La Ropa Sucia/043

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I fratelli Gutierrez non erano persone che potevano accordarsi facilmente, meno che mai se c’era una donna in mezzo. Per inciso, quella donna era Rosa Espimas, l’unica femmina della nutrita famiglia.

“Tu come hai osato metterti in mezzo mentre ci stavo provando con Rosa, la chica formosa?” chiesero all’unisono, l’uno contro l’altro. Si trovavano per inciso nell’ampio salotto, mentre tutta la servitù li guardava sottecchi.

Sia el tiburòn che el loco erano in piedi, vestiti allo stesso modo, ma che però non erano gemelli. Tuttavia sembrava che lo fossero, visto che in quel momento erano lividi di rabbia.

“Vedremo chi arriverà per prima al cuore di Rosa, hermano” disse el loco, enfatizzando l’epiteto e desiderando che colui che gli stava di fronte smettesse di esserlo.

“Ohohoh, a meno che non ti stia usando per arrivare a me, el tiburòn” rimbeccò il fratello, cadenzando il suo tono per ferire il fratello, fargli male, anche se era più alto.

“Vedremo, vedremo” rispose el loco. “sempre se saprà decifrare quello che dici, visto che non si capisce niente”

“E tu sei più stupido della stupidità!”

“Calmatevi, ragazzi! È l’ora dell’amore!” esclamò la loro madre, saltellando di gioia, vestita dell’attaccapanni dello zio Matìas e uscendo dalla sala esattamente com’era entrata, ballando.

Il fatto era che, se si faceva vedere in questo modo, era per sviare i sospetti degli agenti in borghese che stavano spiando la villa Gutierrez dove si diceva fosse commesso un omicidio.

Nel frattempo Pedro Sanchez rifletteva. Non capitava spesso.

Si era cacciato in un inferno: il suo fratellastro millantava diritti sulla sua famiglia che non sapeva potesse millantare, era incatenato con le manette alla procace Marìa, proprietaria della villa e ogni sera era costretto a vedere le acrobazie dei due sul letto. Sul so letto, quello di Pedro, e lui dormiva a terra.

L’unica cosa che poteva fare era scappare, andare via da villa Sanchez e creare una nuova identità, tanto più che ormai sua sorella Clara aveva perso la testa per Miguel Espimas e Adele era incinta di un bastardo.

Ma che cosa aveva in testa, quando aveva deciso di provarci con Marìa? Beh, a dire il vero ai tempi Marìa non aveva tutti i milioni che invece poi avrebbe avuto.

Decise quindi di prendere una forcina, mentre Marìa e Diego Sanchez dormivano abbracciati in una scena svenevole.

Mentre forzava l’apertura delle manette, a Pedro veniva in mente tutte le volte che lo aveva fatto, intendo aprire le porte con una forcina, per il gusto di farlo, perché in realtà non aveva mai rubato. Inoltre, con la dittatura bisognava stare molto attenti a non farsi scoprire durante il coprifuoco.

Riuscì. Pedro era libero, eccetto forse per un rosso segno sul polso che lo rendeva riconoscibile.

Con la massima attenzione, sgattaiolò fuori dalla finestra aperta. Era estate, si dormiva con la finestra aperta, zanzare tigre o no. Pedro sapeva anche che la sua stanza era al primo piano della villa, ma dopo tutte le volte in cui era riuscito a venire fuori da tutte le punizioni che lo tenevano chiuso in camera, ormai sapeva a memoria che cosa fare.

Si arrampicò giù per il muro e atterrò sul prato. Uscì dalla villa e sbatté improvvisamente contro un corpo che correva a tutta velocità.

Una volta a terra, riconobbe contro chi aveva sbattuto.

“José!” esclamò, irato. “Dove sei stato? Tuo figlio ti cerca!”

José arricciò le labbra. “Ho dovuto faticare tantissimo per svicolare da mia madre e adesso tu pretendi che io faccia visita a mio figlio?”

Pedro alzò le spalle, non sapendo come rispondere.

“In effetti… sì, volevo far visita a mio figlio in piena notte”

“Attento a non smuovere la lavatrice, allora” disse Pedro, non pensando a cosa stesse dicendo.

José sgranò gli occhi e la lavatrice continuò a girare…

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