La Ropa Sucia/028

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Fernando Espimas tornò a casa abbastanza baldanzoso, tanto da destare i sospetti dei propri genitori. In quella pigra estate del 1984 nessuno osava mettere il naso fuori casa, se non per gli eventi mondani. Era per quel motivo, quindi, che la coppia guardò il figlio in modo sospettoso.

“Come mai sei così entusiasta?” chiese Carlos, mentre leggeva sul giornale l’effervescente notizia della resurrezione del muerto, il desaparecido sfuggito alla dittatura, a cui loro peraltro erano presenti.

“Ho preso un altro appuntamento con Clara Sanchez!” esclamò tutto contento il ragazzo. “Come vedete, non è solo Fernando che fa strage di cuori!”

I due coniugi si scambiarono un’occhiata fra l’ammirato e il perplesso, come solo loro sapevano fare. Carlos pose la sua idea: “Guarda che i Sanchez sono morti di fame… hanno dovuto vendere la villa alla giardiniera, per poter sopravvivere. Inoltre li abbiamo visti al compleanno del viejo, sono strani e contorti adesso che non hanno soldi”

Tuttavia Miguel scosse la testa. “Sono consapevole di ciò che si dice dei Sanchez e delle ultime novità, tuttavia so per certo che siano tutte menzogne”

“Ah, sì? Che cosa te lo fa pensare? Clara Sanchez ti ha rivelato un segreto tramandato, un tesoro nascosto?” chiese Lucìa Salcido.

“I Sanchez hanno una lavatrice”

Sia il padre che la madre ripeterono quello scambio di occhiate.

“Ah” commentarono all’unisono. “Non… non ce lo saremmo mai aspettato”

“E invece è così, me lo ha detto mentre mi stringeva la mano” rincarò la dose Miguel. Detto quello, si ritirò nelle sue stanze. Successivamente, si sentì bussare alla porta, per poi essere aperta.

“Sono io”

“Fernando? Che ci fai qui?” chiese Martina, stupefatta per il ritorno prematuro della figlia dalle isole caraibiche.

“Uragano” annunciò Fernando. “Un uragano ci ha costretto a stare qui, invece di fare il servizio fotografico decisivo a Saint Kitts & Nevis. Ogni volta io tutti gli altri ci dimentichiamo che nell’altro emisfero è pieno inverno, ahahaha!”

“C’è ben poco da ridere” disse Carlos Espimas, basito per l’ignoranza del figlio. “Avrai anche fatto breccia nel cuore di Catalina Salcido e sono orgoglioso di me stesso per come sei venuto su, ma sei stupido come un’oca”

Nel frattempo, poco più in là, nei quartieri più poveri della città, c’era un monolocale affittato al primo piano di un condominio dove l’umidità faceva sì che l’acqua del soffitto scendesse sul pavimento.

Era precisamente la casa del Muratore, Christian, il quale aveva avuto un incarico importante alla villa dei Gutierrez ma aveva speso tutto in ristoranti di lusso e cinema, per potere frequentare la moglie di lui.

“Oggi viene” disse a un certo punto, svegliandosi alle sei del ventinove gennaio beatamente ignaro degli avvenimenti avvenuti la sera prima.

“Oggi verrà” ripeté a se stesso alle tredici dello stesso giorno, consumando un tramezzino con i cibi quasi freschi del suo frigorifero.

“Verrà di sicuro” scrisse con la vernice alle sedici, in una casa di una vecchia signora che lo guardò perplessa.

“Ha detto che viene, viene” disse risoluto al suo specchio, un po’ incrinato, alle ventidue della sera.

Il fatto era che Pepa Gutierrez aveva espressamente detto al muratore che avrebbe lasciato il suo attuale marito per mettersi con lui. Aveva anche visionato la casa e aveva trovato bellissimo il ratto che le era passato attraverso le gambe.

“Verrò appena dopo la festa del viejo” aveva annunciato felice. Ecco perché aveva annunciato a se stesso il suo arrivo, ed era stato con l’orecchio teso tutto il giorno, nella speranza di sentire due ruote che arrivavano. Invece quel vicolo era stato morto come sempre, a parte un gruppo schiamazzante di bambini che giocò a calcio per più di due ore.

“Non so perché non sia venuta” disse il muratore, ormai giunta l’una e mezza di notte. “Forse è arrivata mentre stavo lavorando e se n’è andata. Avrei dovuto darle le chiavi”

Tuttavia passò anche il trenta gennaio e il trentuno. Arrivati al primo febbraio, il muratore scoppiò in lacrime, poi decise per la vendetta.

E la lavatrice continuava a girare…

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