La Ropa Sucia/042

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Sofia Riquelme stava seduta sulla panca della piazza principale con in mano una strana valigetta. Siccome in quel periodo a Villa Nueva ogni cosa considerata strana diventava automaticamente fonte di dibattito, anche quella cosa risultò fuori dall’ordinario.

Per inciso, quattro signore, sedute sulla panca dirimpetto a quella dov’era seduta Sofia, complottavano fra loro.

“Quella… quella non è Sofia Riquelme? Che ci fa in piazza?” chiese una delle vecchie.

“Ha anche una valigia… secondo voi, cosa ci sarà in quella valigia?”

La domanda fu disattesa. Stava di fatto che le quattro nonne, vestite tutte e quattro di nero, stavano osservando Sofia, come fosse vestita e soprattutto chi stesse aspettando, invece di ammirare le bellezze di quello scorcio di Villa Nueva: il municipio, la fontana nel bel mezzo, il bar, e le donne.

Sofia indossava un vestito comunissimo, ma purtroppo per lei i Riquelme erano troppo in  vista per non essere vista. Per di più, si osservava intorn, a destra e a sinistra, in attesa di qualcuno a cui dare la valigetta. Nel frattempo, ripeteva a se stessa il messaggio che aveva ricevuto da quello che sembrava un postino:

Fatti trovare in piazza a Villa Nueva alle sette in punto. Arriverà qualcuno a cui dare il milione di pesos

Erano le cinque e mezza del mattino.

Alle sei, aprì il bar, e Sofia ebbe una smorfia di disgusto nel vedere i servi che aprono i loro locali per lavorare. Alle sei e un quarto, Sofia ebbe un incontro ravvicinato con Carlos Espimas, il capofamiglia di quella combriccola numerosa, che stava portando fuori il suo cane.

Anche Carlos notò Sofia e, incurante delle quattro megere che stavano osservando tutto dall’altra panca, si avvicinò per chiacchierare.

“Che cosa scandalosa! Un uomo sposato sta abbordando una donna sposata! Ma dove sono i fotografi quando servono?” chiese una vecchia, senza sapere che c’era un putto sulla fontana che aveva uno sguardo strano, fisso proprio sui due.

“Signora Riquelme” esordì lui, levandosi di poco il cappello in segno di rispetto. “Cosa vi porta in paese alle prime luci dell’alba?”

Sofia rispose “Di sicuro, non per parlare con voi”

Da qualche si sentì un sibilo addolorato.

Carlos squadrò la donna, osservando soprattutto la scollatura, per poi notare la valigetta. Il suo cane, invece, prese a ringhiare.

“Ho saputo che José Riquelme è diventato padre” buttò lì Carlos, velenoso come poche cose. “Ditemi, come ci si sente ad essere nonne, soprattutto none di un bastardo?”

“Andate via” sibilò indignata Sofia Riquelme, alzandosi e schiaffeggiando Espimas dandogli un colpo di valigia, che lo lasciò semi stecchito a terra, almeno fin o alle sette, quando arrivò un furgone dell’immondizia.

Il netturbino, dopo essersi inchinato a Sofia, le prese la valigetta, trascinò il corpo inerte di Carlos e prese il cane con sé, e portò il tutto dentro il furgone.

Sofia rimase allibita nel vedere come lo stesso furgone fece fuoriuscire dal retro suo figlio José, tutto sporco di rifiuti.

Nel frattempo, mentre Sofia abbracciava piangente il ragazzo, le donne sulla panca osservavano disgustate tutta la scena, disapprovando quella mancanza di modi.

“Si vede che vengono dalla campagna!” esclamò qualcuna.

Carlos Espimas, nel frattempo si riscosse a causa delle continue leccate del suo cane, ritrovandosi però dentro un furgone della nettezza urtbana.

“Non mi dite che sono stato rapito, per favore” disse stolidamente.

“Rapito, no” disse una voce, probabilmente quella del conducente. “Sequestrato agli affetti dei vostri cari, sicuramente”

Carlos sgranò gli occhi e anche il cane fece altrettanto.

E la lavatrice continuava a girare…

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3 pensieri su “La Ropa Sucia/042

  1. Sono finalmente riuscita a recuperare con i capitoli arretrati! Che dire, io non so davvero come ti vengano in mente queste trame così complesse; perché questa sarà anche una storia comica e demenziale, ma si vede che dietro c’è comunque tanto lavoro, non solo per gestire tutti i personaggi, ma anche per inventare l’intreccio. E niente, sono curiosa di andare avanti e leggere cos’altro hai inventato 🙂

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