braccia: la proprietaria che non sapeva cosa si produceva? “Coltiviamo caffè, ortaggi e abbiamo anche un vigneto”

“Impossibile, un campo non può essere così ricco di primizie così diverse fra loro” commentò Marìa. “Ma farò finta di crederci. Quante ore avete detto che lavorate?”

“Diciotto” rispose lui.

“Posso vedere almeno il vigneto?”

“Certo”

Quindi almeno la questione del vigneto era vera. Tuttavia, la vendemmia arrivava solo a settembre, quindi perché quegli operai lavoravano diciotto ore sotto al sole? Questo era quello che si chiedeva Marìa.

Lei e il nerboruto bracciante andarono e la ragazza vide coi suoi stessi occhi quanta cura, quanta meticolosità c’era in mezzo a quei cespugli.

La calma, la pace, la serenità di quel posto le stavano facendo cancellare le delusioni patite la sera prima, se non fosse stato che quelle tornarono prepotenti proprio nel momento in cui si sentiva rilassata.

Davanti agli occhi, qualcosa che non ci sarebbe dovuto essere.

Pedro Sanchez e Isabella Ramirez, una delle inservienti della tenuta, stavano pomiciando scambiandosi dolci parole d’amore. E lei era impegnata.

“Brutto fedifrago!” esclamò lei, dimenticando quanto il bracciante aveva detto per spiegarle tutto del campo e concentrandosi sugli affari di cuore. “Devi ancora dare caldi al mio cuore? EH?”

“Ma… ma…” Pedro era allibito. “Tu stai passeggiando col nerboruto contadino e…”

Slap.

Marìa aveva schiaffeggiato Pedro con la mano carica di anelli.

“La prossima volta” sibilò carica d’ira “mi vedrai a braccetto con José Riquelme”

Quella era un insulto che Pedro non era disposto ad accettare.

Nel frattempo lo steso José Riquelme si era svegliato di buon mattino per agguantare Catalina Salcido all’aeroporto di Villa Nueva.

“Catalina! Catalina!” esclamò José, correndo a perdifiato e nel frattempo alcune mutande che fuoriuscivano dalla valigia.

Catalina, fortunatamente, era ancora al check-in. Attorno a lei, sei ragazze bellissime, che sembravano uscite fuori dai fotoromanzi.

José arrossì fortemente. Non era abituato a quella fiera di ragazze.

“Cosa c’è, mollusco? Non vedi che stiamo per andare a Buenos Aires per poi prendere la volta di Saint Kitts & Nevis?”

Saint Kitts & Nevis era una popolare meta turistica situata ai Caraibi, piena di atolli e mare cristallino.

José era a fiatoni. “Ma io… avevamo deciso che saremmo partiti insieme!”

“Be’, non più” disse lei. “Adesso abbiamo un nuovo tipo”

Arrivò un ragazzo tutto fiero con in mano sette biglietti, sette valigie e altrettante borse.

Un ragazzo che José conosceva.

“Ecco a voi” disse quegli. “Adesso che cosa devo fare?”

“Bravo, tesoro” disse Catalina, deliziata. “Adesso siediti e aspetta con noi il gate, ma non starci troppo vicino, altrimenti i bei chicos penseranno che stiamo insieme, invece sei solo il nostro schiavetto”

José fece due più due. Il figlio maggiore degli Espimas, Fernando, stava accompagnando le modelle ai Caraibi.

Che sconfitta! E la lavatrice continuava a girare…

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