La Ropa Sucia/039

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Quando José rinvenne, si trovava in una strana casa. Era tutto buio, sapeva solamente di essere sdraiato su qualcosa di morbido. Forse un materasso, forse solamente un letto di brioche.

D’un tratto, sentì parlare, mentre si muoveva con la testa a vedere il nero che lo circondava.

“Si è svegliato” disse una voce, sussurrandolo. “Buongiorno, José Juan Roman Riquelme” disse la stessa voce, alzandola per parlare direttamente con lui.

“Dove sono? Che ne è stato di me?” chiese confuso José, non vedendo nulla.

“Tutto a tempo debito” rispose l’altra voce. “Abbiamo raccolto anche il tizio con cui ti sei scontrato, che si chiama Roberto ed è un runner. Aveva in tasca una collana, probabilmente destinata a una ragazza. Sai chi è?”

“No, ovviamente. Che razza di domande sono?”

“Seguici” gli venne risposto. “Ti faremo conoscere il Capo”

“Ma con questo buio non vedo niente” obiettò José. Adesso gli stava salendo un po’ di panico: quando sarebbe stato liberato?

“Non importa” rispose la voce. Dopo qualche secondo, si sentì qualcosa al polso sinistro.

Era stato ammanettato.

Fu fatto alzare e trascinato su di un pavimento che sembrava piastrellato, ma José non poteva essere sicuro perché non si vedeva nulla. Ad ogni modo il tizio, che sembrava non avesse bisogno di luce né di altri punti di riferimento, lo condusse per pochi passi, dopodiché aprì una porta, nera come il resto dello spazio, e, dopo avergli tolto le manette, lo introdusse in una stanza fiocamente illuminata, quel tanto che bastava per distinguere alcune sagome.

Innanzitutto c’era un camino alla sua destra, l’unica fonte di luce. Di fronte a lui, quella che sembrava una scrivania e oltre quella, uno schienale di una poltrona.

“José Riquelme” disse una voce calda e suadente al di là della poltrona. “Dimmi, cosa nascondete nell’Ala Est della Villa? Perché sono tre anni ormai che state facendo lavori?”

Dritto al punto, eh? José digrignò i denti. “Non perdi tempo con i convenevoli, vedo…”

“Beh, sai, non ho né tè né biscotti in dispensa. Se per questo, non ho nemmeno una dispensa… grazie a voi maledetti!”

José fu colpito dall’ira contenuta in quelle parole. Chi era quell’uomo?

Nel frattempo arrivò anche un’altra persona, José la sentì accanto a sé mentre si trascinava. Sentì anche un rumore metallico, come di catene.

“Roberto senza cognome” salutò la voce oltre la poltrona, usando lo stesso tono caldo che aveva usato con lui. “Dimmi, che ne è della collana?”

“Q… quale collana? Dove sono? Lasciatemi andare!” esclamò supplichevole Roberto.

“E perché dovremmo lasciarti andare, pazzo pericoloso come sei? Eh?” chiese la voce.

“Perché sono in ritardo nella mia corsa!”

“Non ci sarà nessuna corsa per te. Sappiamo che la collana sarebbe stata destinata a Rosa Espimas, ma purtroppo per te la ragazza ha messo gli occhi sui fratelli Gutierrez, in quali nel frattempo hanno una cotta per Rosa Sanchez, la quale a sua volta spasima per… per… per chi, uomini?”

“Per Miguel Espimas!” completò José per tutti. Adesso capiva, come il cerchio si chiudeva.

Come una lavatrice, che compiva sempre lo stesso giro.

E continuava a girare.

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