La Ropa Sucia/037

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“Allora, ragazzi” esordì un uomo, seduto sulla sua poltrona nera in uno stanzino buio e umido. “Che notizie mi portate? Badate stavolta di averne qualcuna, altrimenti possiamo anche chiudere baracca e burattini”

“L’Ordine B è stato eseguito correttamente, sire” disse uno degli scagnozzi, definendo il capo come sire ma in realtà non ricopriva nessuna carica politica importante. “Tuttavia, abbiamo appreso dalle nostre fonti interne a casa Sanchez che si erano travestite da abat – jour, che Adele è incinta”

Il capo spezzò la matita che stava rigirando.

“Sì, anche io lo confermo” disse una donna. “Mi sono camuffata da saliera e sono riuscita a intrufolarmi nella cena dei Riquelme, ed è arrivata questa notizia”

“Pazzesco” commentò il Capo. “Adesso i Riquelme e i Sanchez hanno un anello di congiunzione… le cose si complicano. Un conto è affrontare i Sanchez e i Riquelme da separati, ma adesso l’unione imminente di queste due famiglie darà vita a una grande super famiglia che controllerà molti ettari di Pampa, facendo soldi a palate. Senza contare che il padre di lei è fratellastro del pipa, quindi anche i Gutierrez saranno sicuramente coinvolti in questo matrimonio. Le cose si complicano”

Nessuno dei suoi scagnozzi, però, aveva delle idee concrete su come risolvere la faccenda.

Nel frattempo i Salcido vennero a saperlo tramite il giornale, che uscì addirittura in edizione straordinaria, chiaro segno di come le cose a Villa Nueva fossero statiche, immobili e fuori dal tempo e i fatti di cronaca nera non fossero contemplati perché assenti.

A dire il vero, di spalla vi era un articolo su un presunto muratore morto nella villa dei Gutierrez, ma la polizia stava indagando quindi non faceva notizia.

“Maledizione, c’è un erede a Villa Nueva” commentò il capofamiglia. “Catalina quando ha detto che si sposava?”

“Non l’ha detto” rispose la moglie. “In realtà, non ha nemmeno un uomo”

“Male” rispose suo padre. “Dovrò andare a parlarle, altrimenti va a finire che siamo noi gli unici polli a non avere nipotini”

Così si alzò e andò a parlarle, ma vedendo che la sua camera era chiusa si ricordò che Catalina era in Brasile a fare un servizio fotografico assieme alle altre modelle.

Nel frattempo, Roberto, il corridore che non aveva mai smesso di percorrere sempre lo stesso percorso, aveva finito di fare quello che doveva fare.

“Ecco fatto” disse, per poi rimuovere il cespuglio in cui si nascondeva dopo aver varcato quella curva maledetta. Dal cespuglio venne fuori una piccola collana di perle, tutte incastonate una ad una da Roberto stesso, che andava a prenderle ogni giorno al mare e andare ad aggiungerle proprio lì, in mezzo al parco, dove sapeva di non essere visto.

“E questo è il miglior regalo che io possa fare per Rosa Espimas!” esclamò lui.

Nel frattempo Rosa Espimas, la quale era rimasta in silenzio a meditare, aveva anche fatto visita ai Gutierrez. Era curiosa di conoscere i segreti di Pedro Sanchez, e visto che era un po’ che guardava i suoi de fratelli spettegolare da soli lasciando lei in disparte, decise di prendere un’altra via, una via che nessuno si sarebbe mai aspettato.

Lei sapeva della lavatrice, fra l’altro.

Al che, bussò alla porta, che era un cancello in ferro.

“Qui casa Gutierrez, chi disturba a quest’ora del mattino?”

Erano le undici di una mattina come un’altra del febbraio 1984, si poteva essere disturbati eccome.

“Mi chiamo Rosa Espimas e sono colei che ha rivelato al mondo il segreto del quadro”

In casa Gutierrez ricordavano ancora la sera del compleanno del viejo, in cui Rosa stessa aveva detto a tutti chi, cosa e in che modo Matìas el muerto era invece vivo.

“Può entrare” le fu detto, e la ragazza entrò. Stranamente fece caso a un tumulo di terra smosso recentemente. Il che è strano, se si considera che Rosa Espimas era sempre pronta a farsi gli affari propri.

Così tanto che non poteva non notare il tumulo di terra.

Una volta giunta in villa, disse ai maggiordomi che la stavano ricevendo: “Ho un’informazione importante da comunicare ai Gutierrez”

Venne fatta entrare in villa e notò alcune cose che non le piacquero, fra le altre l’accostamento dei colori e il tipo di arredamento.

Venne fatta sedere su una poltrona a strisce rosse e gialle e pervenne, dopo qualche minuto, el loco in persona.

“Dimmi, fiore del deserto” disse lui.

Rosa Espimas si innamorò perdutamente e dimenticò quello che aveva da comunicare, ma siccome un uomo bellissimo come quello che aveva davanti aveva bisogno di risposte, diede la prima che le venne in mente.

“Sposami” disse. “Sposami e sarò tua per sempre”

“Beh” rispose el loco “se ti sposo, sì che sarai mia per sempre, eh” puntualizzò. Poi si avvicinò a lei e le prese le mani nelle sue.

“Anche io sarò tuo per sempre” disse utilizzando una voce suadente che non gli apparteneva, ma sapeva che lei era Rosa Espimas, e conveniva utilizzare quel tono.

“Sì, anche noi avremo una lavatrice” rispose Rosa, gli occhi lucidissimi.

“Anche due lavatrici, se vogliamo” aggiunse el loco.

“Di che state parlando, voi due?” chiese el tiburòn, per inciso il fratello del loco.

E Rosa si innamorò anche di lui.

E la lavatrice continuava a girare…

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